Nel sud-est della Liberia nuove piantagioni di cacao stanno sostituendo parti della foresta tropicale, spinte dall’aumento dei prezzi internazionali e dall’arrivo di lavoratori provenienti dalla vicina Costa d’Avorio. Il fenomeno è stato documentato nella contea di Grand Gedeh, dove immagini satellitari e verifiche sul campo hanno individuato aree tagliate o bruciate per fare spazio alle coltivazioni.
La crescita del cacao in Liberia potrebbe però scontrarsi con il regolamento europeo sui prodotti senza deforestazione, conosciuto come EUDR. Dal 30 dicembre 2026, le imprese europee di medie e grandi dimensioni dovranno dimostrare che il cacao importato non proviene da terreni deforestati dopo il 31 dicembre 2020.
Perché il cacao sta sostituendo le foreste della Liberia
Le piantagioni stanno aumentando perché il cacao è diventato più redditizio, mentre raccolti difficili e condizioni climatiche sfavorevoli hanno ridotto la produzione in Costa d’Avorio. Il risultato è una corsa verso nuove terre coltivabili, comprese aree forestali liberiane dove i controlli sono limitati e molte attività non rispettano le norme locali.
La dinamica non può essere ridotta alla sola responsabilità dei piccoli agricoltori. Molte famiglie cercano una fonte di reddito più stabile e vedono nel cacao una possibilità concreta, ma il metodo più rapido consiste spesso nel tagliare la vegetazione e bruciare il terreno. In questo modo si perdono habitat, carbonio immagazzinato negli alberi e funzioni ecologiche difficili da recuperare.
Per comprendere meglio cosa viene distrutto è utile distinguere tra foresta pluviale e foresta tropicale. Le aree del Grand Gedeh fanno parte di un sistema naturale ricco di biodiversità, collegato al più ampio blocco forestale dell’Africa occidentale.
Le regole EUDR potrebbero escludere il cacao non tracciabile
Il regolamento europeo sui prodotti senza deforestazione riguarda cacao, caffè, soia, legno, gomma, olio di palma e bovini, oltre a diversi prodotti derivati. Per entrare nel mercato europeo, le merci dovranno essere legali nel Paese d’origine, prive di legami con deforestazione recente e accompagnate da informazioni geografiche sulle aree di produzione.
Le scadenze attuali prevedono l’applicazione dal 30 dicembre 2026 per operatori medi e grandi e dal 30 giugno 2027 per gran parte delle micro e piccole imprese. Il problema per la Liberia non riguarda quindi soltanto le piantagioni create abbattendo la foresta, ma anche quelle delle quali non è possibile ricostruire con precisione la provenienza.
Creare mappe delle aziende agricole, registrare i produttori e separare i lotti conformi richiede investimenti, competenze e infrastrutture digitali. La Costa d’Avorio ha già avviato sistemi di tracciabilità, mentre la Liberia parte da una situazione più fragile. Gli importatori potrebbero quindi evitare l’intera filiera liberiana per ridurre i rischi legali, penalizzando anche gli agricoltori che non hanno disboscato.
La vicenda ricorda quanto certificazioni e controlli possano entrare in conflitto con le condizioni reali dei territori produttori. Un caso simile emerge nel dibattito su carta sostenibile, FSC e deforestazione in Indonesia, dove la credibilità della filiera dipende dalla qualità delle verifiche e non soltanto dalle dichiarazioni formali.
L’agroforestazione può produrre cacao senza eliminare gli alberi
Il taglio completo della foresta non è l’unico modo per coltivare cacao. I sistemi di agroforestazione inseriscono le piante di cacao tra alberi da ombra, specie locali e colture complementari, mantenendo una struttura vegetale più complessa rispetto a una piantagione uniforme.
- Gli alberi riducono l’esposizione diretta al sole e aiutano a trattenere l’umidità.
- La presenza di più specie protegge parte della biodiversità e limita l’erosione del suolo.
- Frutta, legname o altre colture possono offrire entrate aggiuntive agli agricoltori.
Questi modelli richiedono però più tempo, formazione e capitale iniziale. Senza credito, assistenza tecnica e acquirenti disposti a riconoscere il valore del cacao tracciabile, per un agricoltore resta più semplice liberare rapidamente un appezzamento e piantare una sola coltura.
I prossimi mesi mostreranno se la Liberia riuscirà a costruire un sistema affidabile prima dell’entrata in applicazione delle regole europee. In caso contrario, il Paese rischia un doppio danno: perdere foreste per produrre cacao e scoprire, quando le piante inizieranno a rendere, che una parte dei compratori non è più disposta ad acquistarlo.