APRIL e FSC sono tornati al centro del dibattito sulla carta sostenibile. Il gruppo indonesiano della cellulosa vuole rientrare nel sistema del Forest Stewardship Council, ma la scelta di rivedere le proprie regole sui fornitori mette sotto pressione l’intero processo di riammissione.
APRIL e FSC: perché il caso riguarda la carta sostenibile

Il punto è semplice: APRIL ha abbassato la propria data limite contro la deforestazione dal 2015 al 31 dicembre 2020. Questo le permette di acquistare legno da aziende associate a perdite forestali recenti. Per FSC, che basa la propria credibilità sulla gestione responsabile delle foreste, la mossa è un test delicato.
APRIL, parte del gruppo Royal Golden Eagle, era uscita dall’orbita FSC nel 2013 dopo contestazioni legate a deforestazione e conflitti sociali. Nel novembre 2023 ha firmato un accordo per avviare il processo di rimedio FSC, pensato per consentire il rientro solo dopo la riparazione dei danni ambientali e sociali.
Il processo è già sospeso dal 2025 per accuse legate a una società affiliata, PT Toba Pulp Lestari. La nuova politica sui fornitori aggiunge un altro livello di incertezza: la certificazione non è solo un bollino commerciale, ma un patto di fiducia tra aziende, consumatori e territori.
IFP e Mayawana: il nodo degli 80.000 ettari persi
I nomi più discussi sono PT Industrial Forest Plantation e PT Mayawana Persada. I dati citati dalle piattaforme di monitoraggio forestale indicano quasi 80.000 ettari di foresta persi tra il 2015 e il 2024, con oltre 54.000 ettari dopo il 2020. Sono numeri enormi per una filiera che vuole presentarsi come sostenibile.
APRIL sostiene che la revisione serva a coprire una carenza di fibra dopo la revoca dei permessi a quattro fornitori storici in Indonesia, con un impatto stimato intorno al 15% dell’approvvigionamento in Riau. La tesi aziendale è che lavorare con una base più ampia di fornitori possa migliorare gli standard del settore.
Le organizzazioni ambientaliste leggono la scelta in modo opposto. Se un fornitore entra in una filiera sostenibile senza ripristinare foreste, torbiere e diritti delle comunità, il rischio è trasformare il rimedio in una sanatoria. Per capire quanto contino le reti naturali nel clima, basta guardare anche alla ricerca sulla rete fungina globale sotto la Terra, un altro esempio di infrastruttura ecologica fragile e poco visibile.
EUDR, satelliti e controlli: la filiera cambia passo
Il caso APRIL arriva mentre l’Europa prepara l’applicazione del regolamento sui prodotti liberi da deforestazione. L’EUDR della Commissione europea richiede che legno, soia, cacao, caffè, gomma, bovini e olio di palma non arrivino da aree deforestate dopo il 31 dicembre 2020.
Per le grandi aziende l’obbligo è previsto dal 30 dicembre 2026. Questo rende tracciabilità e geolocalizzazione decisive. Non basta più dichiarare che una filiera è pulita: bisogna dimostrarlo con mappe, dati e controlli. È lo stesso principio che rende sempre più importanti i satelliti, usati anche per misurare spostamenti e stabilità in casi come il monitoraggio radar del Vittoriano.
La tecnologia può aiutare, ma non risolve da sola il problema. Immagini satellitari, banche dati e audit servono solo se portano a conseguenze reali: stop agli acquisti, ripristino degli habitat, compensazioni alle comunità e regole verificabili per i fornitori.
La certificazione FSC rischia di perdere peso?
Il vero punto politico è la credibilità. Se FSC accetta il rientro di un grande produttore mentre emergono dubbi sui fornitori, potrebbe indebolire la fiducia nel proprio marchio. Se invece blocca il processo, manda un segnale forte al mercato: la sostenibilità non si misura solo sugli impegni futuri, ma anche su come vengono affrontati i danni già prodotti.
Per chi compra carta, imballaggi o prodotti derivati dal legno, questa vicenda conta più di quanto sembri. La domanda non è solo se un prodotto abbia una certificazione, ma quanto quella certificazione riesca a reggere quando incontra interessi industriali, carenze di materia prima e deforestazione recente.