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Le api sanno contare davvero? La matematica degli insetti sorprende la scienza

E se le api fossero molto più intelligenti di quanto pensi?

Redazione 3 settimane fa Commenta! 11
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Le api sanno contare davvero, o almeno possiedono una sensibilità numerica molto più raffinata di quanto potresti immaginare osservandole volare da un fiore all’altro. Un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences riapre il dibattito sulle capacità cognitive di questi insetti e sostiene che le api non si limitano a riconoscere schemi visivi, ma reagiscono al numero di elementi che vedono.

Contenuti di questo articolo
Le api sanno contare o riconoscono solo forme?Perché la percezione delle api cambia tuttoIl cervello minuscolo delle api fa molto più del previstoCosa insegna questo studio sulla cognizione animalePerché sapere che le api contano è importante

La ricerca è stata guidata da un gruppo internazionale di neuroscienziati e studiosi della cognizione animale, tra cui Mirko Zanon e Giorgio Vallortigara dell’Università di Trento. Il punto centrale non è solo capire se le api siano brave in una specie di test di matematica. La questione è più profonda: per valutare l’intelligenza animale, devi guardare il mondo come lo percepisce l’animale, non come lo percepisci tu.

Le api sanno contare o riconoscono solo forme?

Per anni, una parte della comunità scientifica ha discusso una domanda precisa: quando le api sembrano distinguere quantità diverse, stanno davvero elaborando numeri oppure stanno semplicemente usando indizi visivi? In altre parole, un’ape che sceglie tra due carte con un numero diverso di simboli riconosce la quantità, oppure si lascia guidare dalla disposizione, dalla grandezza o dalla densità delle forme?

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La nuova analisi parte proprio da questa critica. Alcuni esperimenti precedenti avevano suggerito che le api potessero associare simboli a valori numerici. In uno studio del 2019, gli insetti venivano addestrati a collegare simboli inventati a specifiche quantità. Poi dovevano scegliere il simbolo corretto davanti a una carta con un certo numero di forme. Durante l’addestramento, l’accuratezza era arrivata circa al 75 o 80 per cento. Nei test successivi era scesa intorno al 60 o 65 per cento, restando comunque sopra il livello del caso.

Quel risultato aveva acceso l’interesse dei ricercatori, perché suggeriva una capacità sorprendente in un animale con un cervello minuscolo. Le api non stavano solo reagendo a uno stimolo semplice. Sembravano costruire una relazione tra un segno e una quantità. Poi, però, una critica del 2020 aveva rimesso tutto in discussione. Secondo questa interpretazione, le api avrebbero potuto risolvere il compito senza contare davvero, sfruttando elementi visivi ricorrenti nelle immagini.

Il nuovo studio risponde proprio a questa obiezione. Secondo gli autori, il problema nasce dal modo in cui gli stimoli erano stati valutati. Se analizzi le carte con gli occhi umani, puoi pensare che alcune differenze visive spieghino la scelta delle api. Ma se ricostruisci il modo in cui una vera ape vede quelle immagini, il quadro cambia.

Perché la percezione delle api cambia tutto

Il passaggio decisivo della ricerca riguarda la prospettiva biologica. Le api non vedono il mondo come lo vedi tu. Hanno un sistema visivo diverso, una diversa acuità spaziale e una sensibilità specifica a certe frequenze visive. Questo significa che un’immagine apparentemente chiara per l’occhio umano può apparire molto diversa a un insetto.

Gli autori hanno quindi rianalizzato gli stimoli usati negli esperimenti precedenti con un modello matematico basato sulle reali capacità percettive delle api. Lo studio sostiene che le analisi precedenti, escludendo componenti visive importanti per questi insetti, potevano creare correlazioni fuorvianti tra indizi visivi e quantità numeriche. Quando invece gli stimoli vengono ricalcolati includendo lo spettro percettivo rilevante per le api, l’ipotesi cambia: il comportamento non sembra dipendere solo da semplici caratteristiche spaziali, ma da una vera elaborazione della numerosità.

Questo punto è importante anche per il tuo modo di leggere la notizia. Non significa che un’ape sappia fare matematica come un essere umano. Non immagina una cifra, non scrive numeri, non risolve operazioni su un foglio. Significa però che il suo cervello può distinguere quantità e usare questa informazione per prendere decisioni.

La differenza è sottile ma fondamentale. La cognizione numerica non coincide per forza con il calcolo simbolico umano. Anche molti animali possono possedere un senso della quantità, utile per orientarsi, scegliere risorse, valutare rischi o riconoscere differenze nell’ambiente. Nel caso delle api, questa capacità potrebbe essere collegata alla loro vita quotidiana: muoversi tra fiori, ricordare percorsi, valutare segnali visivi e prendere decisioni rapide in un contesto complesso.

Il cervello minuscolo delle api fa molto più del previsto

Le api sono spesso studiate perché uniscono un cervello piccolo a comportamenti molto sofisticati. Riescono a orientarsi, comunicare la posizione delle risorse, apprendere associazioni e adattarsi a stimoli nuovi. In passato, altre ricerche avevano già mostrato abilità numeriche notevoli, come la capacità di ordinare quantità o di usare semplici regole legate all’aggiunta e alla sottrazione.

Questo non rende le api piccole calcolatrici, ma dimostra che la natura può produrre forme di intelligenza molto efficienti con strutture nervose ridotte. Il cervello di un’ape contiene circa un milione di neuroni, una quantità minima rispetto al cervello umano. Eppure, dentro quella architettura compatta, riesce a gestire memoria, navigazione, apprendimento e discriminazione visiva.

La nuova ricerca rafforza questa idea. Se le api riconoscono davvero la numerosità, allora il numero non è una conquista esclusiva dei cervelli grandi. È una proprietà cognitiva che può emergere anche in sistemi nervosi piccoli, purché l’ambiente renda utile questa capacità.

Per te lettore, il punto interessante è che la matematica elementare potrebbe avere radici molto più antiche e diffuse di quanto sembri. Il senso del numero non nasce necessariamente con la scuola, con i simboli o con il linguaggio. Può esistere come capacità biologica di base, legata al bisogno di distinguere quanto cibo c’è, quanti elementi compongono un gruppo o quale opzione offre un vantaggio.

Cosa insegna questo studio sulla cognizione animale

Calore api

La parte più forte dello studio non riguarda soltanto le api. Riguarda il metodo con cui valutiamo l’intelligenza degli animali. Scarlett Howard, zoologa della Monash University e coordinatrice della ricerca, sottolinea che quando si studiano le capacità cognitive di una specie bisogna dare priorità alla sua prospettiva percettiva. Altrimenti il rischio è doppio: sottovalutare un animale perché non risponde come noi, oppure sopravvalutarlo perché interpretiamo male il suo comportamento.

È una lezione utile per tutta la ricerca sulla cognizione animale. Se vuoi capire cosa sa fare un animale, devi costruire test compatibili con il suo modo di vedere, sentire e muoversi. Un esperimento pensato solo secondo la percezione umana può produrre risultati distorti. Può sembrare rigoroso, ma ignorare la biologia della specie studiata.

Nel caso delle api, questo significa correggere il modo in cui vengono costruiti e analizzati gli stimoli visivi. Non basta contare quante forme ci sono su una carta. Bisogna chiedersi come quelle forme appaiono all’apparato visivo dell’insetto. Solo dopo puoi capire se la risposta dipende dal numero oppure da altri segnali.

Lo studio propone quindi un approccio più attento: allineare il disegno sperimentale ai vincoli psicofisici dell’animale. È un cambio di prospettiva importante, perché permette di ottenere conclusioni più solide e meno antropocentriche.

Perché sapere che le api contano è importante

A prima vista, sapere che le api sanno contare può sembrare una curiosità da laboratorio. In realtà, il tema ha implicazioni ampie. Studiare la cognizione numerica negli insetti aiuta a capire come nascono certe abilità nel cervello, quali circuiti minimi servono per elaborare quantità e come sistemi nervosi molto piccoli riescano a risolvere problemi complessi.

Questo può interessare le neuroscienze, la biologia evolutiva e persino la tecnologia. Gli insetti mostrano spesso soluzioni efficienti, robuste e leggere. Capire come un cervello minuscolo gestisce informazioni numeriche potrebbe ispirare modelli computazionali più semplici ed efficienti. Non è fantascienza, ma ricerca di base: prima si osserva la natura, poi si prova a capire quali principi può suggerire.

C’è anche un valore culturale. Le api sono fondamentali per gli ecosistemi e per l’impollinazione, ma spesso vengono ridotte a insetti operosi guidati solo dall’istinto. Studi come questo restituiscono complessità al loro comportamento. Ti obbligano a guardarle non come piccoli automi, ma come animali capaci di apprendere, distinguere e interpretare segnali.

La conclusione dello studio è prudente, ma netta: quando gli stimoli vengono analizzati secondo la biologia delle api, la spiegazione basata solo su schemi visivi perde forza. Rimane invece l’idea che questi insetti possiedano una sensibilità reale alla numerosità.

Le api non andranno mai alla lavagna, non risolveranno equazioni e non useranno una calcolatrice. Però possono distinguere quantità in modo significativo. E questo basta a cambiare il modo in cui guardi un animale minuscolo che si posa su un fiore. Dentro quel corpo leggero c’è una forma di intelligenza più precisa di quanto il nostro sguardo umano riesca spesso a riconoscere.

Secondo te le api sono sottovalutate quando parliamo di intelligenza animale? Scrivicelo nei commenti e seguici su Instagram per continuare a discutere di scienza, natura e scoperte che cambiano il modo in cui guardi il mondo.

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