Tech iCrewPlay.comTech iCrewPlay.com
  • Scienza
  • Spazio
  • Natura
    • Cambiamenti climatici
  • Curiosità
  • Salute
  • Recensioni
  • Tecnologia
    • App e software
    • Prodotti Audio
    • Domotica e IoT
    • Elettrodomestici
    • Guide
    • Hardware e periferiche
    • Notebook e PC
    • Smartphone e tablet
    • Visione Digitale
    • Wearable
    • Cronologia
    • Seguiti
    • Segui
Cerca
  • Anime
  • Arte
  • Cinema
  • gamecast
  • Libri
  • Videogiochi
Copyright © Alpha Unity. Tutti i diritti riservati.​
Lettura: AI worm: il malware che impara a diffondersi da solo
Share
Notifica
Ridimensionamento dei caratteriAa
Tech iCrewPlay.comTech iCrewPlay.com
Ridimensionamento dei caratteriAa
  • Anime
  • Arte
  • Cinema
  • gamecast
  • Libri
  • Videogiochi
Cerca
  • Scienza
  • Spazio
  • Natura
    • Cambiamenti climatici
  • Curiosità
  • Salute
  • Recensioni
  • Tecnologia
    • App e software
    • Prodotti Audio
    • Domotica e IoT
    • Elettrodomestici
    • Guide
    • Hardware e periferiche
    • Notebook e PC
    • Smartphone e tablet
    • Visione Digitale
    • Wearable
    • Cronologia
    • Seguiti
    • Segui
Seguici
  • Contatto
  • Media Kit
  • Chi siamo
  • Lavora con noi
  • Cookie Policy
  • Disclaimer
Copyright © Alpha Unity. Tutti i diritti riservati.​
NotiziaPsicologia

AI worm: il malware che impara a diffondersi da solo

Un prototipo dell'Università di Toronto mostra come un attacco possa adattarsi ai dispositivi invece di seguire uno schema fisso.

Redazione 2 settimane fa Commenta! 4
SHARE

AI worm è il nome che sta facendo discutere la cybersecurity: non un semplice malware che sfrutta una falla già nota, ma un prototipo capace di analizzare una rete, scegliere una strategia e propagarsi in modo autonomo. Il progetto arriva dall’Università di Toronto e mostra una minaccia ancora sperimentale, ma molto concreta.

Contenuti di questo articolo
AI worm: cosa cambia rispetto ai malware tradizionaliQuanto è veloce il worm guidato dall’intelligenza artificialeCosa devono fare aziende e utenti per ridurre il rischio

AI worm: cosa cambia rispetto ai malware tradizionali

Malware

Un worm classico si replica da un computer all’altro sfruttando una vulnerabilità precisa. Se quella falla viene corretta, la diffusione rallenta o si ferma. Un AI worm cambia logica: usa un modello linguistico per osservare il bersaglio, valutare configurazioni deboli, credenziali esposte e servizi vulnerabili, poi genera una strada di attacco adatta al contesto.

Lo studio AI Agents Enable Adaptive Computer Worms descrive un proof of concept in ambiente isolato. Il codice operativo non è stato pubblicato, proprio per ridurre il rischio di abuso. Il punto non è offrire uno strumento agli attaccanti, ma dimostrare che malware più autonomi sono tecnicamente possibili.

Leggi Altro

E-bike sicurezza: AAA entra nel mondo della micromobilità
Caldo in Europa: suolo a 50 gradi e 18 bollini rossi
Google Calendar colori: fino a 200 opzioni per gli eventi
Teoria della Foresta Oscura: perché gli alieni tacciono?
Pubblicità

Il tema si collega alla sicurezza quotidiana degli utenti. Molti attacchi iniziano da credenziali rubate o messaggi ingannevoli, come avviene nella truffa Signal Support e nei tentativi di phishing. Qui però il salto è diverso: l’attacco non dipende solo da un clic sbagliato.

Quanto è veloce il worm guidato dall’intelligenza artificiale

Trump

Nei test, il prototipo non si è diffuso con la velocità dei grandi worm storici. I ricercatori indicano circa 5 giorni per raggiungere metà della rete simulata. È molto più lento di minacce come WannaCry, che nel 2017 colpì oltre 300.000 computer in poche ore.

Questa lentezza oggi è un vantaggio per i difensori: dà più tempo per rilevare attività anomale, traffico sospetto, riuso sistematico di credenziali o modifiche non autorizzate. Il problema è che l’efficienza dei modelli e dell’hardware può migliorare, riducendo in futuro questa finestra di intervento.

Un elemento critico è l’uso delle risorse del dispositivo compromesso. Il prototipo può sfruttare macchine con GPU per sostenere il ragionamento del modello, riducendo la dipendenza da server esterni. Questo rende più difficile basarsi solo sul blocco delle comunicazioni verso un centro di comando tradizionale.

Cosa devono fare aziende e utenti per ridurre il rischio

La difesa non cambia nei principi, ma deve diventare più rigorosa. Patch tempestive, segmentazione della rete, autenticazione forte, gestione delle password e controllo dei dispositivi IoT restano fondamentali. In una rete piatta, dove computer, server, stampanti e telecamere comunicano liberamente, un malware adattivo trova più spazio.

Serve anche monitorare i comportamenti, non solo le firme note. Un worm che ragiona può cambiare percorso, quindi gli strumenti di sicurezza devono cercare pattern anomali: scansioni interne insolite, accessi laterali, uso inatteso della GPU, creazione automatica di chiavi o account.

L’AI può aiutare anche in difesa, come accade in altri campi dove l’analisi automatica riconosce segnali complessi, dalla bioacustica con l’IA ai sistemi di rilevamento delle anomalie. La domanda ora è chi correrà più veloce: chi sviluppa malware autonomi o chi costruisce reti abbastanza resilienti da contenerli.

Condividi questo articolo
Facebook Twitter Copia il link
Share
Cosa ne pensi?
-0
-0
-0
-0
-0
-0
lascia un commento lascia un commento

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Contatto
  • Media Kit
  • Chi siamo
  • Lavora con noi
  • Cookie Policy
  • Disclaimer

Copyright © Alpha Unity. Tutti i diritti riservati.​

  • Anime
  • Arte
  • Cinema
  • gamecast
  • Libri
  • Videogiochi
Bentornato in iCrewPlay!

Accedi al tuo account

Hai dimenticato la password?