I monopattini a motore esistevano già nel 1915. Uno dei primi esempi prodotti in serie fu l’Autoped, un piccolo veicolo a benzina che anticipava per forma e utilizzo i monopattini moderni. Le monoruote, invece, appartengono a una storia di esperimenti e prototipi che non va confusa con quella dei mezzi commerciali. È importante distinguere questi fatti documentati dall’autenticità dei singoli video d’epoca che circolano sui social.
Autoped: il monopattino a motore arrivato nel 1915
L’Autoped Company of America, con sede a Long Island City, a New York, iniziò a proporre il suo veicolo nel 1915. Lo Smithsonian National Museum of American History conserva un esemplare costruito nel 1918, identificato dal numero D3201. Non si tratta quindi di un’invenzione ricostruita a posteriori: esistono reperti materiali catalogati.
L’Autoped aveva una pedana su cui stare in piedi, ruote relativamente piccole e un motore a combustione interna. Il modello del museo utilizza un motore a quattro tempi raffreddato ad aria. Il conducente sterzava con la colonna di guida, la spingeva in avanti per innestare la frizione e la tirava indietro per frenare. Una manopola regolava l’acceleratore.
Come veniva usato più di cento anni fa?
L’Autoped non era soltanto una curiosità da esposizione. La pubblicità dell’epoca lo presentava come mezzo per brevi spostamenti cittadini, commissioni e consegne. Anche il servizio postale statunitense lo sperimentò. Tra le persone fotografate con un Autoped figura Lady Florence Norman a Londra nel 1916, mentre Amelia Earhart comparve in fotografie successive con questo tipo di mezzo.
La sua storia è ricostruita anche dallo Smithsonian Magazine. La diffusione rimase limitata: il costo e la minore comodità rispetto ad altri mezzi contribuirono al declino commerciale.
Le monoruote erano reali o sono un’invenzione dei video virali?
La monoruota è un concetto diverso dal monopattino: in questo caso il veicolo si muove su una sola grande ruota, con il conducente collocato in una struttura interna o associata alla ruota. Nel corso della storia sono stati proposti numerosi progetti sperimentali, ma non tutti i filmati che oggi li mostrano sono accompagnati da data, inventore o archivio verificabile.
In un video social condiviso dalla pagina TYpik si vede una persona all’interno di una grande ruota, accanto a un uomo in abiti d’epoca. Il fotogramma, da solo, non permette di identificare il modello né di certificare l’anno della ripresa. Per questo non sarebbe corretto attribuire al mezzo un inventore o una data precisa senza rintracciare la fonte originale.
Un video in bianco e nero è una prova storica?
No. Un filmato può essere originale, restaurato, accelerato, rallentato, rimontato oppure ricreato digitalmente. Il bianco e nero, la grana e l’abbigliamento non bastano per stabilirne l’autenticità. Per verificare una sequenza servono una provenienza archivistica, un riferimento di catalogo o un confronto con altre fonti indipendenti.
Nel caso dell’Autoped, la prova più solida non è il Reel: è il veicolo del 1918 conservato allo Smithsonian, con descrizione tecnica e numero di inventario. Per la monoruota mostrata nello stesso montaggio, invece, la provenienza specifica resta da verificare.
Che cosa è cambiato rispetto ai monopattini di oggi?
La somiglianza visiva è immediata, ma la tecnologia è cambiata. L’Autoped utilizzava un motore a benzina e comandi meccanici integrati nella colonna dello sterzo; i modelli attuali utilizzano generalmente motori elettrici, batterie ricaricabili e sistemi elettronici di controllo. Per vedere quanto è cambiata l’esperienza d’uso, puoi leggere la nostra recensione di Himo L2 Max e quella del Navee V25i Pro.
Il punto più sorprendente non è che ogni video virale sia autentico: è che alcune idee che oggi associamo alla mobilità contemporanea erano già abbastanza concrete da essere costruite e vendute più di un secolo fa. Tu avresti provato un Autoped nel 1918?




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