Gli archei Asgard possono aderire a una superficie, deformarsi e avanzare lentamente grazie a protrusioni dinamiche sostenute da una proteina simile all’actina. Lo mostra uno studio pubblicato su Nature il 30 settembre 2026, che ha osservato dal vivo due linee di Asgard e documentato un tipo di motilità strisciante finora inaspettato nei procarioti.
Perché gli archei Asgard interessano così tanto
Gli Asgard sono considerati i parenti procariotici conosciuti più vicini agli eucarioti, il gruppo che comprende animali, piante, funghi e protisti. Per questo la loro biologia viene studiata per capire quali capacità cellulari potessero esistere prima dell’origine delle cellule eucariotiche complesse.

Cosa hanno visto al microscopio
I ricercatori hanno sviluppato imaging di cellule vive in condizioni anaerobiche per osservare Lokiarchaea e Hodarchaea. Le cellule modificavano la propria forma nell’arco di minuti e facevano crescere o ritirare lunghe protrusioni. Nei due organismi analizzati la velocità di crescita delle protrusioni era nell’ordine di 1,5-4,8 micrometri al minuto.
Le cellule aderivano al vetro e potevano avanzare con movimenti di crawling, gliding e trazione delle protrusioni. È un comportamento diverso dal nuoto tramite flagelli o archaella e ricorda, per alcuni aspetti, la motilità ameboide delle cellule eucariotiche.
Che ruolo ha la Lokiactin
Corpo cellulare e protrusioni contengono Lokiactin, un omologo dell’actina strettamente imparentato con le actine eucariotiche. Gli inibitori dell’actina hanno ridotto o arrestato la dinamica delle protrusioni e il movimento, indicando che questo citoscheletro è una componente centrale del fenomeno osservato.

Cosa c’entra con l’origine delle cellule eucariotiche
Il risultato mostra che caratteristiche considerate tipicamente eucariotiche, come una forte plasticità della forma e un movimento dipendente dall’actina, possono esistere anche in archei. Non significa però che gli Asgard moderni siano antenati diretti degli eucarioti o che lo studio ricostruisca da solo l’eucariogenesi.
Il dato utile è più circoscritto: alcune componenti e funzioni cellulari necessarie per rimodellare membrane e citoscheletro erano probabilmente disponibili nel ramo evolutivo vicino a quello da cui sono emersi gli eucarioti.
Come si collega agli studi sull’evoluzione della vita
Su iCrewPlay Tech abbiamo già seguito il tema con l’approfondimento sulle condizioni che possono aver favorito la sopravvivenza degli eucarioti primitivi e con la ricostruzione dell’albero della vita di 2,5 miliardi di anni fa.
La fonte primaria è lo studio Dynamic protrusions mediate crawling motility in Asgard archaea, pubblicato su Nature il 30 settembre 2026.




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