L’eruzione del Krakatoa del 1883 non fu una semplice esplosione vulcanica. Il collasso di gran parte dell’isola nello Stretto della Sonda generò tsunami devastanti, modificò la geografia locale e lasciò una caldera dalla quale, decenni dopo, sarebbe emerso Anak Krakatau, il “figlio di Krakatoa” ancora attivo nel 2026.
Capire cosa accadde significa separare eventi diversi che spesso vengono confusi: eruzione, collasso della caldera, tsunami e conseguenze climatiche. È importante anche oggi, perché ogni nuova attività di Anak Krakatau riporta il nome Krakatoa nelle ricerche e sui social, spesso insieme alla domanda più immediata: può succedere di nuovo?
Dove si trova Krakatoa
Krakatoa, o Krakatau nella grafia indonesiana, si trova nello Stretto della Sonda, il braccio di mare che separa le isole di Giava e Sumatra. È una delle aree vulcanicamente più attive del pianeta perché si trova lungo una complessa zona di subduzione, dove la placca indo-australiana sprofonda sotto la placca della Sonda.
Il movimento delle placche favorisce la produzione di magma e alimenta numerosi vulcani dell’arco indonesiano. Questo non significa che ogni eruzione debba essere catastrofica: la pericolosità dipende da composizione del magma, quantità di gas, geometria del sistema vulcanico e possibili collassi dell’edificio.

Cosa accadde nel 1883
L’attività aumentò nella primavera del 1883. Nei mesi successivi il vulcano produsse esplosioni, colonne di cenere e rumori udibili a grande distanza. La fase più violenta arrivò tra il 26 e il 27 agosto 1883, quando una sequenza di esplosioni parossistiche accompagnò il collasso del sistema vulcanico.
La distruzione non derivò da un singolo istante. Parte dell’isola scomparve mentre il tetto della camera magmatica collassava e l’acqua marina interagiva con il sistema in rapido cambiamento. Il risultato fu la formazione di una grande caldera e una trasformazione permanente dello Stretto della Sonda.
Le esplosioni furono udite a migliaia di chilometri e la cenere raggiunse quote molto elevate. Ma il numero delle vittime non si spiega soprattutto con la cenere o con l’onda d’urto: furono gli tsunami a provocare la maggior parte della distruzione sulle coste di Giava e Sumatra.
Perché l’eruzione generò uno tsunami così distruttivo
Uno tsunami nasce quando una grande massa d’acqua viene spostata rapidamente. Nel 1883 il collasso di parti dell’edificio vulcanico e della caldera trasferì una quantità enorme di energia al mare. Le onde raggiunsero decine di metri in alcune aree costiere e distrussero numerosi insediamenti.
Questo è un punto utile anche per interpretare gli eventi moderni: una grande nube di cenere non equivale automaticamente a uno tsunami. Servono processi capaci di spostare rapidamente l’acqua, come un collasso vulcanico, una frana sottomarina o un terremoto con movimento significativo del fondale.
Lo stesso principio vale per i grandi eventi tettonici descritti nell’approfondimento sui terremoti e tsunami più potenti della storia recente: non è la magnitudo percepita sulla terraferma a determinare da sola l’onda, ma il modo in cui il fondale o una massa di materiale spostano l’acqua.
Quante persone morirono
Le stime storiche più citate indicano oltre 36.000 vittime. Il dato varia leggermente a seconda delle ricostruzioni e delle fonti, ma il quadro è chiaro: la grande maggioranza delle morti fu collegata agli tsunami che colpirono le coste dello Stretto della Sonda.
Il disastro divenne anche uno dei primi eventi naturali raccontati quasi in tempo reale su scala globale grazie alla rete telegrafica dell’epoca. Per questo Krakatoa occupa un posto particolare nella storia della comunicazione scientifica, oltre che nella vulcanologia.
Krakatoa cambiò davvero il clima globale?
Sì, ma bisogna descrivere correttamente il meccanismo. L’eruzione immise grandi quantità di aerosol solforici nella stratosfera. Queste particelle riflettono una parte della radiazione solare e possono produrre un raffreddamento temporaneo della superficie terrestre.
Negli anni successivi furono osservati tramonti particolarmente intensi in molte regioni del mondo e una riduzione temporanea della temperatura media globale. Non è però corretto attribuire automaticamente a Krakatoa ogni anomalia meteorologica registrata dopo il 1883: un singolo evento locale di pioggia o temperatura richiede una valutazione specifica.
È la stessa cautela necessaria quando si leggono mappe e indicatori scientifici moderni: nella nostra guida alla mappa della pericolosità sismica abbiamo spiegato perché un dato ha senso solo se si capisce cosa misura e cosa non può prevedere.
Come nacque Anak Krakatau
Dopo il 1883 la caldera rimase in gran parte sommersa. Alla fine del 1927 una nuova attività eruttiva iniziò a costruire un cono all’interno della vecchia caldera. Nel 1928 il nuovo edificio emerse stabilmente sopra il livello del mare e prese il nome di Anak Krakatau, cioè “figlio di Krakatoa”.
Da allora il vulcano ha attraversato numerose fasi eruttive e ha continuato a modificare forma e altezza. Presentarlo come un vulcano che si è risvegliato soltanto di recente sarebbe quindi fuorviante: Anak Krakatau è un sistema giovane e persistentemente attivo.
Il collasso del 2018 e il secondo grande tsunami
Il 22 dicembre 2018 Anak Krakatau mostrò in modo drammatico perché un vulcano insulare richiede un monitoraggio specifico. Una parte del fianco sud-occidentale collassò in mare durante una fase eruttiva e generò uno tsunami nello Stretto della Sonda.
Gli studi successivi hanno ricostruito un collasso laterale di grande volume. A differenza di molti tsunami noti al grande pubblico, non ci fu un forte terremoto tettonico a fornire un avviso intuitivo. Le onde raggiunsero rapidamente le coste vicine, evidenziando quanto possano essere brevi i tempi di risposta per uno tsunami vulcanico locale.
Il 2018 non fu una replica del 1883, ma rafforzò una lezione comune: nel caso di Krakatoa il rischio costiero dipende anche dalla stabilità dei fianchi vulcanici, non soltanto dall’intensità visibile delle esplosioni.

Anak Krakatau è attivo anche nel 2026
La versione precedente di questo articolo indicava il 2014 come ultima eruzione recente. Quel riferimento non è più valido. Nei primi giorni di settembre 2026 Anak Krakatau ha attraversato una nuova fase eruttiva prolungata, osservata anche dai satelliti Landsat 8 e Suomi NPP.
La NASA Earth Observatory ha documentato emissioni di cenere e gas, attività esplosiva e importanti conseguenze per il traffico aereo regionale. La cenere ha raggiunto quote tali da richiedere chiusure temporanee e verifiche in diversi aeroporti.
Il dato va letto correttamente: attività eruttiva non significa automaticamente tsunami imminente. Il monitoraggio indonesiano considera anche condizioni del mare e possibili segnali collegati a instabilità e collassi. Il precedente del 2018 rende questo controllo essenziale, ma non permette di trasformare ogni pennacchio di cenere in una previsione di tsunami.
Krakatoa e Anak Krakatau sono la stessa cosa?
Non esattamente. Con Krakatoa si indica normalmente il sistema vulcanico storico e, in particolare, l’isola distrutta in gran parte nel 1883. Anak Krakatau è invece il nuovo cono cresciuto all’interno della caldera a partire dal 1927. I due nomi sono legati geologicamente, ma descrivono fasi differenti dello stesso complesso vulcanico.
| Nome | Cosa indica | Evento chiave |
|---|---|---|
| Krakatoa/Krakatau | Il complesso e l’isola storica | Eruzione e collasso del 1883 |
| Anak Krakatau | Il cono nato nella caldera | Emersione dal 1928, collasso del 2018, attività ancora oggi |
Krakatoa può eruttare di nuovo come nel 1883?
Non esiste una data o una periodicità che permetta di prevedere una nuova eruzione equivalente a quella del 1883. Il fatto che Anak Krakatau sia attivo non significa che stia ricostruendo inevitabilmente lo stesso scenario. Un’eruzione futura dipenderà dall’evoluzione del sistema magmatico, dalla struttura del vulcano e dai segnali misurati nel tempo.
La risposta scientificamente corretta non è quindi “succederà” o “non succederà”, ma monitorare ciò che cambia. Sismicità, deformazione, emissioni, temperatura, morfologia del cono e condizioni del mare forniscono informazioni diverse che devono essere interpretate insieme.
La risposta rapida
Krakatoa fu il vulcano che nel 1883 produsse una delle eruzioni più distruttive dell’epoca moderna e contribuì a generare tsunami devastanti attraverso il collasso del sistema vulcanico. Anak Krakatau è il giovane cono cresciuto nella caldera a partire dal 1927 e continua a essere attivo.
Il 2018 ha dimostrato che un collasso del fianco di Anak Krakatau può ancora generare uno tsunami locale. L’attività osservata nel settembre 2026 conferma che il vulcano resta dinamico, ma un’eruzione o una nube di cenere non sono da sole la prova che uno tsunami stia per verificarsi.