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Rosalind Franklin cerca vita su Marte, partendo dall’argilla

I depositi di Oxia Planum potrebbero custodire molecole organiche, ma il rover dovrà scavare sotto la superficie irradiata.

Redazione 1 ora fa 6
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Le possibili tracce di vita su Marte potrebbero essere conservate nei vasti depositi di argilla di Oxia Planum, la regione scelta per l’atterraggio del rover europeo Rosalind Franklin. Una nuova analisi indica che queste formazioni si estendono molto oltre l’area già conosciuta, collegandosi ai terreni argillosi di Mawrth Vallis.

Contenuti di questo articolo
Perché l’argilla può conservare tracce di vita su MarteOxia Planum potrebbe raccontare un Marte coperto dall’acquaCosa cercherà davvero il rover Rosalind Franklin

Il risultato non dimostra che organismi marziani siano mai esistiti. Mostra però che una parte molto ampia del pianeta fu modificata dall’acqua liquida circa quattro miliardi di anni fa, quando l’ambiente superficiale era diverso da quello freddo e arido osservato oggi.

Rosalind Franklin fa parte del programma ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea. La missione è progettata per raggiungere materiali antichi e protetti, analizzando sedimenti che potrebbero aver conservato segnali chimici del passato marziano.

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Perché l’argilla può conservare tracce di vita su Marte

Rosalind franklin cerca vita su marte, partendo dall’argilla

L’argilla interessa gli astrobiologi perché si forma quando l’acqua altera le rocce e può inglobare molecole organiche nei propri strati minerali. Se Marte ospitò forme di vita microscopiche, questi sedimenti potrebbero averne protetto parte dei segnali chimici dalla degradazione.

Sulla Terra, alcuni minerali argillosi possono trattenere composti organici e rallentare le reazioni che li distruggono. A Oxia Planum sono stati identificati terreni ricchi di minerali idrati, compatibili con un antico ambiente nel quale l’acqua rimase presente per periodi significativi.

La superficie marziana è però esposta alle radiazioni ionizzanti, capaci di alterare nel tempo molte molecole. Per questo cercare soltanto nelle rocce superficiali potrebbe non bastare: le tracce meglio conservate potrebbero trovarsi in profondità, protette dal terreno sovrastante.

Il rover potrà perforare il suolo fino a due metri. Questa capacità è centrale per la missione, perché permette di raggiungere campioni meno esposti alle radiazioni e più adatti alla ricerca di molecole organiche antiche.

Oxia Planum potrebbe raccontare un Marte coperto dall’acqua

Rosalind franklin cerca vita su marte, partendo dall’argilla

Le osservazioni orbitali indicano che i depositi argillosi di Oxia Planum si collegano a quelli di Mawrth Vallis, formando un sistema esteso per circa 300 chilometri. La continuità dei materiali suggerisce che l’acqua abbia agito su una regione molto più ampia di quanto si pensasse.

Per ricostruire questa struttura sono stati utilizzati dati raccolti da Mars Express dell’ESA e dal Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Gli strumenti orbitali distinguono diversi minerali analizzando il modo in cui la superficie assorbe e riflette specifiche lunghezze d’onda.

Una possibile spiegazione è che la regione sia stata modellata da un grande bacino d’acqua. Un’altra ipotesi prevede estesi allagamenti alimentati da riserve sotterranee, senza la presenza stabile di un oceano.

I dati disponibili non permettono ancora di scegliere tra i due scenari. Il rover analizzerà direttamente la composizione e la successione degli strati, cercando di stabilire se i sedimenti si formarono in un mare, in laghi, durante inondazioni o attraverso sistemi idrotermali.

La presenza passata dell’acqua è documentata anche in altre aree, come mostra la morfologia di Shalbatana Vallis scolpita da grandi flussi marziani. Acqua disponibile, però, non significa automaticamente ambiente abitato: servono anche energia, stabilità chimica e condizioni compatibili con l’attività biologica.

Cosa cercherà davvero il rover Rosalind Franklin

Il rover non cercherà fossili complessi simili a ossa o conchiglie. L’obiettivo realistico è individuare biosignature, cioè strutture, molecole o distribuzioni chimiche che potrebbero essere state prodotte da antichi microrganismi.

I campioni prelevati dal trapano saranno trasferiti al laboratorio interno del veicolo. Gli strumenti potranno studiarne mineralogia e composizione organica, cercando segnali che non siano spiegabili facilmente attraverso processi geologici non biologici.

Questa distinzione sarà fondamentale. Molecole contenenti carbonio possono formarsi anche senza vita, arrivare su Marte tramite meteoriti oppure essere prodotte da reazioni tra acqua e rocce. Una singola sostanza organica non costituirebbe quindi una prova sufficiente.

Rosalind Franklin dovrà confrontare più indizi nello stesso campione: tipo di minerale, ambiente di deposizione, struttura delle molecole e loro distribuzione. Il valore della missione sarà proprio la possibilità di studiare materiali profondi nel loro contesto geologico originale.

Le immagini di Marte raccolte dal rover Perseverance mostrano quanto le condizioni superficiali possano cambiare con polvere e atmosfera. Rosalind Franklin aggiungerà una prospettiva diversa, concentrandosi soprattutto su ciò che è rimasto sepolto per miliardi di anni.

La scoperta di depositi argillosi più estesi aumenta le possibilità di trovare una sequenza geologica ben conservata, ma non garantisce alcun risultato biologico. Il vero traguardo sarà stabilire se quelle argille contengano soltanto la storia dell’acqua marziana oppure anche una firma chimica compatibile con antiche forme di vita.

TAGGED:vita su MarteRosalind FranklinOxia PlanumExoMarsargilla marziana
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