La scarsità di piogge ha costretto la Regione a dichiarare lo stato di emergenza idrica. Ma mentre ai cittadini viene chiesto di ridurre i consumi, una quantità enorme d’acqua continua a disperdersi tra tubature, guasti e perdite invisibili.
Apri il rubinetto, riempi un bicchiere e richiudi. L’acqua sembra esserci ancora, come sempre. Eppure, mentre compiamo questo gesto quotidiano, sotto le strade potrebbe andare perduta una quantità d’acqua molto più grande di quella che riusciamo a immaginare.
Il Veneto è entrato ufficialmente in stato di emergenza regionale per deficit idrico. L’ordinanza è stata firmata il 1° luglio 2026 dopo mesi caratterizzati da precipitazioni insufficienti e da una progressiva riduzione della disponibilità d’acqua.
La siccità, però, è soltanto una parte del problema. L’altra scorre nel sottosuolo, attraverso reti idriche che possono perdere acqua per tubature deteriorate, rotture, giunti difettosi e dispersioni difficili da individuare.
In Veneto mancano 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua

I dati contenuti nell’ordinanza regionale mostrano la dimensione dell’emergenza.
Tra il 1° ottobre 2025 e il 31 maggio 2026 sul Veneto sono caduti mediamente 525 millimetri di pioggia, contro una media storica di 727 millimetri. Il deficit complessivo ha così raggiunto il 28%, equivalente a quasi 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua mancanti.
La situazione è peggiorata soprattutto durante la primavera. Da marzo le precipitazioni sono risultate inferiori alla norma, mentre aprile 2026 è stato indicato come il quarto aprile più secco e caldo della storia recente della regione.
Nemmeno giugno ha invertito davvero la tendenza. Secondo ARPAV, durante il mese sono caduti mediamente 85 millimetri di pioggia e diversi corsi d’acqua hanno registrato portate molto inferiori alle medie storiche.
Il risultato è un territorio in cui fiumi, falde, bacini e terreni agricoli dispongono di una riserva sempre più ridotta proprio nel periodo in cui aumenta la richiesta d’acqua.
Il 42% dell’acqua può sparire prima di arrivare al rubinetto
C’è poi un dato che rende l’emergenza ancora più difficile da accettare: in Veneto le perdite idriche complessive della rete di distribuzione sono state stimate intorno al 42,2%.
In pratica, prendendo come riferimento questo dato, ogni 100 litri immessi negli acquedotti, circa 42 possono non essere contabilizzati come acqua effettivamente consegnata agli utenti. Non significa necessariamente che tutta quest’acqua fuoriesca da una singola tubatura: nel calcolo possono rientrare perdite fisiche, contatori imprecisi, errori di misurazione e allacci non autorizzati.
La componente principale resta però legata alla dispersione lungo reti estese, complesse e in alcuni punti datate.
È un paradosso evidente: mentre la pioggia diminuisce e ai cittadini viene chiesto di limitare l’uso dell’acqua, una parte rilevante della risorsa disponibile rischia di non arrivare mai nelle abitazioni.
Quanti ettolitri d’acqua perdiamo senza accorgercene?

Un ettolitro corrisponde a 100 litri. Una perdita domestica apparentemente insignificante può quindi trasformarsi in centinaia di litri sprecati nel giro di pochi giorni.
Un WC che continua a far scorrere un filo d’acqua, una valvola difettosa, un tubo interrato lesionato o un impianto di irrigazione che perde possono consumare acqua senza produrre rumori evidenti o lasciare tracce visibili.
Il metodo più semplice per capire se esiste una perdita domestica è controllare il contatore:
chiudi tutti i rubinetti e spegni lavatrice, lavastoviglie, irrigazione e qualsiasi apparecchio che utilizzi acqua. Se il contatore continua a muoversi, potrebbe esserci una dispersione nell’impianto.
È utile ripetere la prova prima di andare a dormire e controllare nuovamente il valore al mattino, evitando nel frattempo qualsiasi utilizzo d’acqua. Una variazione senza consumi può indicare la presenza di una perdita nascosta.
Perché la situazione del Veneto riguarda tutti

L’emergenza non significa che l’acqua potabile sia già terminata o che tutti gli acquedotti veneti siano sul punto di interrompere il servizio.
Alcuni gestori hanno precisato che, nonostante il deficit regionale, le proprie reti non presentano al momento criticità immediate. Viacqua, per esempio, ha comunicato di non rilevare problemi nell’approvvigionamento del territorio servito.
Lo stato di emergenza serve però a prevenire un peggioramento e a permettere interventi più rapidi. La Regione e i Comuni chiedono ai cittadini di evitare gli utilizzi non indispensabili, controllare gli impianti e limitare il consumo per l’irrigazione, il lavaggio delle automobili e il riempimento delle piscine.
Ridurre i consumi domestici è necessario, ma non può essere l’unica risposta. Senza investimenti sulle condotte, sistemi di monitoraggio, sensori e manutenzione, il rischio è chiedere alle famiglie di risparmiare qualche litro mentre quantità molto maggiori continuano a disperdersi sotto le città.
L’acqua che non vediamo è quella che dovrebbe preoccuparci

Il Veneto non è ancora senz’acqua, ma i numeri mostrano quanto rapidamente possa cambiare un equilibrio che per decenni abbiamo considerato garantito.
La scarsità di precipitazioni riduce le riserve naturali. Il caldo aumenta i consumi. L’agricoltura ha bisogno di irrigazione. Le reti, intanto, devono trasportare la risorsa per chilometri senza disperderla.
Controllare il proprio contatore e riparare una perdita domestica è un gesto utile. Ma la vera sfida sarà impedire che miliardi di litri continuino a scomparire prima ancora di raggiungere i nostri rubinetti.