I data center per l’IA stanno incontrando una resistenza sempre più organizzata negli Stati Uniti. Nei primi tre mesi del 2026 almeno 75 progetti, per un valore complessivo stimato vicino ai 130 miliardi di dollari, sono stati bloccati o rallentati da proteste, ricorsi e decisioni delle amministrazioni locali.
La questione non riguarda soltanto la diffidenza verso l’intelligenza artificiale. Le comunità chiedono garanzie sui consumi elettrici, sull’uso dell’acqua, sul rumore prodotto dagli impianti e sul rischio che parte dei costi per ampliare le reti energetiche finisca nelle bollette di famiglie e imprese.
Per le aziende tecnologiche il problema è concreto. Senza nuovi centri di calcolo diventa più difficile addestrare modelli avanzati, gestire milioni di richieste e offrire servizi generativi su larga scala. La crescita dell’IA dipende quindi da infrastrutture fisiche molto più visibili e controverse di quanto suggeriscano chatbot e applicazioni online.
Perché i data center per l’IA vengono contestati

Le proteste nascono perché un grande data center modifica il territorio che lo ospita. Richiede collegamenti elettrici ad alta capacità, sistemi di raffreddamento, nuove infrastrutture e grandi superfici. I benefici economici promessi vengono così confrontati con costi ambientali e servizi pubblici che potrebbero ricadere sulla popolazione.
Il primo tema è l’elettricità. L’Annual Energy Outlook della US Energy Information Administration indica che la domanda collegata ai server dei data center è destinata a crescere sensibilmente. Nel 2025 questi sistemi rappresentavano già una quota stimata del 7% dei consumi elettrici degli edifici commerciali statunitensi.
Quando un impianto richiede nuova capacità di generazione, linee ad alta tensione o aggiornamenti della rete, nasce una domanda inevitabile: chi deve pagare gli investimenti necessari? I residenti temono che le utility possano distribuire una parte delle spese tra tutti gli utenti, anche quando l’aumento della domanda dipende da poche strutture industriali.
Ci sono poi il consumo d’acqua per il raffreddamento, il funzionamento continuo delle ventole, l’illuminazione notturna e l’impatto sul paesaggio. Non tutti i data center utilizzano gli stessi sistemi o consumano le stesse quantità, ma l’assenza di dati dettagliati nelle prime fasi dei progetti tende ad aumentare la diffidenza.
Progetti miliardari fermati da proteste e ricorsi
La capacità delle comunità di rallentare questi investimenti non è soltanto teorica. Data Center Watch ha contato 833 gruppi di opposizione attivi alla fine del primo trimestre del 2026, più del doppio rispetto ai 396 registrati alla fine del 2025. Le organizzazioni risultavano presenti in 49 Stati.
A DeForest, nel Wisconsin, è stato abbandonato un progetto di QTS dal valore dichiarato di 12 miliardi di dollari. Il piano avrebbe richiesto anche l’annessione di circa 1.600 acri di territorio, ma le autorità locali lo hanno giudicato non praticabile dopo settimane di contestazioni e discussioni pubbliche.
Un altro caso significativo riguarda il Digital Gateway nella contea di Prince William, in Virginia. QTS ha ritirato il progetto nel luglio 2026, dopo una lunga battaglia legale sulle procedure seguite per autorizzare il cambio di destinazione dei terreni. L’area prevista si trovava inoltre vicino al campo di battaglia storico di Manassas.
Questi episodi mostrano che l’accesso ai capitali e ai chip non basta per costruire un’infrastruttura per l’IA. Servono terreni, energia, autorizzazioni e consenso locale. Un ritardo amministrativo può congelare per anni anche un investimento sostenuto da grandi fondi e aziende globali.
La crescita dell’IA diventa una questione politica ed energetica
Il governo federale statunitense ha scelto di accelerare. Nel luglio 2025 la Casa Bianca ha firmato un ordine per semplificare le autorizzazioni delle infrastrutture dei data center, considerate strategiche nella competizione internazionale sull’intelligenza artificiale.
Nel marzo 2026 alcune grandi aziende tecnologiche hanno inoltre aderito a un impegno per sostenere direttamente i costi delle nuove infrastrutture elettriche necessarie ai propri impianti. L’obiettivo dichiarato è evitare che gli aggiornamenti della rete vengano trasferiti sulle bollette dei clienti ordinari.
Le promesse volontarie potrebbero però non essere sufficienti. Stati e amministrazioni locali stanno introducendo regole su acqua, incentivi fiscali, trasparenza dei consumi e distribuzione dei costi. Il risultato è un sistema frammentato, nel quale un progetto accettato in una contea può incontrare ostacoli insuperabili pochi chilometri più lontano.
La prossima fase dell’intelligenza artificiale sarà decisa anche fuori dai laboratori. Aziende e governi dovranno dimostrare che i nuovi data center possono essere alimentati senza aggravare reti già sotto pressione e senza scaricare gli effetti sulle comunità. In caso contrario, il limite alla crescita dell’IA potrebbe non essere la potenza dei modelli, ma la disponibilità dei territori ad accoglierli.