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Lettura: Stasera il satellite ESA Tango brucerà nell’atmosfera: perché gli scienziati lo osserveranno da un aereo
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Stasera il satellite ESA Tango brucerà nell’atmosfera: perché gli scienziati lo osserveranno da un aereo

Massimo 1 ora fa Commenta! 9
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Questa sera, 1 settembre 2026, l’ultimo satellite della missione Cluster dell’ESA entrerà nell’atmosfera terrestre e verrà distrutto sopra una zona remota del Pacifico meridionale. Si chiama Tango ed è il quarto e ultimo veicolo della storica costellazione europea lanciata nel 2000 per studiare la magnetosfera terrestre.

Contenuti di questo articolo
Dove rientrerà TangoPerché l’ESA vuole osservare un satellite mentre bruciaIl precedente di Samba ha funzionato quasi al secondoCos’era la missione ClusterCosa ha scoperto Cluster sul rapporto tra Sole e TerraPerché oggi è importante capire meglio i rientri atmosfericiTango chiude definitivamente la storia di Cluster

Il rientro non è un incidente e non è nemmeno un semplice smaltimento. L’ESA ha pianificato con grande precisione la traiettoria proprio per trasformare gli ultimi minuti di Tango in un esperimento scientifico: un aereo con ricercatori e strumenti a bordo volerà nell’area prevista per osservare il satellite mentre si disintegra.

Secondo l’ultimo aggiornamento pubblicato oggi dall’ESA, il rientro di Tango è previsto intorno alle 23:30:31 ora italiana, con un’incertezza di circa 10 secondi. La previsione è stata affinata dopo il rientro del satellite gemello Samba, avvenuto ieri sera con un’accuratezza eccezionale. L’ESA ha confermato oggi la nuova finestra di rientro di Tango.

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Dove rientrerà Tango

Il satellite dovrebbe bruciare sopra una regione scarsamente popolata del Pacifico meridionale, a nord della Nuova Zelanda. L’area è stata scelta proprio per ridurre al minimo i rischi a terra e permettere al team scientifico di seguire l’evento in sicurezza.

Per ottenere questo risultato, l’ESA ha modificato l’orbita di Tango mesi prima del rientro. Non si tratta quindi di un oggetto lasciato cadere senza controllo: la missione utilizza un approccio chiamato targeted reentry, un rientro mirato che sfrutta la particolare orbita ellittica del satellite per restringere molto la zona e il momento in cui il veicolo raggiungerà gli strati più densi dell’atmosfera.

Un approccio simile era già stato utilizzato con Salsa, il primo satellite Cluster a rientrare nel 2024. Su Tech iCrewPlay avevamo seguito anche il rientro di Salsa e l’esperimento scientifico organizzato dall’ESA. Tango rappresenta però il capitolo conclusivo dell’intera costellazione.

Perché l’ESA vuole osservare un satellite mentre brucia

Quando un veicolo spaziale entra nell’atmosfera a velocità orbitale, incontra strati d’aria sempre più densi. Il gas davanti al satellite viene fortemente compresso e riscaldato, mentre la struttura subisce sollecitazioni estreme. Componenti e pannelli iniziano a fondere, vaporizzare e separarsi fino alla frammentazione del veicolo.

Sappiamo come avviene il processo in termini generali, ma esistono ancora molte incertezze su quando si rompono i diversi componenti, quali materiali sopravvivono più a lungo e quali sostanze vengono liberate nell’atmosfera.

Per questo il team ROSIE, specializzato nelle osservazioni dei rientri, utilizzerà strumenti ottici e spettroscopici installati su un aereo. Il velivolo partirà da Tonga e tenterà di osservare Tango dal basso mentre attraversa l’atmosfera e si frammenta.

I dati potranno essere confrontati con i modelli utilizzati dalle agenzie spaziali per prevedere la distruzione dei satelliti. L’obiettivo finale è progettare veicoli che, una volta terminata la missione, possano disintegrarsi in maniera più completa e prevedibile, riducendo i rischi per le persone e l’impatto ambientale.

Il precedente di Samba ha funzionato quasi al secondo

Il rientro di Tango arriva meno di 24 ore dopo quello di Samba, un altro satellite della stessa missione. Samba è entrato nell’atmosfera il 31 agosto alle 23:39:38 ora italiana.

L’evento è particolarmente interessante perché la previsione finale dell’ESA si è rivelata estremamente precisa. Gli scienziati a bordo dell’aereo sono riusciti a posizionarsi nell’area corretta e a registrare il rientro.

Tango seguirà una traiettoria simile, ma leggermente spostata. Nei mesi scorsi ESA aveva infatti modificato le orbite di Samba e Tango affinché i due eventi avvenissero a circa 24 ore di distanza e abbastanza vicini geograficamente da consentire allo stesso team di rientrare, rifornire l’aereo e decollare nuovamente.

Cos’era la missione Cluster

Cluster è stata una delle missioni scientifiche europee più longeve dedicate allo studio dell’ambiente terrestre. Era formata da quattro satelliti praticamente identici: Rumba, Salsa, Samba e Tango.

I satelliti furono lanciati in coppia nel luglio e nell’agosto del 2000. Ciascuno aveva un diametro di circa 2,9 metri, un’altezza di 1,3 metri e una massa al lancio intorno a 1.200 chilogrammi. A bordo erano installati 11 strumenti scientifici.

La caratteristica più importante della missione era il volo in formazione. I quattro veicoli si disponevano nello spazio come i vertici di un tetraedro, permettendo di misurare contemporaneamente lo stesso fenomeno da quattro punti differenti.

Questo ha consentito agli scienziati di costruire una visione tridimensionale molto più dettagliata della magnetosfera, la regione dominata dal campo magnetico terrestre che protegge il pianeta da gran parte delle particelle cariche provenienti dal Sole.

Cosa ha scoperto Cluster sul rapporto tra Sole e Terra

La missione ha studiato per oltre due decenni il modo in cui il vento solare interagisce con il campo magnetico terrestre. È un tema che non riguarda soltanto la ricerca fondamentale.

Le tempeste solari possono disturbare satelliti, comunicazioni, navigazione e reti elettriche. Comprendere come energia e particelle attraversano la magnetosfera permette quindi di migliorare i modelli di space weather, il meteo spaziale.

Il contributo di Cluster è stato particolarmente importante perché quattro satelliti permettevano di distinguere le variazioni che avvenivano nel tempo da quelle che avvenivano nello spazio. Con un solo veicolo questa distinzione può essere molto più difficile.

Per ricevere i dati dalle missioni lontane e controllare veicoli distribuiti nello spazio, ESA utilizza una rete globale di stazioni terrestri. Abbiamo spiegato anche come funziona Estrack, la rete che permette all’ESA di comunicare con le proprie missioni.

Perché oggi è importante capire meglio i rientri atmosferici

Il numero di satelliti in orbita è cresciuto rapidamente negli ultimi anni e con esso aumenta anche il numero di veicoli che prima o poi devono essere smaltiti.

La maggior parte dei satelliti in orbita bassa termina la propria vita con un rientro atmosferico. Non tutto il materiale viene necessariamente distrutto allo stesso modo, e una parte dei metalli può vaporizzare negli strati superiori dell’atmosfera.

È un tema che stiamo seguendo anche in relazione alle grandi costellazioni: abbiamo analizzato cosa sappiamo sugli effetti dei satelliti che bruciano nell’atmosfera e perché gli scienziati stanno cercando di quantificare meglio questo fenomeno.

Studiare un veicolo di cui si conoscono struttura, materiali e traiettoria offre quindi un’opportunità rara. Nel caso di Cluster c’è un vantaggio ulteriore: i quattro satelliti erano quasi identici e sono rientrati in momenti differenti. Gli scienziati possono così confrontare quattro eventi simili in condizioni atmosferiche diverse.

Tango chiude definitivamente la storia di Cluster

La missione scientifica Cluster era già terminata, ma i satelliti non sono rientrati tutti insieme. Salsa ha lasciato l’orbita nel settembre 2024, Rumba nel 2025, Samba il 31 agosto 2026 e Tango sarà l’ultimo.

Quando il segnale di Tango scomparirà definitivamente, si chiuderà anche la presenza fisica nello spazio della costellazione che per oltre vent’anni ha studiato il confine magnetico della Terra.

Il suo ultimo contributo alla scienza arriverà quindi nel momento stesso della distruzione. Se le condizioni saranno favorevoli, gli strumenti del team ROSIE registreranno temperatura, emissioni luminose, frammentazione e composizione dei materiali durante il rientro. Questi dati verranno poi utilizzati per migliorare i modelli e progettare satelliti futuri pensati fin dall’inizio per essere smaltiti in modo più sicuro.

Per Tango, dopo più di 26 anni dal lancio, l’ultimo esperimento durerà soltanto pochi minuti. Ma le informazioni raccolte potrebbero essere utili per molte delle missioni che verranno dopo.

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