smartARM sta sperimentando una protesi bionica che riconosce gli oggetti con una camera nel palmo e sceglie automaticamente la presa; i Meta AI Glasses possono aggiungere una seconda visuale in prima persona per dare più contesto al sistema.
Il progetto nasce da un problema pratico: molte mani protesiche richiedono ancora di cambiare manualmente modalità quando si passa da un oggetto all’altro. La startup canadese prova invece a spostare questa decisione sul software.

Come funziona smartARM
Secondo il sito ufficiale di smartARM, una camera integrata nel palmo invia le immagini a Dexterity OS, che identifica l’oggetto e seleziona automaticamente la presa più adatta. Il sistema è ancora in beta in Canada.
Meta ha spiegato in un approfondimento ufficiale del 16 settembre 2026 che la protesi usa anche DINOv2 per riconoscere oggetti da poche immagini di riferimento. I Meta AI Glasses sono un’aggiunta opzionale e forniscono una visuale egocentrica supplementare.

Perché gli occhiali possono aiutare
La camera nel palmo vede l’oggetto da vicino, ma non sempre l’intera scena. Gli occhiali aggiungono il punto di vista dell’utente e possono fornire più informazioni su ciò che la persona sta cercando di afferrare. Non è una lettura diretta dell’intenzione: è un modo per dare più contesto alla scelta automatica della presa.
La logica si collega alla crescita degli occhiali AI come piattaforma. Su Tech abbiamo già raccontato i Ray-Ban Meta Audio e gli Android XR glasses. Nel caso di smartARM, però, gli occhiali diventano un sensore esterno per una macchina che deve agire fisicamente.
Il punto interessante non è solo l’AI
Il retroscena più interessante è il tentativo di rendere meno visibile l’interazione con la protesi. Invece di chiedere all’utente di scegliere la presa, smartARM prova a far sì che il sistema osservi l’oggetto e decida da solo. È ancora un prototipo in evoluzione, ma mostra come wearable, visione artificiale e robotica possano lavorare come un unico sistema.