Il robot umanoide Figure ha lavorato per circa 200 ore consecutive smistando oltre 249 mila pacchi durante una lunga diretta streaming pubblica. L’esperimento della startup americana Figure AI non serviva solo a mostrare movimenti realistici: il vero obiettivo era verificare se un umanoide potesse mantenere continuità operativa in un ambiente logistico reale.
Cosa ha fatto davvero il robot umanoide Figure F.03

Il compito assegnato ai modelli F.03 sembrava semplice soltanto a prima vista. I robot dovevano prendere pacchi e buste da un nastro trasportatore, ruotarli e posizionarli correttamente affinché il barcode risultasse leggibile dagli scanner automatici successivi.
La difficoltà nasceva dalla varietà degli oggetti. Alcuni pacchi erano deformati, altri avevano etichette laterali o superfici poco stabili. Per evitare errori, il robot doveva modificare presa, orientamento e pressione in tempo reale senza bloccare il flusso logistico.
Figure ha trasmesso tutto in diretta continua per nove giorni, mostrando anche i momenti di incertezza e le sostituzioni tra diversi robot in ricarica. L’approccio è diverso rispetto alle classiche demo molto controllate viste negli ultimi anni nel settore robotico.
La robotica umanoide sta vivendo una crescita rapidissima anche fuori dagli Stati Uniti. Negli ultimi mesi si è parlato molto del robot umanoide Iron di XPeng e dei nuovi modelli domestici capaci di svolgere attività quotidiane come caricare una lavatrice.
Perché smistare pacchi è difficile per un robot
Per un essere umano ruotare una scatola è quasi automatico. Un robot invece deve trasformare immagini, profondità e movimento in azioni fisiche precise. Questo richiede una combinazione di visione artificiale, pianificazione motoria e controllo della forza applicata.
Figure sviluppa internamente sia l’hardware sia il software AI che coordina movimenti e percezione. L’azienda punta a costruire umanoidi general purpose, cioè robot utilizzabili in più contesti industriali e non limitati a un singolo compito ripetitivo.
- Visione artificiale per leggere forme e barcode
- Controllo della presa su superfici irregolari
- Adattamento continuo al flusso logistico
- Gestione autonoma di errori e collisioni
La startup guidata da Brett Adcock ha raggiunto una valutazione stimata di circa 39 miliardi di dollari. L’interesse verso il settore è cresciuto anche grazie agli investimenti di aziende come OpenAI, NVIDIA e Microsoft nell’automazione fisica e nei modelli AI multimodali.
La vera sfida non è il movimento ma la continuità
L’aspetto più interessante dell’esperimento non riguarda il singolo gesto tecnico ma la resistenza nel tempo. Molti robot umanoidi impressionano durante brevi demo, ma faticano a mantenere precisione e stabilità per ore senza interventi umani.
Durante il livestream alcuni spettatori hanno ipotizzato controlli remoti da parte di operatori umani tramite realtà virtuale. Figure non ha chiarito completamente il livello di supervisione presente durante il test, e questo resta uno dei punti più discussi online.
Il settore però si sta muovendo rapidamente verso piattaforme più aperte e collaborative. Progetti come i robot umanoidi open source potrebbero accelerare sviluppo software, ricerca e integrazione industriale molto più velocemente rispetto al passato.
La domanda ora non è più se i robot umanoidi riescano a muovere una scatola o camminare. Il punto è capire quanto tempo servirà prima che possano lavorare davvero accanto agli esseri umani nei magazzini, nelle fabbriche e forse anche nelle case senza supervisione continua.