La tiktoker ha mostrato sui social una piccola scimmia che sostiene di aver acquistato regolarmente durante un viaggio in Egitto. Il caso ha acceso le polemiche, ma soprattutto una domanda: un privato può davvero portare e tenere una scimmia in Italia?
Rita De Crescenzo è tornata al centro dell’attenzione dopo aver pubblicato sui social alcuni video nei quali compare con una piccola scimmia tra le braccia.

Secondo quanto raccontato dalla stessa tiktoker napoletana, l’animale sarebbe stato acquistato durante un viaggio in Egitto. Le immagini sono diventate rapidamente virali e hanno attirato migliaia di reazioni, tra curiosità, critiche e richieste di chiarimenti.
La vicenda, però, va oltre la polemica social.
La domanda più importante è un’altra: se una scimmia viene acquistata legalmente all’estero, può poi essere portata in Italia e tenuta come animale domestico?
La risposta è molto più restrittiva di quanto si potrebbe pensare. In Italia, infatti, i primati rientrano tra gli animali la cui detenzione è vietata ai privati dalla normativa sulle specie considerate pericolose per la salute e l’incolumità pubblica. A questo si aggiungono le regole sull’importazione di animali vivi e quelle previste dalla CITES per il commercio internazionale delle specie selvatiche.
Cosa sappiamo davvero sulla scimmia mostrata da Rita De Crescenzo

Nei video diffusi sui social, Rita De Crescenzo mostra una piccola scimmia che tiene in braccio e nutre. La creator sostiene di averla comprata in Egitto e di aver effettuato l’acquisto regolarmente.
Repubblica ha descritto l’animale come un cucciolo di cercopiteco, mentre Sky TG24 ha sottolineato che, al momento della pubblicazione delle prime ricostruzioni, non risultava mostrata pubblicamente documentazione relativa all’animale e non erano noti accertamenti conclusivi o provvedimenti delle autorità.
È quindi necessario distinguere ciò che viene dichiarato nei video da ciò che può essere verificato.
Non sappiamo con certezza quale sia la specie esatta dell’animale, quale documentazione ne accompagni l’acquisto, se esistano certificati CITES o quale sia la sua effettiva destinazione.
Sono tutti elementi decisivi per valutare il caso dal punto di vista legale.
Si può tenere una scimmia in casa in Italia?
Per un normale privato, no.
La legge italiana disciplina espressamente la detenzione di mammiferi e rettili che possono rappresentare un pericolo per la salute e l’incolumità pubblica.
Il riferimento è la legge 7 febbraio 1992, n. 150, che regola anche l’applicazione in Italia della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie minacciate.
A questa si aggiunge il decreto del Ministero dell’Ambiente del 19 aprile 1996, intitolato proprio “Elenco delle specie animali che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica e di cui è proibita la detenzione”. Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 ottobre 1996.
Tra gli animali inclusi nell’elenco figurano anche i primati.
Una scimmia, quindi, non può essere acquistata e detenuta da un privato in Italia come se fosse un comune animale domestico.
La normativa prevede casi particolari per strutture e soggetti autorizzati, ma la situazione è profondamente diversa dal possesso di un cane, un gatto o di altre specie normalmente ammesse come animali da compagnia.
Averla comprata legalmente in Egitto cambia qualcosa?

È proprio qui che nasce uno degli equivoci principali della vicenda.
Anche se l’acquisto fosse perfettamente regolare secondo la normativa egiziana, questo non garantirebbe automaticamente il diritto di importare o detenere l’animale in Italia.
Acquisto, esportazione, importazione e detenzione sono passaggi distinti.
Un animale potrebbe quindi essere venduto legalmente in un determinato Paese ma essere soggetto a limitazioni molto più severe nel Paese nel quale si intende trasferirlo.
Nel caso di una scimmia proveniente da un Paese extra UE entrano in gioco almeno tre livelli di controllo:
- la normativa sul commercio internazionale delle specie selvatiche;
- le regole sanitarie sull’importazione di animali vivi;
- la normativa italiana sulla detenzione dei primati.
Il semplice possesso di una ricevuta di acquisto, quindi, non sarebbe sufficiente.
Importare un primate in Italia non è come viaggiare con un normale animale domestico
Le regole sanitarie sono particolarmente significative.
Il Ministero della Salute dedica una procedura specifica all’importazione di primati non umani provenienti da Paesi terzi.
La documentazione ministeriale precisa che il servizio riguarda centri, istituti, organismi e stabilimenti riconosciuti che necessitano di importare primati non umani, in particolare nell’ambito della ricerca. È inoltre prevista un’autorizzazione sanitaria e gli animali devono essere sottoposti ai controlli veterinari presso il Posto di Controllo Frontaliero di arrivo.
È un quadro che rende immediatamente evidente quanto la situazione sia diversa dal ritorno in Italia con un cane o un gatto.
Anche all’interno dell’Unione europea, il Ministero disciplina specificamente l’introduzione di primati non umani e prevede autorizzazioni dedicate per i soggetti ammessi.
Che cosa c’entra la CITES

C’è poi la questione della CITES, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione.
La Convenzione divide le specie protette in differenti Appendici, alle quali corrispondono livelli diversi di tutela e restrizioni sul commercio internazionale.
Per i primati il principio è particolarmente rilevante: le specie non comprese nell’Appendice I risultano generalmente inserite nell’Appendice II, mentre alcune specie maggiormente minacciate sono soggette alle protezioni più severe dell’Appendice I.
Questo significa che, per stabilire quali documenti siano necessari nel caso concreto, bisogna prima identificare correttamente l’animale.
Non basta quindi dire genericamente “è una scimmia”.
La specie esatta può cambiare il quadro documentale applicabile.
È davvero un cercopiteco?
Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno identificato l’animale mostrato da Rita De Crescenzo come un cercopiteco. Repubblica, ad esempio, utilizza questa definizione nel descrivere il caso.
Non risulta però, al momento, un’identificazione ufficiale dell’esemplare resa pubblica.
È quindi preferibile parlare di un animale che sarebbe riconducibile a quel gruppo, senza attribuirgli una specie precisa soltanto osservando i video.
La distinzione non è una semplice formalità.
Se si volesse verificare l’eventuale regolarità dell’acquisto e dell’importazione, sarebbe necessario conoscere il nome scientifico dell’animale e controllare la relativa classificazione CITES.
Perché una scimmia non è un animale domestico

La questione non riguarda soltanto documenti e autorizzazioni.
Un primate non diventa un animale domestico perché viene allevato dall’uomo o perché, da cucciolo, appare docile.
Le scimmie sono animali socialmente e cognitivamente complessi. In natura vivono normalmente all’interno di gruppi, costruiscono relazioni articolate con altri individui della propria specie e necessitano di condizioni ambientali difficili da riprodurre in una casa.
Il comportamento può inoltre cambiare profondamente con la crescita.
L’immagine di un piccolo primate vestito, tenuto in braccio o alimentato come un bambino può quindi essere molto diversa dalla realtà delle esigenze dell’animale adulto.
Proprio questo aspetto è stato evidenziato da Kodami, che ha criticato la rappresentazione della scimmia come una sorta di oggetto da esibire sui social e ha richiamato anche il possibile effetto di emulazione generato da contenuti molto popolari.
Rita De Crescenzo rischia conseguenze legali?
Al momento non è possibile affermarlo.
Le informazioni pubblicamente disponibili non consentono di stabilire se siano state violate norme italiane o internazionali.
Per farlo sarebbe necessario verificare almeno:
- la specie esatta dell’animale;
- la provenienza;
- i documenti relativi all’acquisto;
- eventuali certificazioni CITES;
- dove si trovi attualmente l’animale;
- se sia stato effettivamente importato in Italia;
- con quali modalità sarebbe avvenuta l’eventuale importazione.
Sky TG24 ha riferito che, nelle prime ore successive alla diffusione dei video, non risultavano accertamenti conclusivi né provvedimenti ufficiali nei confronti della tiktoker.
È quindi scorretto trasformare una polemica social in una condanna anticipata.
Al tempo stesso, dire semplicemente che l’animale sarebbe stato “comprato regolarmente” non chiude affatto la questione.
Comprare una scimmia e poterla tenere sono due cose diverse

È questo il punto centrale dell’intera vicenda.
Ci sono almeno tre domande separate:
L’animale è stato acquistato legalmente nel Paese d’origine?
Può essere esportato da quel Paese e importato nell’Unione europea?
Può essere detenuto legalmente da un privato in Italia?
Una risposta positiva alla prima domanda non comporta automaticamente una risposta positiva alle altre due.
Nel nostro Paese i primati rientrano nell’elenco delle specie pericolose di cui è proibita la detenzione privata, mentre l’introduzione di primati provenienti da Paesi extra UE è sottoposta a procedure sanitarie specifiche.
Per questo, se la domanda è semplicemente “posso comprare una scimmia in Egitto e portarmela a casa in Italia?”, la risposta è no: non può essere trattata come un normale animale da compagnia.
Sul caso concreto di Rita De Crescenzo, invece, serviranno eventuali verifiche delle autorità per capire esattamente cosa sia accaduto e quale sia la situazione dell’animale.