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Riscaldamento globale a 1,5 °C entro il 2028? Cosa dice lo studio

Uno studio segnala un possibile anticipo della soglia climatica di 1,5 °C: il 2028 è un allarme statistico, non una data certa.

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Un nuovo studio pubblicato su npj Climate and Atmospheric Science indica che, se il ritmo osservato tra 2011 e 2025 venisse estrapolato, la soglia di 1,5 °C potrebbe essere superata già nel 2028. Non è una data certa né significa che ogni anno dopo il 2028 resterà automaticamente sopra quella soglia: è un segnale statistico sul possibile anticipo del superamento rispetto alle stime più prudenti.

La ricerca è importante perché prova a rispondere a una domanda molto concreta: il riscaldamento globale sta procedendo più rapidamente di quanto indicassero alcune proiezioni? Gli autori analizzano le serie di temperatura aggiornate fino al 2025 e trovano un’accelerazione del tasso di riscaldamento globale negli ultimi quindici anni. Il punto da capire, però, è come leggere quel numero senza trasformarlo in allarme semplificato.

Modelli climatici e proiezioni del riscaldamento globale
Le proiezioni climatiche dipendono da osservazioni, modelli e ipotesi sulle emissioni future.

Che cosa significa davvero “1,5 °C”

La soglia di 1,5 °C dell’Accordo di Parigi si riferisce al riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale. Non va confusa con la temperatura di un singolo giorno, di una singola estate o di un Paese. Una regione può superare aumenti molto più alti, mentre la media globale resta sotto o vicino alla soglia.

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Inoltre bisogna distinguere un superamento annuale da un superamento stabile di lungo periodo. Un anno particolarmente caldo, influenzato da El Niño o da altre oscillazioni naturali, può oltrepassare temporaneamente il livello di 1,5 °C. Per valutare il clima, gli scienziati guardano tendenze su periodi più lunghi, non un solo valore isolato.

Perché lo studio parla del 2028

Gli autori Qinjian Jin e Bing Pu confrontano due periodi: il trend 1971-2025 e quello 2011-2025. Nel primo caso il riscaldamento osservato è stimato intorno a 0,20 °C per decennio; nel secondo sale a circa 0,40 °C per decennio. Da qui nasce l’idea di un raddoppio recente del tasso di riscaldamento.

Applicando quel ritmo accelerato, lo studio proietta il superamento della soglia di 1,5 °C nel 2028. È un’estrapolazione basata sui dati osservati, non una previsione meteorologica. Se il ritmo cambiasse, se la variabilità naturale pesasse in modo diverso o se le emissioni rallentassero più rapidamente, anche la traiettoria potrebbe cambiare.

I modelli climatici sottostimano l’accelerazione?

Uno dei passaggi più interessanti riguarda il confronto con i modelli climatici. Secondo lo studio, l’ensemble medio di 26 modelli non riproduce pienamente il raddoppio osservato, simulando un riscaldamento recente più basso rispetto alle serie reali. Questo non significa che i modelli climatici siano inutili o “sbagliati” in blocco.

Significa piuttosto che il periodo recente merita attenzione: alcuni meccanismi regionali, aerosol, variabilità oceanica o feedback potrebbero essere rappresentati con margini di incertezza. I modelli restano strumenti essenziali, ma devono essere confrontati continuamente con le osservazioni, soprattutto quando i dati mostrano un’accelerazione inattesa.

Quali aree pesano di più nell’accelerazione

La ricerca attribuisce una parte importante dell’accelerazione a regioni specifiche: East Asia-North Pacific, Eurasia alle medie latitudini e area South Atlantic-Antarctic. Questo dettaglio è utile perché il riscaldamento globale non cresce in modo uniforme: oceani, continenti, aerosol, correnti e copertura nuvolosa possono produrre differenze regionali forti.

Per il lettore italiano la conseguenza pratica è non cercare una traduzione diretta e automatica del risultato sul meteo locale. Il 2028 indicato dallo studio riguarda la media globale e il metodo usato dagli autori, non una previsione secondo cui l’Italia avrà una specifica estate o un preciso inverno più caldo.

Perché non è corretto dire “ormai è tutto perso”

Un possibile superamento anticipato della soglia di 1,5 °C non rende inutili le politiche climatiche. Al contrario, aumenta il valore di ogni riduzione di emissioni, perché ogni decimo di grado evitato riduce rischi per ondate di calore, oceani, agricoltura, ghiacciai e infrastrutture.

Su Tech abbiamo già raccontato diversi segnali del cluster clima, dai segni vitali della Terra sempre più critici fino all’innalzamento del mare in Italia e ai rischi per le coste. Sono esempi concreti di un punto spesso dimenticato: la soglia globale è un indicatore, ma gli impatti arrivano attraverso fenomeni locali e settoriali.

I limiti da ricordare

  • il 2028 è una proiezione dello studio, non una data garantita;
  • il superamento di 1,5 °C va distinto tra singolo anno e media climatica di lungo periodo;
  • il periodo 2011-2025 è relativamente breve e include variabilità naturale;
  • il confronto con i modelli indica una discrepanza da studiare, non il fallimento della climatologia;
  • gli effetti locali dipendono da regione, stagione, oceani, uso del suolo e politiche di adattamento.

Cosa cambia davvero

La novità non è che la soglia di 1,5 °C sia importante: lo sapevamo già. La novità è che, usando le osservazioni più recenti, lo studio trova un’accelerazione abbastanza forte da restringere ulteriormente la finestra temporale. Anche se il 2028 non deve essere trattato come una scadenza certa, il messaggio scientifico è chiaro: il margine per restare vicino agli obiettivi climatici si sta riducendo.

La fonte primaria è lo studio open access A recent doubling of global warming rate signals a 1.5 °C breach by 2028, pubblicato su npj Climate and Atmospheric Science l’8 ottobre 2026. La conclusione più prudente è questa: non sappiamo se il 2028 sarà davvero l’anno del superamento stabile, ma i dati recenti rendono più difficile ignorare l’accelerazione del riscaldamento globale.

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