L’innalzamento del mare in Italia dipende soprattutto da due processi globali: l’aggiunta di acqua proveniente dal ghiaccio che si trovava sulla terraferma e l’espansione dell’acqua oceanica quando si riscalda. Un iceberg già galleggiante, invece, non fa salire direttamente il livello del mare quando si scioglie. È una distinzione importante, soprattutto quando immagini spettacolari di grandi distacchi glaciali diventano virali.
Il livello medio globale del mare è aumentato di circa 10 centimetri dal 1993 secondo le più recenti misure satellitari della NASA. Per le coste italiane il rischio non è identico ovunque: contano anche subsidenza, erosione, forma della costa, mareggiate e variazioni locali del livello marino.

Perché il livello del mare sta aumentando
La spiegazione più semplice è dividere il problema in due componenti. La prima è il ghiaccio continentale: calotte e ghiacciai che poggiano sulla terraferma perdono massa e trasferiscono nuova acqua negli oceani. La seconda è l’espansione termica: l’acqua occupa più volume quando si riscalda.
La NASA indica per agosto 2026 circa 100,7 millimetri di aumento del livello medio globale dal 1993. Nella media di lungo periodo, circa due terzi dell’aumento recente sono associati alla perdita di ghiaccio terrestre e circa un terzo al riscaldamento degli oceani, anche se il peso relativo può cambiare da un anno all’altro.
| Processo | Fa aumentare direttamente il livello del mare? |
|---|---|
| Scioglimento di ghiacciai sulla terraferma | Sì |
| Perdita di massa delle calotte di Groenlandia e Antartide | Sì |
| Espansione termica dell’acqua oceanica | Sì |
| Scioglimento di un iceberg già galleggiante | No, non in modo diretto significativo |
| Perdita di una piattaforma o lingua di ghiaccio galleggiante | Può favorire indirettamente l’accelerazione del ghiaccio terrestre a monte |
Un iceberg che si scioglie alza il livello del mare?
Se l’iceberg è già galleggiante, il suo scioglimento non aggiunge una quantità significativa di acqua nuova al volume oceanico. Il motivo è il principio di Archimede: quando galleggia, il ghiaccio sposta già una quantità d’acqua corrispondente al suo peso.
Questo non significa che il distacco di grandi iceberg sia irrilevante. Le lingue glaciali e le piattaforme galleggianti possono esercitare un effetto di contenimento sul ghiaccio che si trova ancora sulla terraferma. Se questa struttura si indebolisce o si ritira, il ghiaccio a monte può accelerare verso il mare. È quel trasferimento di ghiaccio terrestre nell’oceano che contribuisce al livello marino.
Il caso Petermann in Groenlandia nel 2026
Il 4 agosto 2026 una sezione di circa 76 chilometri quadrati della lingua galleggiante del ghiacciaio Petermann, nel nord-ovest della Groenlandia, si è staccata formando un grande iceberg tabulare. Le immagini radar di Sentinel-1 avevano mostrato fratture e deformazioni nei mesi precedenti.
L’ESA ha descritto l’evento come la maggiore perdita di ghiaccio galleggiante di Petermann dal 2012. Il punto scientifico non è che quel blocco, sciogliendosi, faccia salire direttamente gli oceani. L’interesse riguarda l’evoluzione della lingua glaciale e la possibilità che la perdita di supporto modifichi nel tempo il flusso del ghiaccio che arriva dalla calotta groenlandese.
Per capire quanto la Groenlandia possa essere sensibile a periodi più caldi, su Tech abbiamo ricostruito anche cosa sappiamo della Groenlandia durante l’interglaciale MIS 11, quando porzioni importanti della calotta erano molto più ridotte rispetto a oggi.

Perché l’espansione termica conta tanto
Gli oceani assorbono una grande quantità del calore in eccesso accumulato dal sistema climatico. Quando l’acqua si riscalda, aumenta leggermente di volume. Su un singolo litro l’effetto è piccolo, ma applicato a enormi masse oceaniche diventa una componente importante dell’innalzamento globale.
Per questo non basta osservare quanto ghiaccio si perde. Un anno particolarmente caldo per gli oceani può vedere crescere il peso relativo dell’espansione termica. Le due cause lavorano insieme e spiegano perché il livello medio globale continui a salire anche quando il contributo annuale di una singola regione glaciale varia.
Cosa cambia per le coste italiane
L’Italia ha migliaia di chilometri di costa e molte aree basse, lagune, delta e pianure costiere. L’aumento del livello medio del mare non significa che ogni spiaggia arretrerà nello stesso modo, ma aumenta il livello di partenza su cui agiscono mareggiate, alte maree ed erosione.
- Venezia e la laguna: il rischio dipende dall’interazione tra livello del mare, subsidenza, maree e condizioni meteorologiche.
- Delta del Po e Alto Adriatico: la bassa quota e la subsidenza rendono importante il monitoraggio locale.
- Spiagge e dune: l’erosione può aumentare la vulnerabilità quando il livello medio cresce e le mareggiate raggiungono quote più elevate.
- Porti e infrastrutture costiere: progettazione e manutenzione devono considerare scenari di livello marino che cambiano nel tempo.
Il livello globale è quindi un riferimento, non una previsione identica per ogni comune italiano. Per stimare un rischio locale servono dati su movimento verticale del terreno, correnti, morfologia costiera, frequenza delle mareggiate e opere di protezione.
Ghiaccio marino e ghiaccio terrestre non sono la stessa cosa
Un’altra confusione frequente riguarda il ghiaccio marino dell’Artico. Anche questo è già galleggiante, quindi il suo scioglimento non è il principale responsabile dell’aumento diretto del livello del mare. Ha però effetti importanti sull’albedo, sugli ecosistemi e sugli scambi di calore tra oceano e atmosfera.
La situazione è diversa per le calotte di Groenlandia e Antartide e per i ghiacciai montani, che conservano acqua sulla terraferma. Su Tech abbiamo approfondito anche come stanno cambiando ghiaccio e oceano attorno all’Antartide, un sistema nel quale la distinzione tra ghiaccio marino, piattaforme galleggianti e calotta continentale è essenziale.
Come si riduce il rischio in Italia
Ci sono due livelli di intervento. Il primo è la mitigazione climatica, cioè ridurre le emissioni che alimentano il riscaldamento e quindi limitare la perdita di ghiaccio e l’espansione termica nel lungo periodo. Il secondo è l’adattamento locale, che deve partire da mappe aggiornate e dal comportamento reale di ogni tratto costiero.
- proteggere e ripristinare dune, zone umide e altri sistemi naturali costieri;
- aggiornare piani urbanistici e infrastrutture considerando il livello marino futuro;
- ridurre la subsidenza dove è legata ad attività umane;
- rafforzare sistemi di previsione e allerta per mareggiate e alte maree;
- monitorare continuamente la linea di costa con satelliti, mareografi e rilievi sul terreno.

La risposta breve sugli iceberg
Un iceberg che galleggia non fa salire direttamente il livello del mare quando si scioglie. Il rischio climatico nasce soprattutto dalla perdita di ghiaccio che prima si trovava sulla terraferma e dall’espansione degli oceani più caldi.
Eventi come il distacco del Petermann restano importanti perché possono essere segnali di cambiamenti nella struttura dei ghiacciai e nel loro effetto di contenimento. Per l’Italia, ciò che conta è il risultato complessivo: un livello medio più alto aumenta l’esposizione delle coste basse e amplifica l’impatto di fenomeni che già esistono, come mareggiate, erosione e alte maree.