Renault vuole produrre auto meno care, ma non intende affidarsi a sconti continui o a una guerra dei prezzi. Il gruppo francese punta invece a ridurre i costi industriali, abbreviare lo sviluppo dei nuovi modelli e chiedere all’Unione Europea regole più semplici per accompagnare la transizione elettrica.
François Provost, amministratore delegato di Renault Group, ha chiesto alle istituzioni europee di concentrarsi maggiormente sull’accessibilità delle automobili. Il rischio indicato dal manager è che nuovi obblighi, investimenti tecnologici e possibili sanzioni aumentino ulteriormente il prezzo finale pagato dai clienti.
La posizione arriva mentre molti automobilisti considerano ancora troppo costose le vetture nuove, soprattutto quelle elettriche. Per Renault, la riduzione dei prezzi deve derivare da una combinazione di efficienza produttiva, piattaforme condivise e un quadro normativo che consenta alle aziende di pianificare gli investimenti.
Come Renault vuole rendere le auto meno care

Renault non ha annunciato un taglio immediato dei listini. Il piano consiste nel ridurre il denaro necessario per progettare e costruire ogni modello, così da proteggere i margini e creare spazio per vetture più accessibili. I benefici per i clienti dipenderanno poi da mercato, allestimenti, batterie e concorrenza.
La strategia futuREady presentata da Renault Group prevede una riduzione fino al 40% degli investimenti iniziali richiesti per alcuni nuovi programmi. Il gruppo vuole inoltre portare a circa due anni il tempo necessario per sviluppare un’automobile.
Renault indica anche un obiettivo di circa 400 euro di riduzione media dei costi variabili per veicolo ogni anno. Il risultato dovrebbe arrivare attraverso miglioramenti tecnologici, accordi con i fornitori, maggiore standardizzazione e una gestione più efficiente di componenti e propulsori.
Questi 400 euro non rappresentano però uno sconto automatico sul prezzo di vendita. Una parte del risparmio può essere assorbita da batterie, software, sistemi di sicurezza, salari, energia e nuove norme. Il piano offre quindi una possibilità di contenere i prezzi, non la certezza di vedere listini ridotti della stessa cifra.
Perché Renault chiede regole europee più semplici

I costruttori europei devono finanziare contemporaneamente motori elettrici, batterie, software, fabbriche e adeguamento delle vetture ai limiti sulle emissioni. Renault teme che l’accumulo di requisiti possa rendere più costosi soprattutto i modelli piccoli, sui quali è più difficile distribuire gli investimenti senza aumentare il listino.
Provost chiede obiettivi di elettrificazione considerati più realistici, una semplificazione normativa e minore incertezza sulle sanzioni legate alle emissioni di CO2. Non propone di abbandonare la transizione, ma sostiene che il percorso debba permettere ai produttori di continuare a offrire automobili acquistabili da una parte ampia della popolazione.
La strategia europea per il settore automobilistico mantiene una forte riduzione delle emissioni allo scarico dal 2035, affiancandola a misure industriali e strumenti di flessibilità. Il confronto riguarda quindi velocità, modalità e costi della trasformazione, non soltanto la destinazione finale.
Il problema dell’accessibilità coinvolge anche il mercato dell’usato. La perdita di valore e l’incertezza sulle batterie possono condizionare chi valuta l’acquisto, come abbiamo analizzato nell’approfondimento dedicato a quanto valgono oggi le auto elettriche usate.
Renault 5, concorrenza cinese e prezzi futuri

Renault considera modelli come Renault 5 E-Tech e Renault 4 E-Tech centrali per dimostrare che un’elettrica europea può combinare tecnologia, dimensioni compatte e costi più controllati. Il gruppo vuole lanciare in Europa 22 nuovi modelli, 16 dei quali completamente elettrici, nel corso del nuovo ciclo industriale.
Il piano prevede anche una riduzione fino al 40% del costo industriale delle elettriche. Per ottenere questo risultato serviranno piattaforme più efficienti, minore complessità, batterie meno costose e volumi sufficienti a distribuire gli investimenti su un numero maggiore di veicoli.
La pressione arriva soprattutto dai produttori cinesi, capaci di proporre modelli elettrici con dotazioni ricche e prezzi aggressivi. Il rapporto tra le due industrie non si limita alla concorrenza commerciale, come mostra il caso in cui BYD avrebbe valutato un ingresso in Renault prima della frenata francese.
Renault continua però a respingere l’idea di competere soltanto abbassando i prezzi. Una riduzione troppo rapida può danneggiare i valori residui, rendere meno convenienti leasing e finanziamenti e comprimere le risorse disponibili per sviluppare i modelli successivi.
Per i clienti, il risultato del piano dipenderà da tre passaggi concreti: quanto Renault riuscirà davvero a risparmiare, quanta parte del vantaggio verrà trasferita nei listini e come cambieranno gli obblighi europei. Senza questi elementi, l’auto elettrica accessibile resterà un obiettivo industriale più che una realtà diffusa.