Il plasma atmosferico freddo può rallentare o fermare la ricrescita visibile di alcune muffe su specifici materiali, ma lo studio non dimostra che sia una soluzione autonoma per eliminare la muffa in casa. In test di laboratorio pubblicati il 29 settembre 2026 su Scientific Reports, l’effetto è cambiato molto in base alla specie fungina e al supporto trattato. Gli stessi autori ribadiscono che correggere la fonte di umidità e rimuovere fisicamente il materiale contaminato restano i passaggi centrali della bonifica.
La tecnologia studiata è il cold atmospheric plasma, o CAP: un plasma generato a pressione atmosferica e a temperatura relativamente bassa, capace di produrre specie reattive che possono inattivare microrganismi senza ricorrere a calore elevato o a un trattamento liquido.

Come è stato testato il plasma freddo contro la muffa
I ricercatori hanno fatto crescere tre specie fungine su due materiali da costruzione: cartongesso e pannelli in fibra di legno. Le specie erano Aspergillus brasiliensis, Cladosporium halotolerans e Fusarium solani.
I campioni sono stati esposti per 10 minuti a un plasma generato da una scarica superficiale coplanare diffusa con potenza di 300 W. La ricrescita è stata poi seguita nel tempo con immagini successive, mentre un modello matematico ha descritto la relazione tra quantità di micelio presente al momento del trattamento e probabilità di inattivazione.
Il risultato dipende dalla specie e dal materiale
Fusarium solani ha ripreso a crescere su entrambi i materiali. Aspergillus brasiliensis è ricresciuto sul cartongesso, mentre sul pannello in fibra di legno non è stata osservata ulteriore espansione visibile dopo il trattamento. Cladosporium halotolerans non ha mostrato ulteriore espansione visibile sul cartongesso.
Queste differenze sono il punto centrale dello studio: non esiste una risposta unica chiamata “muffa”. La sensibilità al plasma cambia con la biologia della specie, con il materiale e probabilmente con lo stato della colonia al momento dell’esposizione.

Nessuna ricrescita visibile non significa sterilità
È il limite più importante per interpretare correttamente il lavoro. Quando una colonia non si espande più a vista, non significa necessariamente che tutte le spore siano state inattivate o che il materiale sia stato ripulito dai residui fungini.
Gli autori precisano che non hanno misurato direttamente diversi parametri che possono influire sul trattamento, tra cui specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto, contenuto d’acqua dei campioni, resistenza delle spore secche e capacità operativa del sistema su superfici estese.
Perché il plasma freddo potrebbe essere utile
Il vantaggio potenziale del CAP è poter trattare superfici senza temperature elevate e senza impregnare i materiali con biocidi liquidi. In teoria questo potrebbe renderlo interessante come trattamento complementare in situazioni in cui calore o liquidi sono poco pratici.
La parola chiave è però “complementare”. Lo studio è una prova di principio di laboratorio e non un protocollo pronto per la bonifica domestica. Umidità persistente, infiltrazioni e materiale già degradato devono essere affrontati alla radice: inattivare una parte della crescita fungina senza risolvere la causa favorirebbe semplicemente una nuova colonizzazione.
Cosa cambia davvero
Il lavoro mostra che il plasma freddo merita di essere studiato come strumento aggiuntivo per la decontaminazione di materiali edilizi, ma anche che l’efficacia non può essere generalizzata da una muffa all’altra o da un supporto all’altro. Prima di parlare di applicazione reale servono test su superfici più grandi, condizioni ambientali realistiche e misure microbiologiche che vadano oltre la sola ricrescita visibile.
La fonte primaria è lo studio Cold atmospheric plasma decontamination of indoor mold, pubblicato su Scientific Reports il 29 settembre 2026.