In uno studio randomizzato di fase II, pastiglie con Limosilactobacillus reuteri hanno ridotto la quota di mucosite orale grave nei pazienti sottoposti a radioterapia per tumori maligni della testa e del collo. I casi di grado 3 o superiore sono stati il 37,5% nel gruppo probiotico contro il 61,3% con placebo. Il risultato è promettente, ma viene da un singolo trial e non significa che il probiotico debba essere assunto senza indicazione oncologica.
La mucosite orale è una delle complicanze più difficili della radioterapia nel distretto testa-collo. Infiammazione, ulcerazioni e dolore possono rendere difficile mangiare, bere e parlare, oltre a complicare la continuità delle cure. Per questo un intervento semplice che riduca le forme più severe avrebbe un impatto pratico rilevante.

Come è stato condotto il trial
Lo studio, pubblicato su Nature Communications il 29 settembre 2026, è un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. Ha coinvolto 160 pazienti trattati al West China Hospital della Sichuan University tra marzo 2024 e gennaio 2025.
I partecipanti sono stati assegnati a ricevere pastiglie con L. reuteri oppure placebo due volte al giorno durante la radioterapia. L’endpoint principale era l’incidenza della mucosite orale grave, definita secondo i criteri di tossicità orale dell’OMS come grado 3 o superiore.
Quanto è diminuita la mucosite grave
Nel gruppo L. reuteri la mucosite grave ha interessato il 37,5% dei pazienti, rispetto al 61,3% del gruppo placebo. Il rischio relativo è stato 0,61, con intervallo di confidenza al 95% tra 0,44 e 0,85.
Tradotto in termini assoluti, la differenza è stata di 23,8 punti percentuali. Gli autori riportano inoltre un esordio più tardivo della mucosite grave e una durata più breve nel gruppo trattato. Durante lo studio non sono emersi segnali di sicurezza significativi attribuiti all’intervento.

Perché un batterio potrebbe influire sulla mucosa orale
I probiotici possono modificare l’ecosistema microbico locale e alcuni segnali infiammatori. La mucosite da radioterapia nasce però da un processo complesso: danno tissutale diretto, stress ossidativo, risposta infiammatoria e alterazioni della barriera mucosa si influenzano a vicenda.
Il trial dimostra un effetto clinico sull’incidenza della mucosite grave, ma non stabilisce che un singolo meccanismo microbiologico spieghi da solo il risultato. Per capire quali pazienti rispondano meglio e quali cambiamenti del microbiota accompagnino il beneficio serviranno analisi dedicate.
Cosa non dimostra lo studio
Il dato non va interpretato come una raccomandazione generale a usare probiotici durante qualunque radioterapia. Il trial riguarda una popolazione specifica di pazienti con tumori maligni della testa e del collo, un prodotto e un regime definiti, e un singolo centro clinico.
Inoltre, nei pazienti oncologici la sicurezza di integratori e microrganismi vivi va valutata con il team curante, soprattutto in presenza di immunosoppressione, infezioni, mucose molto danneggiate o altre terapie concomitanti.
Come si inserisce nel cluster radioterapia
Su iCrewPlay Tech abbiamo già raccontato altre strategie sperimentali per limitare i danni ai tessuti sani, come la ricerca su una proteina ispirata ai tardigradi contro i danni da radioterapia. Si tratta di un approccio completamente diverso, ma risponde alla stessa domanda: come proteggere meglio i tessuti normali senza ridurre l’efficacia oncologica.
Più in generale, anche gli studi sui trattamenti oncologici meno intensivi quando appropriati mostrano quanto la gestione della tossicità sia parte integrante della ricerca clinica. Nel nuovo trial, l’obiettivo non è modificare la radioterapia, ma ridurne una complicanza frequente e dolorosa.
Quali sono i limiti
- è un trial di fase II e serviranno conferme più ampie;
- lo studio è stato condotto in un singolo centro;
- la popolazione riguarda specificamente tumori maligni della testa e del collo;
- non è possibile estendere automaticamente i risultati ad altri probiotici, dosi o formulazioni;
- la sicurezza deve essere valutata in relazione alle condizioni cliniche individuali e alle terapie concomitanti.
Cosa cambia davvero
Il segnale clinico è consistente: nel trial randomizzato la mucosite grave è stata meno frequente, è comparsa più tardi ed è durata meno nel gruppo che riceveva L. reuteri. È un risultato abbastanza forte da giustificare ulteriori studi, ma non sostituisce le misure di supporto già indicate dagli oncologi e non autorizza il fai-da-te con integratori probiotici.
La fonte primaria è lo studio Limosilactobacillus reuteri for oral mucositis in patients undergoing radiotherapy for malignant head and neck tumors: a randomized controlled trial, pubblicato su Nature Communications il 29 settembre 2026.