La missione giapponese MMX (Martian Moons eXploration) ha un lancio previsto per il 20 ottobre 2026 da Tanegashima, alle 04:41:03 in Giappone, cioè le 21:41:03 del 19 ottobre in Italia. Non è ancora un lancio avvenuto: JAXA ha indicato una finestra di riserva dal 21 ottobre al 7 novembre. L’obiettivo è raggiungere Marte, studiare entrambe le sue lune e riportare sulla Terra almeno 10 grammi di materiale prelevato da Phobos, per capire da dove provengano questi due piccoli mondi.
La differenza rispetto a una normale sonda orbitale è proprio il ritorno dei campioni: immagini e misure a distanza aiutano a formulare ipotesi, ma un laboratorio terrestre può analizzare minerali e isotopi con strumenti molto più complessi di quelli trasportabili nello spazio. MMX non cercherà direttamente esseri viventi su Phobos.
Quando parte MMX: data e orario italiani
Il comunicato ufficiale JAXA del 20 agosto programma il decollo con il razzo H3 numero 10 per martedì 20 ottobre alle 04:41:03 JST. Poiché il Giappone è avanti di sette ore rispetto all’Italia nell’ora legale di ottobre, per chi segue il lancio dall’Italia l’appuntamento previsto è lunedì 19 ottobre, ore 21:41. È un dato di programma, non una conferma definitiva del decollo: meteo e controlli tecnici possono comportare rinvii.
NASA ha annunciato per il 15 ottobre una conferenza dedicata al contributo americano alla missione. Per seguire gli aggiornamenti prima del lancio, la fonte decisiva resta la pagina ufficiale MMX di JAXA, non un calendario ricopiato senza verifiche.
Perché raccogliere campioni da Phobos cambia la ricerca
Phobos e Deimos sono le due lune di Marte. Gli scienziati discutono da tempo due grandi famiglie di spiegazioni per la loro origine: potrebbero essere corpi catturati dalla gravità marziana oppure essersi formati da detriti prodotti da un antico grande impatto. Composizione, struttura e materiale superficiale sono indizi fondamentali, ma la loro interpretazione richiede prudenza perché la superficie può essere stata modificata nello spazio.
La missione studierà entrambe le lune, ma i campioni proverranno da Phobos. In particolare, più di 10 grammi di regolite dovrebbero essere riportati a Terra se la sequenza di prelievo, ritorno e recupero funzionerà. Non basta dunque raccogliere la polvere: occorre anche proteggerla dal rientro e documentarne il contesto geologico.
Quali strumenti userà la sonda e quando arriveranno i risultati
Secondo la sequenza di missione pubblicata da JAXA, l’arrivo nell’area di Marte è previsto circa un anno dopo il lancio. Seguiranno osservazioni in orbite quasi satellitari attorno a Phobos, analisi della superficie e tentativi di campionamento. Il programma internazionale comprende anche il piccolo rover IDEFIX sviluppato da DLR e CNES per osservare da vicino le condizioni della superficie.
NASA contribuisce con MEGANE, strumento che misurerà raggi gamma e neutroni per dedurre la composizione elementare del suolo di Phobos. È una misura complementare, non equivalente a portare fisicamente le rocce in laboratorio. Il calendario di ritorno dei campioni è nell’ordine dei primi anni Trenta, non nelle settimane successive al lancio. Le date intermedie potranno cambiare durante la missione.
Che cosa conviene osservare nella settimana del lancio
Tre verifiche aiutano a separare l’annuncio dal risultato: la conferma finale dell’ora da parte di JAXA, l’esito del decollo del vettore H3 e l’effettivo inserimento della sonda nella traiettoria interplanetaria. Sono passaggi diversi: il successo del primo non dimostra automaticamente il completamento degli altri. La scienza più importante, quella sull’origine delle lune, arriverà dopo anni di misure e analisi.
Per capire perché i satelliti di Marte interessano gli astronomi si può partire dalla nostra ricostruzione della scoperta storica di Phobos e Deimos. Chi vuole approfondire i problemi dell’esplorazione marziana può leggere anche perché una missione umana su Marte richiede molto più di un veicolo. MMX è una missione robotica, con obiettivi e rischi diversi.




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