I mirtilli congelati vengono spesso considerati un alimento particolarmente sicuro: sono conservati a temperature molto basse, durano a lungo e possono essere consumati direttamente nello yogurt, nei frullati o nelle preparazioni fredde.
Il freezer, però, non sterilizza gli alimenti.
A ricordarlo è un richiamo alimentare avvenuto negli Stati Uniti nel luglio 2026, dopo che alcuni mirtilli biologici congelati sono stati associati a una possibile contaminazione da Escherichia coli O145:H28.
Il caso riguarda confezioni da 10 once, circa 283 grammi, di GreenWise Organic IQF Frozen Blueberries, prodotte dalla società cilena Frutas y Hortalizas del Sur e distribuite negli Stati Uniti. Il prodotto interessato riportava il codice di lotto 60401 e la data di scadenza del 9 febbraio 2028.
Il richiamo non interessa, sulla base delle informazioni disponibili, prodotti venduti in Italia. La vicenda è comunque utile per comprendere un errore molto comune: pensare che mesi trascorsi nel congelatore possano rendere innocuo un alimento contaminato.
Cosa è successo ai mirtilli congelati

La Food and Drug Administration statunitense ha comunicato il richiamo il 6 luglio 2026, precisando che i mirtilli congelati non dovevano essere consumati, venduti o serviti.
L’indagine ha collegato il prodotto a casi di infezione provocati da E. coli O145:H28, un ceppo capace di produrre la tossina Shiga. FDA e CDC hanno inserito l’episodio tra le indagini sulle epidemie alimentari del 2026.
Il prodotto era confezionato come IQF, sigla di “individually quick frozen”: ogni frutto viene congelato rapidamente e separatamente, in modo da evitare che i mirtilli si trasformino in un unico blocco.
Questo processo protegge consistenza e qualità, ma non garantisce che eventuali batteri presenti prima del congelamento vengano distrutti.
Perché il freezer non uccide tutti i batteri
Il congelamento rallenta o interrompe la moltiplicazione della maggior parte dei microrganismi perché riduce l’acqua disponibile e blocca molti processi cellulari.
Non equivale però a una cottura o a una pastorizzazione.
Molti batteri patogeni possono sopravvivere durante la conservazione a temperature sottozero. Quando l’alimento viene scongelato, possono recuperare vitalità e tornare a moltiplicarsi se trovano condizioni favorevoli.
L’EFSA riassume chiaramente il principio: il congelamento impedisce la crescita dei patogeni, ma molti microrganismi possono sopravvivere, recuperare durante lo scongelamento e riprendere la propria attività.
Il freddo può danneggiare una parte delle cellule batteriche, ma il risultato dipende da numerosi fattori:
- specie e ceppo del batterio;
- quantità iniziale di microrganismi;
- temperatura di congelamento;
- velocità del processo;
- composizione dell’alimento;
- durata della conservazione;
- numero di scongelamenti e ricongelamenti.
Alcuni batteri riescono quindi a rimanere in uno stato di sopravvivenza per mesi, senza moltiplicarsi ma senza essere completamente eliminati.
Congelare non significa sterilizzare
Un alimento sterilizzato è stato sottoposto a un trattamento capace di eliminare o inattivare praticamente tutti i microrganismi rilevanti.
Il congelatore domestico, normalmente regolato intorno a -18 °C, ha invece soprattutto una funzione conservativa.
Può:
- rallentare il deterioramento;
- impedire la crescita della maggior parte dei batteri;
- conservare gli alimenti per periodi più lunghi;
- ridurre alcune attività enzimatiche.
Non può garantire l’eliminazione di:
- Escherichia coli;
- Salmonella;
- Listeria monocytogenes;
- virus come norovirus ed epatite A;
- alcune spore batteriche.
Per questo un alimento contaminato prima del congelamento può rimanere contaminato anche dopo mesi nel freezer.
Come possono contaminarsi i frutti di bosco

I frutti di bosco possono entrare in contatto con microrganismi durante differenti fasi della filiera.
La contaminazione può avvenire attraverso:
- acqua usata per irrigare o lavare;
- terreno contaminato;
- fertilizzanti organici non trattati correttamente;
- animali selvatici o domestici;
- mani degli operatori;
- macchinari e superfici di lavorazione;
- contenitori e mezzi di trasporto;
- contaminazione incrociata nello stabilimento.
Mirtilli, fragole, lamponi e altri piccoli frutti vengono spesso consumati senza cottura. Questo rende particolarmente importante la prevenzione durante coltivazione, raccolta e lavorazione.
L’EFSA ha già indicato i frutti di bosco freschi e congelati come possibili veicoli di agenti patogeni e ha sottolineato l’importanza delle buone pratiche agricole, igieniche e produttive.
Cos’è l’E. coli O145
Escherichia coli comprende numerosi ceppi. Molti vivono normalmente nell’intestino umano e animale senza provocare malattie.
Alcuni ceppi, tuttavia, possono produrre tossine pericolose. Tra questi rientrano gli E. coli produttori di tossina Shiga, spesso abbreviati in STEC.
Il sierotipo O145 è meno conosciuto rispetto all’O157:H7, ma può provocare una malattia simile.
I sintomi possono comprendere:
- forti crampi addominali;
- diarrea;
- diarrea con sangue;
- nausea;
- vomito;
- febbre generalmente non elevata.
La maggior parte delle persone guarisce, ma in alcuni casi può svilupparsi la sindrome emolitico-uremica, una complicazione che può danneggiare i reni.
Il rischio di forme gravi è maggiore soprattutto nei bambini piccoli, negli anziani e nelle persone con particolari fragilità.
Lavare i mirtilli congelati elimina l’E. coli?
Il semplice risciacquo può rimuovere una parte dello sporco e dei microrganismi presenti sulla superficie, ma non garantisce l’eliminazione di un batterio patogeno.
I frutti hanno superfici irregolari e delicate, nelle quali i microrganismi possono aderire. La contaminazione può inoltre avvenire attraverso liquidi che raggiungono piccole fessure o zone difficili da lavare.
Aceto, bicarbonato e disinfettanti domestici non trasformano automaticamente un prodotto richiamato in un alimento sicuro.
Quando un’autorità sanitaria dispone un richiamo, la regola è non consumare il prodotto coinvolto, anche dopo lavaggio, cottura improvvisata o permanenza prolungata nel congelatore.
La cottura rende sicuri i frutti congelati?

Una cottura adeguata può inattivare molti batteri patogeni, compreso E. coli. Il risultato dipende però dalla temperatura raggiunta in ogni parte dell’alimento e dalla durata del trattamento.
Cuocere i mirtilli in una composta, in una torta o in una salsa portata correttamente ad alta temperatura riduce generalmente il rischio rispetto al consumo diretto.
Questo non significa che un prodotto ufficialmente richiamato debba essere recuperato attraverso la cottura. In caso di richiamo, deve essere eliminato o restituito seguendo le indicazioni dell’autorità o del rivenditore.
La cottura è invece una precauzione utile per i normali frutti congelati non coinvolti in allerte, soprattutto quando vengono destinati a bambini, anziani, donne in gravidanza o persone immunodepresse.
I frullati sono il punto più delicato
Uno degli utilizzi più comuni dei frutti congelati è inserirli direttamente nel frullatore.
È una pratica comoda, ma presenta una particolarità: il prodotto viene consumato senza alcun trattamento termico.
Se i frutti fossero contaminati, né il congelamento né la frullatura distruggerebbero necessariamente i microrganismi. Il frullatore potrebbe inoltre contaminare le proprie superfici, il coperchio e altri ingredienti.
Dopo aver lavorato frutta congelata è quindi opportuno lavare accuratamente:
- bicchiere del frullatore;
- lame;
- guarnizioni;
- coperchio;
- utensili;
- piano di lavoro.
Questa attenzione diventa ancora più importante in presenza di un avviso sanitario o quando il frullato è destinato a persone vulnerabili.
Bisogna cuocere sempre i frutti di bosco congelati?
Non esiste una regola universale valida per ogni prodotto e per ogni Paese.
È necessario leggere le istruzioni presenti sulla confezione. Alcuni frutti congelati sono venduti come pronti al consumo, mentre altri devono essere cotti prima di essere mangiati.
Le raccomandazioni possono cambiare anche in base al rischio epidemiologico locale e al microrganismo coinvolto.
In passato i frutti congelati sono stati associati non solo a batteri, ma anche a epidemie di epatite A e norovirus. La FDA, per esempio, ha investigato nel 2023 un focolaio di epatite A legato a fragole biologiche congelate.
La precauzione più concreta consiste nel:
- controllare l’etichetta;
- rispettare le istruzioni di preparazione;
- verificare eventuali richiami;
- evitare il consumo crudo quando il produttore richiede la cottura;
- usare maggiore prudenza per persone vulnerabili.
Come scongelare correttamente i mirtilli

Lasciare i mirtilli per molte ore sul piano della cucina può permettere ai batteri sopravvissuti di tornare a moltiplicarsi.
I metodi più sicuri sono:
- scongelamento in frigorifero;
- cottura diretta dal prodotto congelato;
- scongelamento nel microonde seguito da consumo immediato.
Se i mirtilli vengono lasciati a temperatura ambiente per preparare una ricetta, il tempo dovrebbe essere ridotto al minimo.
Il liquido prodotto durante lo scongelamento deve essere considerato parte dell’alimento e può contenere eventuali microrganismi. È quindi importante evitare che entri in contatto con cibi già pronti, utensili puliti o superfici non destinate alla preparazione.
Si possono ricongelare?
Un alimento scongelato in frigorifero può, in determinate condizioni, essere ricongelato, anche se la qualità potrebbe peggiorare.
Dal punto di vista microbiologico, però, ricongelare non corregge eventuali errori avvenuti durante lo scongelamento.
Se i frutti sono rimasti per molto tempo a temperatura ambiente, eventuali batteri possono essersi moltiplicati. Il nuovo congelamento ne bloccherebbe nuovamente la crescita, ma non eliminerebbe necessariamente quelli già presenti.
È quindi preferibile scongelare soltanto la quantità necessaria.
Cosa fare in presenza di un richiamo

Chi scopre di possedere un prodotto richiamato non dovrebbe assaggiarlo per verificare se “sembra ancora buono”.
La contaminazione batterica:
- non modifica necessariamente il sapore;
- non produce sempre cattivi odori;
- può non alterare il colore;
- non è visibile a occhio nudo.
Le azioni corrette sono:
- verificare marca, formato, lotto e scadenza;
- non aprire o consumare il prodotto;
- restituirlo oppure eliminarlo secondo le indicazioni ufficiali;
- pulire la zona del congelatore in cui era conservato;
- lavare mani, contenitori e superfici entrati in contatto;
- controllare la comparsa di eventuali sintomi.
Il prodotto non deve essere dato ad animali domestici e non deve essere utilizzato per compost, marmellate o altre preparazioni.
Quando chiamare il medico
Dopo il consumo di un alimento potenzialmente contaminato, è opportuno contattare il medico in presenza di:
- diarrea con sangue;
- dolori addominali intensi;
- vomito persistente;
- febbre importante;
- riduzione della quantità di urina;
- forte debolezza;
- pallore insolito;
- segni di disidratazione.
Non è consigliabile assumere autonomamente farmaci antidiarroici quando si sospetta un’infezione da E. coli produttore di tossina Shiga, perché potrebbero rallentare l’eliminazione del patogeno.
Anche gli antibiotici non devono essere presi senza prescrizione: in alcune infezioni da STEC potrebbero aumentare il rischio di complicazioni.
Il richiamo interessa l’Italia?
Le comunicazioni pubblicate da FDA e CDC riguardano confezioni GreenWise distribuite negli Stati Uniti.
Non risultano, nelle informazioni ufficiali esaminate per questo articolo, richiami italiani collegati allo stesso prodotto.
Questo dettaglio deve essere indicato chiaramente per evitare allarmismi. La notizia non significa che tutti i mirtilli congelati siano contaminati o pericolosi.
Il valore del caso è soprattutto educativo: dimostra che il freddo conserva, ma non disinfetta.
Come ridurre il rischio a casa

Le precauzioni più utili sono semplici:
- controllare periodicamente i richiami alimentari;
- conservare il freezer a circa -18 °C;
- leggere le istruzioni presenti sulla confezione;
- cuocere il prodotto quando espressamente richiesto;
- scongelare in frigorifero;
- lavare mani, utensili e superfici;
- evitare contaminazioni tra liquidi di scongelamento e cibi pronti;
- non consumare prodotti richiamati;
- non affidarsi a odore e aspetto per valutare la sicurezza.
Non serve rinunciare ai mirtilli congelati. Sono pratici, versatili e permettono di consumare frutta anche fuori stagione.
Serve però smettere di considerare il congelatore come una macchina capace di cancellare ogni rischio.
Il freezer può fermare temporaneamente molti batteri. Quando il ghiaccio si scioglie, alcuni di loro possono essere ancora presenti.