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Iperico: perché l’erba di San Giovanni non è innocua

La pianta fiorisce attorno al 24 giugno ed è usata da secoli, ma può interferire con molti farmaci comuni

Redazione 2 giorni fa 4
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Contenuti di questo articolo
Cos’è l’iperico e perché si raccoglie a San GiovanniIperico e proprietà riconosciute: cosa dice l’EMAPerché naturale non significa sicuro

L’iperico torna al centro dell’attenzione ogni anno attorno al 24 giugno, quando la tradizione lega la raccolta dell’erba di San Giovanni alla notte dedicata al santo. Dietro il rito popolare, però, c’è una pianta officinale reale, studiata per alcuni usi in fitoterapia e nota anche per rischi non banali.

Cos’è l’iperico e perché si raccoglie a San Giovanni

Iperico: perché l’erba di san giovanni non è innocua

L’iperico, nome scientifico Hypericum perforatum, è una pianta erbacea perenne dai fiori gialli. Fiorisce proprio nel periodo del solstizio d’estate e della festa di San Giovanni, motivo per cui viene chiamata erba di San Giovanni. Se stropicciata o lasciata macerare in olio, può rilasciare una colorazione rossastra legata soprattutto all’ipericina.

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Le foglie sembrano bucherellate se osservate in controluce: da qui il nome perforatum. In realtà non sono fori veri, ma piccole ghiandole ricche di composti vegetali. La pianta cresce facilmente in prati, bordi stradali, terreni aridi e zone sassose, anche in Italia.

Iperico e proprietà riconosciute: cosa dice l’EMA

L’uso dell’iperico non è solo folklore. L’Agenzia Europea dei Medicinali riconosce alcuni preparati a base di Hypericum perforatum per il trattamento a breve termine dei sintomi nei disturbi depressivi lievi e per usi tradizionali su piccole infiammazioni cutanee o ferite superficiali.

Il punto chiave è la distinzione tra uso tradizionale e uso ben consolidato. Nel primo caso conta la lunga storia d’impiego, almeno 30 anni nel mondo e 15 anni in Europa. Nel secondo servono anche dati clinici e un impiego stabile nell’Unione Europea da almeno 10 anni.

Alcune revisioni, inclusa una sintesi Cochrane sull’iperico per la depressione, indicano risultati migliori del placebo e comparabili ad alcuni antidepressivi nei casi lievi o moderati. Questo non trasforma la pianta in una cura fai da te. La depressione richiede valutazione medica, anche quando i sintomi sembrano gestibili. Lo stesso vale per i temi di salute mentale collegati a stress, ansia e consumo continuo di brutte notizie e doomscrolling.

Perché naturale non significa sicuro

Iperico: perché l’erba di san giovanni non è innocua

Il problema più serio dell’iperico riguarda le interazioni. Secondo il National Center for Complementary and Integrative Health, l’erba di San Giovanni può ridurre l’efficacia di molti medicinali o aumentare il rischio di effetti indesiderati. Tra i farmaci coinvolti ci sono contraccettivi orali, immunosoppressori, anticoagulanti, antivirali, alcuni farmaci oncologici e antidepressivi.

  • Può rendere meno efficaci alcuni farmaci metabolizzati dal fegato.
  • Può aumentare il rischio di sindrome serotoninergica se associato ad antidepressivi.
  • L’olio di iperico sulla pelle può favorire fotosensibilità, soprattutto con esposizione al sole.

Il caso dei contraccettivi è tra i più citati perché il rischio pratico è immediato: l’effetto può ridursi e la protezione diventare meno affidabile. Anche per questo l’iperico non andrebbe iniziato mentre si assumono farmaci senza parlarne con il medico o il farmacista.

Iperico: perché l’erba di san giovanni non è innocua

La tradizione della notte di San Giovanni resta un pezzo interessante di cultura popolare, ma oggi il tema è più concreto: distinguere il rito dall’uso terapeutico. L’iperico può avere un ruolo in prodotti controllati e in indicazioni precise, ma il confine tra rimedio naturale e problema clinico può essere sottile, come mostrano anche altri casi di salute pubblica e rischio sanitario dove la prudenza conta più dell’abitudine.

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