Vai al contenuto
iCrewPlay.com Un progetto editoriale indipendente
Continua con Intelligenza Artificiale

L’intelligenza non è in una zona del cervello: nasce dal coordinamento di tutte le reti neurali

Intelligenza artificiale
Intelligenza artificiale
Tempo di lettura2 minuti
Commenta

Uno studio su Nature Communications ribalta decenni di ricerca: non contano le aree specializzate, ma come comunicano tra loro. E la scoperta potrebbe cambiare anche l’AI.

Va in archivio l’idea che l’intelligenza risieda nell’efficienza di aree cerebrali specifiche come quelle legate a memoria, linguaggio e apprendimento. Una ricerca pubblicata su Nature Communications e coordinata dall’Università di Notre Dame propone un quadro radicalmente diverso: l’intelligenza emerge dall’interazione coordinata di tutte le reti cerebrali, che lavorano insieme come un’orchestra.

Lo studio è firmato da Aron Barbey e Ramsey Wilcox e si basa sull’analisi delle capacità cognitive di 976 adulti, combinando dati strutturali e funzionali del cervello provenienti dal Progetto Connettoma Umano e dallo studio Insight del programma statunitense Sharp.

Pubblicità

Non dove, ma come

La domanda che ha guidato la ricerca è una sola, e cambia tutto. Non “dove nasce l’intelligenza nel cervello”, ma “come emerge dal suo funzionamento”.

Secondo la teoria proposta, chiamata Rete delle Neuroscienze, l’intelligenza non risiede in un’abilità particolare ma riflette un modello in cui molte abilità cognitive sono in relazione tra loro. Quello che conta è l’efficienza con cui le reti cerebrali si coordinano e si riorganizzano per affrontare compiti diversi.

“Abbiamo trovato prove di un coordinamento a livello di sistema nel cervello, che è allo stesso tempo robusto e adattabile”, ha osservato Wilcox. Il cervello, in questo quadro, funziona come una rete il cui comportamento dipende da proprietà globali come efficienza, flessibilità e integrazione, caratteristiche dell’intero sistema e non di singole aree.

Le ricadute sull’intelligenza artificiale

La scoperta apre uno scenario interessante anche per la ricerca sull’AI. I sistemi di intelligenza artificiale attuali riescono a svolgere bene compiti specifici, ma faticano ad applicare le conoscenze acquisite in contesti diversi da quelli per cui sono stati addestrati.

È esattamente il limite che questa ricerca aiuta a definire con maggiore precisione. “L’intelligenza umana è definita da questa flessibilità, che riflette l’organizzazione unica del cervello umano”, ha concluso Barbey. Capire come il cervello produce flessibilità cognitiva potrebbe indicare nuove direzioni per costruire sistemi artificiali più adattabili.

Seguici su Instagram su @icrewplay_t per aggiornamenti su neuroscienze, tecnologia e ricerca scientifica.

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Aggiungi la tua voce

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.