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Infernogallus jamesi, il dinosauro che forse mangiava frutta

Il nuovo fossile del Cretaceo rivela una mandibola specializzata: indizi di una dieta a base di frutti, ma nessuna prova diretta dei semi mangiati.

Bolg amondol
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Un piccolo dinosauro del Cretaceo, chiamato Infernogallus jamesi, aveva una mascella adattata a lavorare alimenti morbidi e potrebbe essersi nutrito soprattutto di frutti. La descrizione scientifica, pubblicata il 10 ottobre 2026 su Nature Communications, indica uno dei legami più convincenti finora tra la dieta di alcuni dinosauri e la diffusione delle piante da fiore. Non sono stati trovati frutti nello stomaco: la conclusione nasce dall’anatomia del cranio.

La scoperta riguarda un oviraptorosauro del gruppo dei caenagnatidi, dinosauri teropodi lontani dall’immagine del predatore con grandi denti. Il punto più interessante è che, milioni di anni prima dell’espansione degli uccelli moderni, alcuni dinosauri non aviani avrebbero sviluppato meccanismi di alimentazione paragonabili per funzione a quelli degli odierni pappagalli frugivori.

Chi era Infernogallus jamesi

Infernogallus jamesi è una nuova specie di caenagnatide descritta da Gregory Funston e colleghi. Appartiene agli oviraptorosauri, un ramo dei teropodi che comprende forme con becchi e anatomie craniche molto differenti da quelle dei grandi dinosauri carnivori. La scoperta non significa che tutti gli oviraptorosauri mangiassero frutta: lo studio ricostruisce un adattamento particolarmente specializzato in questo gruppo.

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Il fossile decisivo comprende un cranio quasi completo e articolato, il primo di questo tipo per i caenagnatidi. Finora la ricostruzione della loro dieta dipendeva soprattutto da parti isolate del cranio e delle mascelle: avere le ossa nella loro posizione reciproca consente invece di studiare come avrebbero potuto muoversi durante l’alimentazione.

Una mandibola diversa da quella dei dinosauri carnivori

Secondo il lavoro originale, i punti di inserzione dei muscoli e le superfici che combaciano tra mascella superiore e mandibola suggeriscono un movimento anteriore-posteriore, non soltanto l’apertura e la chiusura verticale della bocca. Creste e solchi contrapposti avrebbero potuto aiutare a manipolare e schiacciare cibo morbido.

È un cambiamento importante rispetto alla funzione di una dentatura utile a strappare carne. Gli autori individuano una convergenza funzionale con alcuni pappagalli attuali che si nutrono di frutti: organismi lontani evolutivamente possono sviluppare soluzioni simili quando affrontano problemi alimentari confrontabili.

Mangiava davvero frutta? Che cosa dimostrano i fossili

La dieta frugivora è un’ipotesi solida basata sull’anatomia, ma non una prova diretta dell’ultimo pasto. Non risulta da contenuto intestinale fossilizzato o da semi trovati nello stomaco dell’animale. La ricostruzione associa l’apparato per processare cibi morbidi all’espansione, nel Cretaceo superiore, dei frutti carnosi prodotti dalle angiosperme, cioè le piante da fiore.

Il paper descrive i caenagnatidi come erbivori specializzati e propone che i frutti carnosi costituissero una parte rilevante della dieta. Resta da verificare quali frutti fossero disponibili nell’habitat specifico, quanto pesassero nella dieta rispetto ad altre risorse vegetali e se questi dinosauri disperdessero anche i semi.

Perché i frutti del Cretaceo contano per l’evoluzione

Le piante da fiore si diversificarono durante il Cretaceo, ma la relazione precisa con i dinosauri erbivori è ancora discussa. La contemporaneità tra comparsa di nuovi frutti e presenza di animali capaci di mangiarli non dimostra automaticamente una coevoluzione diretta. La novità di Infernogallus è anatomica: offre un possibile meccanismo tramite cui un dinosauro poteva sfruttare quella risorsa.

Un’altra domanda riguarda la diffusione dei semi. Negli ecosistemi attuali molti vertebrati consumano i frutti e trasportano i semi lontano dalla pianta. È plausibile chiedersi se alcuni dinosauri abbiano avuto un ruolo simile, ma gli autori specificano che il loro contributo alla diffusione delle piante fruttifere nel Cretaceo superiore resta incerto.

Cosa cambia rispetto alla nostra idea dei dinosauri

Non tutti i teropodi inseguivano prede e non tutti gli erbivori preistorici brucavano foglie allo stesso modo. Le diverse linee evolutive sperimentarono becchi, mandibole, muscoli e sistemi di lavorazione del cibo. Infernogallus offre un esempio ben documentato di questa diversificazione.

Per confrontare la scoperta con altri aspetti dell’alimentazione preistorica si può leggere il nostro approfondimento sui dinosauri, la dieta e gli ecosistemi. Anche lo studio sulla diversità dei dinosauri più antichi nelle Ande mostra quanto le scoperte fossili possano modificare ipotesi evolutive consolidate.

Quali sono i limiti dello studio

Il gruppo di ricerca non ha osservato direttamente l’animale mentre mangiava, e la forma di una mascella non equivale a un inventario completo della dieta. Le somiglianze con i pappagalli sono una convergenza funzionale proposta dagli studiosi, non una discendenza diretta. La diffusione dei frutti e la comparsa di queste specializzazioni sono correlate nel quadro evolutivo, ma il ruolo dei dinosauri come dispersori di semi richiede prove aggiuntive.

La ricerca Fruit-eating adaptations in a Late Cretaceous oviraptorosaur (Theropoda) è stata pubblicata su Nature Communications il 10 ottobre 2026, dopo accettazione il 22 settembre. La rivista segnala che il testo è una versione anticipata accettata e soggetta a ulteriori revisioni editoriali.

La scoperta in una frase

Infernogallus jamesi suggerisce che alcuni piccoli dinosauri del Cretaceo sapessero manipolare frutti carnosi con mandibole specializzate. Il fossile rende molto più concreta l’ipotesi di una dieta legata alle piante da fiore, ma non prova ancora che questi animali abbiano contribuito a diffonderne i semi.

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