GlobalFoundries vuole produrre in Europa una nuova generazione di chip destinati a robot, veicoli intelligenti e macchine capaci di elaborare dati vicino ai propri sensori. La piattaforma si chiama FDX Fusion: presentata a Dresda il 9 ottobre 2026, punta a riunire calcolo, connessioni radio e circuiti di controllo in componenti efficienti. La tabella di marcia prevede i primi campioni per valutazioni nel 2027 e produzione a partire dal 2028. Non è un chip già acquistabile.
Il progetto racconta un cambiamento meno vistoso dei chatbot, ma importante. Un robot deve riconoscere un oggetto, reagire a ciò che gli accade intorno, controllare motori e comunicare in tempo reale. Per farlo, non sempre serve un acceleratore enorme installato in un centro dati: può servire un dispositivo più piccolo, con sensori e logica coordinati direttamente sulla macchina.
Che cosa significa Physical AI nel progetto FDX Fusion
GlobalFoundries parla di Physical AI per le applicazioni che percepiscono l’ambiente, elaborano informazioni, agiscono e comunicano. Un robot industriale, un sistema di assistenza alla guida e un dispositivo intelligente con sensori sono esempi di possibili destinazioni. Non significa che il futuro chip possieda da solo l’intelligenza di un modello linguistico: indica l’hardware che può gestire più funzioni della stessa macchina con efficienza.
FDX Fusion amplia la famiglia FD-SOI, sigla di Fully Depleted Silicon on Insulator. Questa tecnologia punta a controllare la dispersione energetica nei transistor. La nuova piattaforma dovrebbe combinare logica digitale, circuiti analogici, funzioni radio, memoria incorporata e capacità di calcolo in memoria. Il comunicato tecnico ufficiale di GlobalFoundries descrive queste caratteristiche come obiettivi di sviluppo, non come risultati indipendenti ottenuti su prodotti commerciali.
Perché i 7 nanometri non sono un confronto diretto con TSMC
Uno dei dati dell’annuncio è la promessa di prestazioni digitali di classe 7 nm. La formula merita attenzione: GlobalFoundries non sostiene che FDX Fusion sia identica a un nodo produttivo a 7 nanometri di un concorrente. Si riferisce a un livello prestazionale atteso per la parte digitale della propria piattaforma. I numeri che identificano i processi produttivi non descrivono da soli consumo, densità o prestazioni effettive di tutti i chip.
L’azienda prevede una densità logica più che doppia rispetto alla prima generazione FDX. Il paragone è interno alla famiglia tecnologica. Viene indicato anche un valore radio fino a 0,5 THz per i parametri ft/fmax: non è la velocità di una futura rete Wi-Fi o la frequenza di trasmissione garantita di un prodotto per consumatori.

A cosa servirebbe un chip del genere su un robot
Immagina un braccio robotico che deve riconoscere e afferrare oggetti su un nastro. La telecamera raccoglie immagini, il software interpreta ciò che vede e il controllo dei motori corregge la presa. Se parte dell’elaborazione avviene direttamente vicino ai sensori, il sistema può ridurre la dipendenza dalla connessione al cloud e reagire con una latenza minore. Questi sono vantaggi potenziali dell’elaborazione locale, non prestazioni già dimostrate per FDX Fusion.
La componente hardware è solo un pezzo del puzzle. Anche il software deve sapere adattarsi al mondo fisico. Ne abbiamo parlato nell’approfondimento su CamVLA e i robot che devono riconoscere un ambiente anche quando cambia la posizione della telecamera: lì il problema riguarda gli algoritmi di visione; qui riguarda la tecnologia con cui si potrebbero costruire futuri circuiti per macchine intelligenti.
GlobalFoundries cita settori come automazione, automotive, sensoristica, sistemi autonomi e connessioni sicure. Bosch, BMW, NXP e Infineon hanno espresso interesse o considerazioni favorevoli sulla direzione della piattaforma. Queste dichiarazioni non bastano però a certificare ordini, prodotti con FDX Fusion o prestazioni specifiche.
Dresda e il progetto SPRINT da 1,1 miliardi di euro
La presentazione è arrivata insieme al completamento di una fase importante dell’ampliamento SPRINT dello stabilimento tedesco. GlobalFoundries indica 1,1 miliardi di euro di investimenti per portare la capacità complessiva del sito a oltre un milione di wafer da 300 millimetri all’anno entro la fine del 2028. È il dato riportato nel comunicato del 9 ottobre dedicato all’espansione.
Attenzione alla differenza: quella capacità riguarda lo stabilimento di Dresda nel suo complesso, non un milione di wafer FDX Fusion garantiti. La fabbrica realizza più tipologie di semiconduttori. L’espansione è comunque significativa per la filiera europea: auto, industria e infrastrutture digitali hanno bisogno di componenti affidabili e di catene produttive meno dipendenti da pochi poli mondiali.

Quando arriveranno i primi chip FDX Fusion
La roadmap aziendale indica silicio dimostrativo all’inizio del 2027, un primo process design kit a metà 2027 e l’avvio della produzione previsto nel 2028. Il design kit, spesso abbreviato in PDK, serve ai clienti per progettare e verificare circuiti che possano essere fabbricati con quel processo. Sono ancora scadenze programmatiche: non è stata annunciata la disponibilità di una scheda, di uno smartphone o di un robot già equipaggiato con questi chip.
Non sono disponibili dati indipendenti su consumi e prestazioni in applicazioni concrete, prezzi o rese produttive. Il confronto con altri nodi rimane quindi parziale. Per valutare il progetto serviranno prototipi, misure riproducibili e prodotti realizzati da clienti identificabili.
Perché è una strada diversa dagli acceleratori AI dei data center
La corsa ai grandi modelli ha spinto aziende come Microsoft a sviluppare chip dedicati, come mostra il nostro articolo su Maia 300 e l’infrastruttura AI di Azure. FDX Fusion cerca una posizione complementare: non massimizzare le operazioni necessarie a un grande chatbot, ma integrare intelligenza locale, sensori e connettività dove contano autonomia, tempi di risposta e consumi.
È qui il valore della notizia. L’intelligenza artificiale non cambierà soltanto i servizi online: potrebbe modificare il modo in cui macchine, robot e dispositivi interagiscono con gli oggetti. GlobalFoundries ha presentato una tecnologia per questa esigenza e una sede europea nella quale intende produrla. I risultati andranno verificati quando la piattaforma passerà dalle presentazioni ai circuiti reali.




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