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La biodiversità nascosta sotto i nostri piedi: l’84% dei funghi micorrizici è ancora senza nome

Una nuova ricerca fa luce su un mondo invisibile ma fondamentale per il clima e per gli ecosistemi del pianeta.

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Nascosti sotto la superficie terrestre, i funghi micorrizici formano reti sotterranee che collegano radici di piante tra loro, facilitano lo scambio di nutrienti e catturano carbonio dal suolo. Sono alleati invisibili ma cruciali nella lotta contro il cambiamento climatico.

La biodiversità nascosta sotto i nostri piedi: l’84% dei funghi micorrizici è ancora senza nome

Eppure, secondo uno studio pubblicato il 9 giugno su Current Biology, oltre l’83% delle specie di funghi micorrizici ectomicorrizici non è ancora stato ufficialmente identificato. Sono i cosiddetti “dark taxa”, organismi di cui conosciamo il DNA ma che non hanno ancora un nome, né una descrizione scientifica formale.

Il paradosso: funghi fondamentali ma senza identità

I nomi contano, soprattutto nella scienza. Senza una classificazione ufficiale, queste specie non possono essere incluse in programmi di conservazione. E questo diventa un problema enorme, perché molti di questi funghi vivono in simbiosi con piante a rischio di estinzione.

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“Come possiamo proteggere qualcosa che non è stato nemmeno nominato?”, si chiede Laura van Galen, microbiologa della Society for the Protection of Underground Networks (SPUN) e co-autrice dello studio.

Dove si nascondono le specie sconosciute

Gli hotspot di queste specie senza nome non sono casuali: si concentrano in regioni tropicali del sud-est asiatico, dell’Africa centrale e dell’America Latina, ma anche zone montane come le foreste di conifere dei monti Sayan, a nord della Mongolia, risultano particolarmente ricche di biodiversità fungina sconosciuta.

La biodiversità nascosta sotto i nostri piedi: l’84% dei funghi micorrizici è ancora senza nome

Il problema? La maggior parte degli studi finora è stata condotta nell’emisfero nord, lasciando intere regioni poco esplorate. Serve un riequilibrio nei fondi e nella ricerca, per coinvolgere studiosi locali e aumentare il numero di specie descritte.

I numeri della simbiosi (e del carbonio)

I funghi ectomicorrizici, uno dei gruppi più studiati, collaborano con circa il 25% della vegetazione mondiale e ogni anno, contribuiscono ad assorbire oltre 9 miliardi di tonnellate di CO₂ e più di un quarto delle emissioni da combustibili fossili.

Non solo: migliorano la resistenza delle piante agli stress ambientali, aiutano a regolare il ciclo dei nutrienti e degradano sostanze inquinanti. Ma senza un’identificazione precisa, gran parte di questo patrimonio rimane fuori radar.

Soluzioni pratiche: tra sequenziamento e archivi dimenticati

Gli scienziati propongono una strategia in due tempi:

  1. Raccogliere e analizzare nuovi funghi, sequenziandone il DNA.
  2. Riutilizzare le collezioni già esistenti: molti esemplari di funghi giacciono da decenni nei magazzini di orti botanici e musei, mai analizzati a livello genetico. Quei vecchi campioni potrebbero essere la chiave per identificare molte dark taxa.
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“Abbiamo la tecnologia, ci manca solo l’attenzione”, afferma van Galen. “Se perdiamo le piante ospiti di questi funghi, potremmo perdere anche intere comunità microbiche che non abbiamo mai conosciuto.”

Conclusione: la corsa contro il tempo è iniziata

Nel mondo sotterraneo, invisibile ma attivo, si gioca una partita cruciale per il futuro del pianeta. Mappare e nominare questi funghi non è solo un esercizio accademico: è una priorità ambientale e climatica.

Conservare significa conoscere e conoscere, in questo caso, significa dare un nome a chi ancora non ce l’ha.

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