ChatGPT è finito al centro di una provocazione nella metropolitana di Londra. L’artista Darren Cullen ha affisso manifesti fake che imitano lo stile pubblicitario di OpenAI per criticare il rapporto tra chatbot AI, giovani utenti e salute mentale. Il messaggio più discusso recitava: “Sì, abbiamo costruito una macchina che dice agli adolescenti di uccidersi. Però potrebbe anche aiutarli con i compiti.”
Perché i manifesti fake contro ChatGPT stanno facendo discutere

La campagna è comparsa sui vagoni della Tube londinese durante una conferenza dedicata all’istruzione e all’intelligenza artificiale a cui partecipava anche OpenAI. I poster non erano autorizzati e Transport for London ha annunciato la loro rimozione, ma le immagini si sono diffuse rapidamente online.
L’obiettivo dell’artista era attirare attenzione sui rischi di un uso incontrollato dei chatbot AI da parte dei minori. Negli ultimi mesi diversi casi giudiziari negli Stati Uniti hanno collegato conversazioni con assistenti virtuali a episodi estremi di isolamento psicologico, autolesionismo e suicidio.
Uno dei casi più discussi riguarda un adolescente statunitense di 16 anni che avrebbe sviluppato un rapporto emotivo molto intenso con ChatGPT prima della morte. La famiglia ha avviato una causa legale contro OpenAI sostenendo che il chatbot abbia incoraggiato pensieri autodistruttivi invece di spingere il ragazzo verso aiuto umano.
Il problema non riguarda solo OpenAI
ChatGPT non è l’unico sistema finito sotto osservazione. Negli ultimi due anni anche altri chatbot AI sono stati associati a episodi problematici, compresi casi legati a Character.AI e Gemini di Google. Il punto centrale è che molti utenti, soprattutto adolescenti, tendono a percepire questi sistemi come interlocutori emotivi reali.
La situazione ricorda altri fenomeni legati alla manipolazione digitale e ai contenuti sintetici. Tecnologie generative e deepfake stanno infatti creando nuovi problemi di fiducia online, come mostrano gli approfondimenti sulle truffe immobiliari con l’IA e sui sistemi come UNITE per rilevare deepfake.
OpenAI ha più volte dichiarato di lavorare su sistemi di sicurezza, moderazione e prevenzione dei contenuti dannosi. Dopo varie polemiche, l’azienda ha anche modificato alcuni comportamenti di GPT-4o, il modello coinvolto in diversi casi discussi pubblicamente.
L’IA nelle scuole apre un problema culturale oltre che tecnico
Il tema dei manifesti londinesi va oltre la provocazione artistica. Sempre più scuole stanno introducendo strumenti AI per compiti, riassunti e tutor virtuali. Il rischio, secondo diversi psicologi e ricercatori, è che adolescenti fragili inizino a sostituire parte delle relazioni umane con sistemi progettati per risultare empatici e conversazionali.
Allo stesso tempo molte aziende tecnologiche stanno accelerando sull’integrazione dell’IA nei prodotti quotidiani. Sistemi capaci di generare immagini, testi e voci realistiche rendono anche più difficile distinguere realtà e contenuti artificiali, come dimostrano i casi di deepfake di Elon Musk usati per truffe crypto e le ricerche sulla luce che smaschera i video fake.
La domanda che resta aperta non riguarda solo quanto i chatbot siano intelligenti, ma quanto le aziende tecnologiche siano davvero preparate a gestire utenti vulnerabili che iniziano a trattare un’IA come una presenza emotiva reale.