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Bisfenolo A nelle lattine: perché può essere ancora presente nonostante il divieto UE

Il divieto punta a ridurre l’esposizione a un interferente endocrino, ma la fase di transizione lascia ancora zone grigie per chi compra alimenti confezionati.

Redazione 1 ora fa Commenta! 11
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Il bisfenolo A, conosciuto anche come BPA, è una sostanza chimica usata per anni nella produzione di plastiche e rivestimenti destinati al contatto con alimenti e bevande. Il suo impiego più discusso riguarda i rivestimenti interni delle lattine, dove serve a separare il metallo dal contenuto, riducendo corrosione, alterazioni del sapore e possibili problemi di conservazione.

Contenuti di questo articolo
Che cos’è il bisfenolo A e perché è considerato un problemaPerché il BPA è stato usato nelle lattineCosa dice il nuovo divieto europeoPerché alcune lattine possono ancora contenere BPASi può capire dall’etichetta se una lattina contiene BPA?Il vetro è davvero una scelta migliore?Come ridurre l’esposizione al bisfenolo AIl problema non è la singola lattina, ma l’esposizione quotidianaCosa cambia davvero per i consumatoriLa scelta più prudente fino al 2028

Il punto è che il BPA non resta sempre confinato nel materiale. In alcune condizioni può migrare in piccole quantità negli alimenti, soprattutto quando il contenitore è esposto a calore, tempi lunghi di conservazione o prodotti particolarmente acidi.

Per questo l’Unione europea ha deciso di intervenire con un divieto ampio nei materiali a contatto con gli alimenti. La misura è stata adottata dalla Commissione europea il 19 dicembre 2024 ed è legata alla rivalutazione scientifica dell’EFSA, secondo cui l’esposizione alimentare al BPA rappresenta una preoccupazione per la salute dei consumatori di tutte le fasce d’età.

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Che cos’è il bisfenolo A e perché è considerato un problema

Bisfenolo a nelle lattine: perché può essere ancora presente nonostante il divieto ue

Il bisfenolo A è un composto chimico industriale usato nella produzione di plastiche in policarbonato e resine epossidiche. Lo si è trovato per anni in bottiglie riutilizzabili, contenitori per alimenti, stoviglie, rivestimenti interni di lattine e anche nella carta termica degli scontrini.

Il problema principale è la sua capacità di agire come interferente endocrino. In parole semplici, può interferire con il sistema ormonale, perché la sua struttura chimica gli permette di imitare in parte l’azione degli estrogeni. È lo stesso motivo per cui il tema è entrato da tempo nel dibattito su sicurezza alimentare e sostanze chimiche negli imballaggi.

L’EFSA ha aggiornato la propria valutazione nel 2023, segnalando possibili effetti nocivi soprattutto sul sistema immunitario. Non si parla quindi di un allarme improvviso nato sui social, ma di una sostanza studiata da anni e progressivamente limitata dalle autorità europee.

Perché il BPA è stato usato nelle lattine

Nelle lattine e nei barattoli metallici il BPA è stato utilizzato soprattutto nelle resine epossidiche che rivestono la parte interna del contenitore. Questo rivestimento serve a impedire il contatto diretto tra alimento e metallo.

La funzione è concreta: una lattina senza rivestimento adeguato potrebbe corrodersi, alterare il gusto del prodotto o compromettere la conservazione. Il BPA, quindi, non è stato usato perché inutile o casuale, ma perché per l’industria alimentare ha rappresentato per anni una soluzione tecnica efficace.

Il problema nasce quando questa utilità industriale si scontra con la tutela della salute. Una sostanza può essere molto comoda per produrre imballaggi e allo stesso tempo non essere più accettabile quando emergono rischi legati all’esposizione quotidiana.

Cosa dice il nuovo divieto europeo

Bisfenolo a nelle lattine: perché può essere ancora presente anche dopo il divieto ue

Il nuovo quadro europeo è contenuto nel Regolamento UE 2024/3190, pubblicato il 31 dicembre 2024 ed entrato in vigore il 20 gennaio 2025. Il regolamento vieta l’uso del BPA e di altri bisfenoli con specifiche classificazioni di pericolo in determinati materiali e oggetti destinati al contatto con alimenti.

Il divieto riguarda diversi prodotti, tra cui:

  • rivestimenti interni di lattine metalliche;
  • bottiglie riutilizzabili in plastica;
  • distributori d’acqua;
  • utensili da cucina;
  • altri materiali destinati a venire a contatto con cibi e bevande.

La Commissione europea ha spiegato che il BPA non sarà più consentito nei prodotti a contatto con alimenti o bevande, proprio per ridurre l’esposizione dei consumatori.

Perché alcune lattine possono ancora contenere BPA

Qui arriva la parte meno intuitiva. Il divieto è attivo, ma non significa che ogni prodotto oggi in vendita sia già automaticamente privo di BPA.

La normativa prevede infatti un periodo di transizione. Per molte categorie è stato concesso tempo alle aziende per adeguarsi, riformulare i materiali e smaltire prodotti già presenti nella filiera. Per alcuni alimenti e imballaggi più complessi, la transizione può arrivare fino al 2028.

Il motivo è industriale: sostituire un rivestimento interno non significa cambiare un’etichetta. Bisogna testare nuovi materiali, verificare che proteggano davvero il cibo, controllare la durata di conservazione e garantire che non introducano altri problemi.

Questo però crea una zona grigia per il consumatore. Una lattina può essere legalmente in commercio durante la fase transitoria, ma non essere necessariamente BPA free.

Si può capire dall’etichetta se una lattina contiene BPA?

Bisfenolo a nelle lattine: perché può essere ancora presente nonostante il divieto ue

Nella maggior parte dei casi, no. Ed è proprio questo il punto più scomodo.

Non esiste un simbolo europeo obbligatorio, semplice e visibile, che permetta al consumatore di capire subito se una lattina contiene o meno bisfenolo A. Alcune aziende indicano volontariamente diciture come “BPA free” o “senza bisfenolo A”, ma non è una comunicazione uniforme e non sempre compare in etichetta.

In alcuni contesti tecnici può comparire anche la sigla BPA-NI, cioè “Bisphenol A Non-Intentional”, usata per indicare che il BPA non è stato aggiunto intenzionalmente nel materiale. Ma non è un’informazione pensata per essere chiara al consumatore medio.

Il risultato è semplice: davanti allo scaffale, spesso non abbiamo gli strumenti per sapere con certezza se il rivestimento interno di una lattina sia stato prodotto con BPA oppure no.

Il vetro è davvero una scelta migliore?

In molti casi sì, almeno come scelta prudenziale.

Il vetro non ha bisogno dello stesso tipo di rivestimento interno usato nei contenitori metallici. Per conserve, passate di pomodoro, legumi, frutta sciroppata e alimenti acidi, scegliere il vetro può ridurre l’esposizione a sostanze che possono migrare dagli imballaggi.

Questo non significa che ogni lattina sia pericolosa. Sarebbe una semplificazione sbagliata. Significa però che, fino alla completa eliminazione del BPA dalla filiera, il vetro resta una soluzione più trasparente e più facile da valutare.

Lo stesso ragionamento vale per l’acciaio inox, utile soprattutto per borracce, contenitori riutilizzabili e strumenti da cucina. È una scelta sensata anche quando si parla di contenitori sicuri per alimenti e riduzione dell’esposizione quotidiana a sostanze indesiderate.

Come ridurre l’esposizione al bisfenolo A

Bisfenolo a nelle lattine: perché può essere ancora presente nonostante il divieto ue

Ridurre l’esposizione al BPA non richiede comportamenti estremi. Servono scelte pratiche, soprattutto quando l’alternativa è semplice.

La prima è preferire il vetro quando si acquistano conserve, salse, legumi o alimenti acidi. Non sempre è possibile, ma quando il prezzo e la disponibilità lo permettono è una scelta più prudente.

La seconda è non riscaldare alimenti in contenitori di plastica, a meno che siano chiaramente adatti al microonde e al contatto alimentare. Il calore può favorire la migrazione di alcune sostanze dal materiale al cibo.

La terza è non conservare gli avanzi nelle scatolette aperte. Una volta aperta una lattina, meglio trasferire il contenuto in un contenitore di vetro o acciaio e conservarlo in frigorifero.

Per alimenti come legumi, tonno o mais in scatola, può essere utile sciacquare il contenuto prima del consumo. Non elimina il problema del rivestimento interno, ma può ridurre parte delle sostanze presenti nel liquido di governo.

Il problema non è la singola lattina, ma l’esposizione quotidiana

Il punto centrale non è fare paura per una lattina di tonno o una bibita. Il vero tema è l’esposizione ripetuta nel tempo.

Il BPA è stato usato in molti prodotti diversi e l’alimentazione è una delle principali vie di esposizione. Per questo le autorità europee hanno deciso di ridurre la presenza della sostanza nei materiali a contatto con cibi e bevande.

Il consumatore, però, si trova ancora in una fase intermedia. Il divieto c’è, ma il mercato non si è svuotato da un giorno all’altro. Le aziende hanno tempi di adeguamento, le scorte devono essere gestite e alcune categorie hanno scadenze più lunghe.

Cosa cambia davvero per i consumatori

Bisfenolo a nelle lattine: perché può essere ancora presente nonostante il divieto ue

Per chi compra al supermercato, il cambiamento sarà progressivo. Nei prossimi anni aumenteranno i prodotti con diciture senza BPA, mentre i vecchi rivestimenti verranno eliminati dalla filiera.

Nel frattempo, però, la scelta resta spesso nelle mani del consumatore. Dove l’etichetta non aiuta, conviene adottare un criterio semplice: se esiste una versione in vetro, soprattutto per alimenti acidi o conservati a lungo, può essere preferibile.

Non serve buttare tutto quello che si ha in dispensa. Serve però sapere che il BPA non è un dettaglio secondario degli imballaggi, ma una sostanza su cui l’Europa ha deciso di intervenire dopo anni di valutazioni scientifiche.

La scelta più prudente fino al 2028

Fino al completamento della fase di transizione, la scelta più prudente è ridurre l’uso di lattine quando esiste un’alternativa comoda e accessibile.

Il vetro non risolve ogni problema della filiera alimentare, ma in questo caso offre un vantaggio concreto: evita il rivestimento interno tipico delle lattine metalliche. Per conserve, sughi, legumi e prodotti acidi, è una soluzione semplice e comprensibile.

Il messaggio corretto non è “le lattine fanno male”. Il messaggio corretto è: il BPA è stato vietato perché la sua esposizione non è più considerata accettabile, ma alcuni prodotti possono ancora circolare durante il periodo di transizione.

E quando l’informazione in etichetta non basta, scegliere materiali più sicuri diventa una forma di tutela quotidiana.

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