Spargere basalto frantumato sul terreno può produrre un segnale misurabile di rimozione della CO2 nei corsi d’acqua in poche settimane, ma l’effetto è fortemente stagionale e molto più piccolo del potenziale teorico della roccia nei primi due anni. È quanto mostra un esperimento su scala di bacino pubblicato su Nature Water: nel sito studiato, in Vermont, circa il 9,5–11% del potenziale massimo di rimozione della CO2 del basalto applicato è stato esportato come alcalinità nell’arco di circa due anni.

Che cos’è l’alterazione accelerata delle rocce
L’enhanced weathering, o alterazione accelerata, è una tecnica di rimozione della CO2 che prova ad accelerare un processo naturale. Rocce silicatiche ricche di cationi, come il basalto, vengono macinate e distribuite sul suolo. Reagendo con acqua e anidride carbonica, rilasciano alcalinità e trasformano parte della CO2 in bicarbonato, che può essere trasportato da falde, torrenti e fiumi.
In teoria il carbonio può rimanere immagazzinato per tempi molto lunghi una volta trasferito nei sistemi acquatici. Il problema è misurare quanto del potenziale teorico diventi davvero rimozione duratura della CO2 in condizioni reali, perché tra suolo, acqua e minerali intervengono numerosi processi chimici e idrologici.
L’esperimento in un bacino del Vermont
Il team ha lavorato nel bacino W-2 dello Sleepers River Research Watershed, un’area di 59 ettari dominata da prati e pascoli. Dopo un anno di monitoraggio di base, nel giugno 2023 i ricercatori hanno distribuito polvere di basalto su 8,9 ettari, pari a circa il 15% del bacino, alla dose di 20 tonnellate per ettaro.
La chimica del torrente è stata poi confrontata sia con il periodo precedente al trattamento sia con un bacino vicino non trattato. Questo ha permesso di separare, per quanto possibile, il segnale del basalto dalle normali oscillazioni di portata, temperatura e composizione dell’acqua.
Il segnale è comparso in poche settimane
Dopo l’applicazione del basalto, l’alcalinità del torrente è aumentata rapidamente rispetto allo scenario senza trattamento. In alcuni momenti lo scarto ha raggiunto 557 microequivalenti per litro. Anche silice, litio e principali ioni hanno mostrato variazioni compatibili con la dissoluzione della roccia applicata.
La rapidità del segnale è importante perché dimostra che almeno una parte dei prodotti dell’alterazione può raggiungere il reticolo idrografico in tempi brevi, soprattutto attraverso percorsi idrologici veloci vicini al corso d’acqua.

L’effetto cambia molto con le stagioni
Il contributo dell’enhanced weathering all’alcalinità del torrente è stato più evidente in estate e in autunno e molto più debole in inverno e primavera. Le analisi attribuiscono al trattamento circa il 7–17% dell’alcalinità osservata nelle stagioni più favorevoli dei due anni di studio.
La stagionalità deriva da due fattori principali. Temperature più alte accelerano le reazioni di alterazione del basalto, mentre piogge, neve e portata regolano quanto velocemente i prodotti della reazione vengono trasportati dal suolo al torrente. Per questo misurare il sistema solo in una stagione può sovrastimare o sottostimare l’effetto reale.
Quanta CO2 è stata effettivamente rimossa
Su circa 22 mesi, l’alcalinità attribuita al trattamento corrisponde a un’esportazione di circa 63,8 tonnellate di CO2 per chilometro quadrato nell’area trattata. Rapportando il dato al potenziale massimo teorico del basalto, gli autori stimano che sia stato esportato come alcalinità circa il 9,5–11% del potenziale di rimozione.
Questo non significa che il resto della capacità sia necessariamente perso: una parte dei prodotti dell’alterazione può restare temporaneamente nel suolo o seguire percorsi idrologici lenti e comparire più tardi. Gli autori sottolineano infatti che il tempo medio di residenza dell’acqua nel bacino è superiore a un anno e che serviranno periodi di monitoraggio più lunghi.
Perché il risultato conta per la rimozione della CO2
L’enhanced weathering è spesso valutato con esperimenti di laboratorio, parcelle agricole o stime modellistiche. Lo studio mostra invece che l’intero bacino idrografico può diventare una sorta di “integratore naturale” del processo: il torrente raccoglie il risultato combinato di dissoluzione, trasporto idrologico, scambio ionico e altre reazioni che avvengono nel terreno.
Per una tecnologia climatica questo aspetto è cruciale, perché la rimozione della CO2 deve essere non soltanto plausibile ma anche misurabile e verificabile. Allo stesso tempo, il forte effetto della stagionalità complica i sistemi di monitoraggio e rende necessario adattare i metodi al clima e all’idrologia del sito.
Che cosa non dimostra lo studio
- non dimostra che ogni suolo risponda allo stesso modo al basalto;
- non prova che il 9,5–11% sia una resa universale dell’enhanced weathering;
- non risolve tutti i dubbi sul bilancio energetico ed economico della macinazione e distribuzione della roccia;
- non garantisce che applicazioni ripetute mantengano la stessa efficienza nel lungo periodo.
Come si collega agli altri studi sul carbonio
Il risultato completa il quadro già discusso su iCrewPlay Tech nell’approfondimento su come i fiumi possano trasportare carbonio antico e restituirlo all’atmosfera. Sul fronte delle tecniche di rimozione, abbiamo inoltre analizzato le strategie che cercano di trasformare e immagazzinare la CO2 attraverso reazioni con le rocce.
La fonte scientifica
La fonte primaria è Multiple lines of evidence reveal rapid, seasonal watershed responses to enhanced weathering, pubblicata su Nature Water il 30 settembre 2026.
In sintesi: il basalto frantumato ha modificato la chimica del torrente in poche settimane, dimostrando che l’enhanced weathering può produrre un segnale reale su scala di bacino. Ma la quantità esportata nei primi due anni è solo una frazione del potenziale teorico e varia fortemente con temperatura e idrologia: un avvertimento importante per chi vuole misurare questa tecnica come rimozione certificabile della CO2.