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Lettura: Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli
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PsicologiaSalute

Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli

Attraverso l'analisi neuroimaging mediante risonanza magnetica, i ricercatori hanno scoperto che l'utilizzo di strategie di distrazione cognitiva oggettiva, come il gioco del reporter, contribuisce a regolare la risposta delle aree cerebrali deputate all'elaborazione sensoriale nei soggetti in età evolutiva con autismo

Denise Meloni 1 ora fa Commenta! 6
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Per molti bambini e adolescenti con autismo, stimoli quotidiani apparentemente comuni, come la consistenza ruvida di un tessuto o il suono improvviso di un allarme, possono trasformarsi in fonti di profondo e debilitante disagio. Questa condizione, definita iperreattività sensoriale, condiziona profondamente la qualità della vita quotidiana, incidendo negativamente sul percorso scolastico, sulle dinamiche familiari e sulle relazioni sociali, nonostante la disponibilità di interventi terapeutici basati su evidenze scientifiche sia storicamente limitata. Una ricerca innovativa condotta da UCLA Health evidenzia ora che una tecnica ampiamente impiegata nella terapia cognitivo-comportamentale potrebbe ridurre significativamente l’attivazione nelle aree sensoriali del cervello dei giovani autistici.

Contenuti di questo articolo
gestione dell’iperreattività sensoriale nell’autismo: nuove prospettive dalla ricercaL’impatto della rivalutazione cognitiva e i meccanismi di sviluppo cerebraleProspettive terapeutiche e integrazione nella pratica clinica
Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli
Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli

gestione dell’iperreattività sensoriale nell’autismo: nuove prospettive dalla ricerca

L’ipersensorialità rappresenta una delle sfide più complesse per i soggetti autistici, interferendo costantemente con l’adattamento ambientale e la partecipazione attiva alle attività di ogni giorno. Per approfondire le basi neurologiche di questo fenomeno, lo studio ha coinvolto quarantasette partecipanti autistici e quarantacinque coetanei con sviluppo tipico, tutti di età compresa tra gli otto e i quindici anni. Durante l’esame in risonanza magnetica, ai ragazzi sono state applicate sulle braccia superfici volutamente sgradevoli, tra cui lana ruvida ed erba artificiale, per monitorare le reazioni cerebrali in tempo reale.

Prima di sottoporsi alla scansione diagnostica, i partecipanti sono stati istruiti sull’uso della rivalutazione cognitiva, un processo psicologico volto a modificare la percezione di uno stimolo alterando il modo in cui lo si interpreta. Questa abilità è stata trasmessa ai giovani attraverso un apposito gioco del reporter, in cui venivano invitati a descrivere gli stimoli tattili in modo rigorosamente oggettivo, attenendosi unicamente ai fatti come farebbe un giornalista. Tale approccio mirava a distogliere l’attenzione dalla componente puramente emotiva o fastidiosa della sensazione fisica ricevuta.

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Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli
Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli

I dati emersi dalle scansioni neurofunzionali hanno dimostrato che, quando i partecipanti autistici applicavano le regole del gioco del reporter, l’attività nelle regioni sensoriali del cervello diminuiva in modo marcato rispetto ai momenti in cui si concentravano passivamente sulla sensazione sgradevole. Entrambi i gruppi di studio hanno inoltre evidenziato una maggiore attivazione nelle aree prefrontali della corteccia, deputate alla regolazione delle risposte emotive, sebbene questa risposta fosse più pronunciata nei partecipanti autistici di età maggiore rispetto ai più giovani.

L’impatto della rivalutazione cognitiva e i meccanismi di sviluppo cerebrale

I dati raccolti offrono una chiave di lettura inedita riguardo alla maturazione dei circuiti di controllo emotivo e sensoriale nei soggetti in età evolutiva. Secondo la professoressa associata Shulamite Green, autrice senior dello studio presso UCLA, dopo anni trascorsi a interrogarsi su cosa accada esattamente all’interno del cervello, la ricerca ha raggiunto un punto cruciale che permette di testare concretamente possibili trattamenti terapeutici.

L’analisi comparativa ha evidenziato che i partecipanti autistici più grandi sono in grado di sfruttare questa strategia di regolazione con maggiore efficacia rispetto ai bambini più piccoli. Gli studiosi ipotizzano che, mentre i giovani con sviluppo tipico imparino a utilizzare le regioni frontali per modulare le risposte sensoriali già in età precoce, i soggetti autistici possano presentare una traiettoria di sviluppo caratterizzata da un certo ritardo in questa specifica funzione di controllo.

Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli
Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli

Nonostante la diminuzione dell’attività cerebrale registrata durante l’esperimento, solo i giovani con sviluppo tipico hanno dichiarato di percepire la consistenza come meno sgradevole dopo aver adottato la strategia del reporter. I partecipanti autistici, al contrario, non hanno riportato una variazione soggettiva immediata del fastidio, nonostante i cambiamenti oggettivi osservati nei loro tracciati cerebrali. Questa discrepanza suggerisce che le difficoltà legate alla flessibilità cognitiva possano ostacolare la rapida rinegoziazione della percezione sensoriale.

Prospettive terapeutiche e integrazione nella pratica clinica

La necessità di un percorso strutturato emerge chiaramente dall’analisi dei tempi di risposta psicologica. Come sottolineato da Shulamite Green, potrebbe essere indispensabile un intervento terapeutico a lungo termine affinché le modificazioni registrata a livello di attività cerebrale si traducano concretamente in un cambiamento stabile nella percezione cosciente della sensazione.

Il vantaggio principale di questo approccio risiede nel fatto che la tecnica di rivalutazione fa già parte del patrimonio metodologico della terapia cognitivo-comportamentale. Questo aspetto, evidenziato dai ricercatori, agevola enormemente l’eventuale integrazione della strategia all’interno dei protocolli clinici già esistenti, evitando la necessità di sviluppare nuovi modelli terapeutici da zero.

Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli
Autismo: quando la mente impara a rielaborare gli stimoli tattili sgradevoli

Gli autori dello studio riconoscono tuttavia alcuni limiti metodologici, tra cui il fatto che le misurazioni derivino da una singola sessione di scansione e non possano ancora dimostrare se la pratica prolungata nel tempo riesca ad alleviare stabilmente le difficoltà sensoriali nella vita quotidiana. Per questo motivo, la fase successiva della ricerca consisterà nel testare la tecnica direttamente come intervento clinico longitudinale.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry.

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