Il Mediterraneo potrebbe diventare troppo acido per diverse comunità di piccoli organismi che costruiscono gusci calcarei. Un nuovo studio pubblicato l’8 ottobre 2026 su Scientific Reports individua nei foraminiferi bentonici una soglia di pH vicina a 7,7, associata a un cambiamento marcato nella composizione delle comunità. Nello scenario di emissioni molto elevate SSP5-8.5, ampie aree costiere mediterranee potrebbero oltrepassarla entro il 2090-2100. È uno scenario modellato, non una previsione certa né la prova che tutti i molluschi moriranno.
La parte importante per l’Italia è che nelle proiezioni figurano anche settori dell’Adriatico e la laguna di Venezia. I ricercatori hanno misurato organismi presenti vicino a emissioni naturali di anidride carbonica sul fondale di Ischia e hanno confrontato i risultati con modelli climatici marini. Il vantaggio di questo metodo è osservare come cambia una comunità quando varia l’acidità, senza confondere una simulazione futura con un esperimento globale già avvenuto.
Che cosa significa un mare più acido
Quando più anidride carbonica entra nell’acqua marina, cambia il sistema chimico dei carbonati e diminuisce il pH. L’acqua non diventa necessariamente acida nel senso quotidiano della parola: il mare può restare alcalino, ma essere meno alcalino di prima. Per molti organismi che formano gusci e strutture di carbonato di calcio, questa variazione può aumentare il costo energetico della calcificazione e rendere più difficile mantenere le strutture minerali.
Non tutti gli organismi reagiscono allo stesso modo. La sensibilità dipende dalle specie, dalla composizione del guscio, dalle condizioni locali e dall’interazione con altri fattori come il calore, l’ossigeno e la disponibilità di cibo. Per questo la ricerca non cerca una soglia universale di sopravvivenza di tutta la vita marina.
Il laboratorio naturale di Ischia e la soglia di pH 7,7
Vicino a Ischia alcune sorgenti subacquee rilasciano CO2, creando un gradiente naturale di pH. Il gruppo coordinato da Fabrizio Frontalini e Mattia Greco ha studiato i foraminiferi bentonici, microscopici organismi unicellulari che vivono sui fondali. Alcuni costruiscono gusci calcarei, altri agglutinano granuli di sedimento o possiedono rivestimenti diversi.
Usando sia analisi molecolari sia caratteri morfologici, gli studiosi hanno osservato che sotto il valore indicativo di pH 7,7 la composizione delle comunità cambia nettamente, con una maggiore importanza di forme non calcaree. Il dettaglio originale è proprio questo: non basta contare quante specie ci sono. Serve guardare che cosa sono in grado di fare e come costruiscono i loro gusci.
Questa soglia è stata ricavata per le comunità e per le condizioni indagate. Non si deve applicare automaticamente a ogni conchiglia, pesce o habitat del Mediterraneo. È invece un indicatore sperimentale utile per individuare situazioni ecologiche potenzialmente critiche.
Che cosa mostrano le mappe al 2100
Il lavoro proietta le condizioni marine future utilizzando cinque scenari socioeconomici e climatici SSP. Nel caso con emissioni particolarmente elevate, SSP5-8.5, il modello indica che nella decade 2090-2100 vaste porzioni delle coste mediterranee potrebbero scendere al di sotto della soglia di pH 7,7. Gli autori stimano più di 400.000 chilometri quadrati di fondali interessati da condizioni al di sotto della soglia nel quadro di quello scenario.
Lo studio distingue inoltre tra esposizione cronica, quando è la media decennale del pH a essere sotto la soglia, ed esposizione episodica, quando vi scendono i valori minimi. La differenza conta: una comunità che affronta un episodio breve non è nella stessa situazione di una sottoposta a condizioni alterate per lunghi periodi.
Le proiezioni più critiche riguardano soprattutto tratti del Mediterraneo occidentale e meridionale. Fra le zone in cui il modello segnala possibili criticità croniche compaiono anche aree della laguna di Venezia. Con scenari di emissione più contenuti l’estensione delle aree esposte si riduce; non è corretto presentare la mappa peggiore come il destino inevitabile del mare.
Adriatico e laguna di Venezia: perché sono citati
Per i lettori italiani il risultato più interessante è la possibile esposizione del Nord Adriatico e delle sue lagune, dove la chimica dell’acqua interagisce con profondità ridotte, apporti dei fiumi, organismi dei sedimenti e attività umane. Il valore 7,7 non significa che tutte le spiagge italiane diventeranno pericolose per il bagno né che l’acidificazione sia la causa dell’acqua alta.
È utile separare i problemi ambientali. L’innalzamento del livello del mare riguarda soprattutto altezza dell’acqua e rischio costiero; l’acidificazione riguarda gli equilibri chimici e biologici. Le due pressioni possono agire nello stesso luogo senza essere lo stesso fenomeno. Anche i nostri approfondimenti sugli esperimenti sull’acidificazione degli oceani aiutano a capire perché tempi e condizioni di esposizione contano nelle conclusioni scientifiche.
Che cosa rischiano gusci, sedimenti e reti alimentari
I foraminiferi sono piccoli, ma partecipano alla costruzione e trasformazione dei sedimenti carbonatici. Una diminuzione delle forme che producono gusci minerali può modificare il ciclo locale dei carbonati e alcune funzioni ecologiche del fondale. Non è possibile trasformare direttamente questo risultato in una percentuale di perdita di pescato, in un calendario di estinzioni o in una misura economica per le attività costiere: lo studio non ha quantificato questi esiti.
Le conseguenze indirette sull’ecosistema sono però una ragione concreta per misurare non soltanto temperatura e livello del mare, ma anche pH e risposta delle comunità bentoniche. Le specie con rivestimenti diversi potrebbero diventare relativamente più comuni, dando luogo a ecosistemi differenti da quelli attuali.
Quanto sono solide le proiezioni
Lo studio, sottoposto a revisione paritaria e pubblicato su Scientific Reports, unisce osservazioni di campo, biologia molecolare, classificazione morfologica e modelli ambientali. Gli autori confrontano inoltre un insieme di dieci modelli climatici per stimare l’incertezza. Nel caso SSP5-8.5, per il 75% dell’area classificata come esposta lo scostamento dalla soglia supera la dispersione fra modelli analizzata dai ricercatori.
Rimangono limiti essenziali: Ischia è un laboratorio naturale specifico, il pH futuro dipende dalle emissioni e dai processi locali, e la risposta dei foraminiferi non equivale a quella di tutti i calcificatori marini. Le mappe riguardano possibili esposizioni e cambiamenti funzionali, non osservazioni fatte nel 2100.
La ricerca originale di Frontalini e colleghi, pubblicata l’8 ottobre 2026, mostra quindi una via concreta per seguire l’acidificazione: osservare non solo quali organismi sono presenti, ma anche quali strutture possono ancora costruire. È un’indicazione utile per monitorare il Mediterraneo, senza trattare lo scenario più severo come una certezza.




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