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Boe con occhi e aquiloni riducono le catture di uccelli marini?

Un trial britannico e uno studio nel Baltico chiariscono efficacia, misure e rischio di assuefazione.

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Boe galleggianti con grandi occhi e aquiloni che imitano un predatore hanno ridotto le catture accidentali di alcune specie di uccelli marini in una sperimentazione britannica. Ma il dato più citato, il 71%, non significa che sia stato salvato il 71% di tutti gli uccelli: descrive la riduzione delle probabilità relative, espresse come odds, che si verificasse un evento di cattura nelle condizioni esaminate. Un secondo studio in Danimarca mostra perché l’effetto di questi dispositivi non va considerato definitivo.

La ricerca britannica è stata pubblicata su Conservation Letters il 30 settembre 2026. Non si tratta dunque di una scoperta avvenuta oggi, ma di un risultato che merita attenzione per la possibilità di ridurre l’impatto della pesca senza modificare radicalmente gli attrezzi. L’immagine di copertina è di repertorio: non raffigura le boe o gli aquiloni sperimentali.

Perché gli uccelli finiscono nelle reti da pesca

Le reti possono intrappolare animali che non sono il bersaglio della pesca. Per gli uccelli marini, immergersi per inseguire i pesci vicino alle reti può essere pericoloso. Le catture accidentali, o bycatch, sono un problema di conservazione perché colpiscono specie che possono avere cicli riproduttivi lenti e popolazioni vulnerabili. Non si risolvono con un solo strumento valido in qualsiasi mare: tecnica di pesca, stagione, specie e profondità cambiano il rischio.

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Il gruppo di ricerca che comprende ricercatori dell’Università di Exeter e della Royal Society for the Protection of Birds ha valutato due dispositivi collocati sopra la superficie dell’acqua: gli aquiloni Scarybird, capaci di evocare la sagoma di un uccello predatore, e le Looming-Eye Buoys, boe che mostrano un motivo di occhi apparentemente minacciosi. Non sono apparecchi elettronici che riconoscono automaticamente gli animali: sono deterrenti visivi.

Cosa è successo nelle 1.057 calate di reti britanniche

Lo studio originale su Conservation Letters analizza 1.057 calate di reti da posta in acque britanniche, confrontando le situazioni con deterrenti e quelle di controllo. Gli autori si concentrano sulle alche, gruppo di uccelli marini che include specie capaci di immergersi per pescare. I risultati sono promettenti, ma hanno due metriche differenti che non devono essere sommate o confuse.

Dispositivo Odds di un evento di cattura di alche Catture per unità di sforzo
Aquilone Scarybird 71% più basse rispetto al controllo Riduzione del 62%
Boa con occhi 59% più basse rispetto al controllo Riduzione del 68%

Le odds sono un rapporto statistico e non coincidono con la percentuale assoluta di animali salvati. Anche la riduzione delle catture per unità di sforzo dipende dalle condizioni del test. Lo studio segnala inoltre che gli aquiloni hanno mostrato un effetto più marcato entro circa 30 metri, mentre le boe hanno avuto un’azione più moderata ma distribuita su una distanza maggiore.

Le catture erano più frequenti in inverno e in corrispondenza di reti con maglie di 100-120 millimetri. Gli stessi autori suggeriscono perciò un impiego mirato dei deterrenti, nei luoghi e nei periodi più rischiosi, anziché immaginare un’installazione indiscriminata. Queste osservazioni riguardano il campione e le condizioni di pesca analizzate, non tutte le marinerie europee.

Perché uno studio in Danimarca invita alla prudenza

Un altro gruppo di ricercatori, coordinato dalla Technical University of Denmark, ha testato le boe con occhi nel Baltico occidentale. L’articolo, pubblicato online il 13 maggio 2026 su Royal Society Open Science, ha osservato in una prima fase meno cormorani e grandi gabbiani vicino a un attrezzo di pesca sperimentale; poi la differenza rispetto al controllo non è risultata più misurabile dopo circa un mese. Gli autori interpretano il risultato come possibile assuefazione degli animali al segnale visivo.

Il secondo studio originale sulle boe nel Baltico è importante, ma non rappresenta una smentita diretta della ricerca britannica. I ricercatori danesi hanno contato uccelli in prossimità di due reti fisse di tipo pound net durante un periodo di osservazione di 46 giorni, non le catture di alche in 1.057 calate di reti da posta. Le specie, l’attrezzo e la misura di risultato non sono gli stessi.

È proprio questa differenza a rendere utile il confronto: un deterrente può ridurre un rischio specifico in un contesto e perdere efficacia in un altro. Il lavoro danese segnala inoltre il limite di avere un solo sito con intervento e uno di controllo, quindi non permette di isolare perfettamente tutte le differenze ambientali fra i due luoghi.

Le conseguenze pratiche per la pesca e per la biodiversità

La parte interessante non è l’idea di spaventare gli uccelli, già presente in molti ambiti, ma l’aver misurato un effetto in condizioni di pesca reali e averlo confrontato con controlli. Per i gestori delle attività di pesca il possibile vantaggio sarebbe disporre di strumenti relativamente semplici che richiedano modifiche limitate alle operazioni. Per la conservazione occorre però capire quanto durino gli effetti, quali specie beneficino davvero e quali nuove complicazioni crei l’installazione.

Non possiamo dedurre dai dati che le stesse boe ridurrebbero del 59% le catture nell’Adriatico o nel Mediterraneo: servirebbero prove locali con specie e attrezzi rappresentativi. In questo senso il tema si collega anche alle altre pressioni sugli ecosistemi, come spiegato nell’approfondimento sugli effetti combinati della pesca e del poco ossigeno nel Baltico. E il numero di pesci non esaurisce lo stato di salute di un habitat: lo raccontiamo anche nell’analisi sulla biodiversità marina e gli indicatori degli ecosistemi.

Il bilancio, oggi, è incoraggiante ma circoscritto. La prova britannica documenta una riduzione delle catture di alche nel proprio contesto. Il lavoro danese documenta un possibile problema di durata dell’effetto in un altro. Valutazioni successive, in altre stagioni e zone di pesca, serviranno a stabilire dove i deterrenti siano una misura davvero efficace e sostenibile.

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