Il 2 novembre 1936 la BBC inaugurò da Alexandra Palace, a Londra, il suo servizio televisivo regolare ad alta definizione. Novant’anni dopo, il 2 novembre 2026, quell’espressione sembra quasi paradossale: i sistemi in competizione lavoravano con 240 e 405 linee, ben lontani da ciò che oggi associamo all’HD.
Non è un errore nella ricostruzione storica. È cambiato il riferimento: per comprendere la novità del 1936 occorre confrontarla con le tecnologie del suo tempo. La stessa parola può raccontare salti tecnici molto diversi, soprattutto quando la leggiamo a distanza di decenni.
Immagine in evidenza: Alexandra Palace il 16 febbraio 2010. Foto di Duncan Harris, CC BY 2.0; ridimensionata e convertita per il web. Non è una fotografia dell’inaugurazione del 1936.
Che cosa accadde il 2 novembre 1936
La storia ufficiale della BBC dedicata agli anni Trenta colloca in quella data l’avvio del servizio regolare da Alexandra Palace. Esistevano già esperimenti e trasmissioni precedenti: la ricorrenza non va presentata come l’invenzione improvvisa della televisione.
Il cambiamento riguarda l’organizzazione di un servizio, oltre alla possibilità di produrre immagini a distanza. Una dimostrazione prova che una tecnologia può funzionare; una programmazione regolare deve trasformarla in un appuntamento ripetibile. Servono studi, apparati, segnale e ricevitori compatibili, insieme alle persone che li fanno lavorare.
Baird contro Marconi-EMI: 240 o 405 linee
Ad Alexandra Palace si confrontarono il sistema Baird da 240 linee e quello Marconi-EMI da 405 linee. Le due soluzioni furono utilizzate alternativamente durante la fase iniziale del servizio. Le ricostruzioni dell’Early Television Museum distinguono il sistema Baird, basato su una tecnologia in larga parte meccanica, da quello elettronico Marconi-EMI.
La differenza non era soltanto un numero sull’apparecchio. Cambiavano le tecnologie di ripresa e la catena necessaria a trasformare una scena in un segnale televisivo. Historic England racconta che sperimentare entrambe le strade comportò duplicare studi, sale di controllo e attrezzature. Nel 1937 prevalse la soluzione Marconi-EMI.
| Sistema storico | Linee dichiarate | Che cosa confrontiamo |
|---|---|---|
| Baird | 240 | Un sistema televisivo del 1936 |
| Marconi-EMI | 405 | Un diverso sistema televisivo dello stesso periodo |
Il confronto è utile proprio perché riguarda due alternative contemporanee. Non permette, da solo, di tradurre la qualità di quelle immagini nel linguaggio dei televisori digitali moderni.
Perché “alta definizione” non significava l’HD di oggi
Le linee descrivono la scansione dell’immagine televisiva storica; le risoluzioni digitali moderne vengono invece espresse attraverso una griglia di pixel. Non basta dividere due numeri per ottenere un confronto fedele fra le immagini: contano il sistema di ripresa, il segnale, il ricevitore e le caratteristiche della visualizzazione.
È lo stesso motivo per cui una vecchia fotografia di uno schermo acceso non restituisce automaticamente quello che vedeva il pubblico davanti al televisore. La macchina fotografica, l’esposizione e la riproduzione successiva aggiungono altri passaggi alla catena.
Se vuoi approfondire il lessico attuale, la nostra guida spiega che cosa significa 4K e quali differenze puoi vedere. Qui il punto storico è un altro: “alta” aveva senso rispetto alle possibilità disponibili allora, non rispetto a uno standard fissato per sempre.
Un televisore enorme con uno schermo da nove pollici
Un oggetto conservato dallo Science Museum Group rende concreta quella fase: il Marconiphone Model 701 del 1936, dotato anche di radio, riceveva entrambi i sistemi. Nonostante il grande mobile, lo schermo misurava appena nove pollici e l’immagine veniva osservata attraverso uno specchio.
Il museo descrive anche una lente d’ingrandimento integrata nel mobile. È un dettaglio che cambia il modo di immaginare il primo pubblico televisivo: l’esperienza domestica non coincideva con il grande rettangolo frontale che oggi diamo per scontato.
La curiosità dei 90 anni riguarda anche come leggiamo la tecnologia
Questo anniversario invita a leggere con più attenzione parole come definizione, innovazione e compatibilità. Per capire un apparecchio storico dobbiamo sapere con quali alternative competeva e quale problema risolveva. Una descrizione corretta nel 1936 può diventare fuorviante se la trasferiamo senza contesto al 2026.
Il confronto con il presente resta interessante anche per chi cerca come trasformare un televisore in smart TV: ricevere immagini, visualizzarle e accedere ai contenuti sono funzioni collegate, ma non identiche.
Qual è il televisore più vecchio che ricordi in casa: quello con lo schermo piccolo dentro un mobile o un modello già pensato come grande schermo?




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