Il secondo intercalare, usato per mantenere sincronizzati gli orologi atomici con la rotazione terrestre, si avvia al pensionamento. Il 15 ottobre 2026 la Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM) ha adottato una risoluzione per rendere continua la scala internazionale UTC dal 20 maggio 2027. È una decisione tecnica con conseguenze importanti per informatica, reti e sistemi di navigazione. Non significa che il prossimo anno tutti dovremo spostare gli orologi di un’ora.
Che cos’è il secondo intercalare e perché serviva
Gli orologi atomici misurano il tempo con una stabilità estremamente elevata, mentre la durata effettiva del giorno terrestre non è perfettamente costante. Per mantenere il tempo coordinato universale, UTC, vicino al tempo astronomico basato sulla rotazione della Terra, dal 1972 sono stati inseriti occasionalmente secondi supplementari.
La questione era diventata particolarmente interessante anche per una possibile novità opposta: un secondo negativo, cioè un secondo da sottrarre, anziché aggiungere. Ne avevamo già discusso parlando della Terra che ruota più rapidamente e della possibilità di cancellare un secondo. Finora il meccanismo dei secondi intercalari è stato un modo per correggere piccoli scostamenti, ma crea problemi ai sistemi che assumono una successione del tempo perfettamente regolare.
Che cosa è stato deciso il 15 ottobre 2026
La pagina ufficiale BIPM sulle risoluzioni adottate indica che la risoluzione 5 riguarda le azioni necessarie a garantire la continuità di UTC. Il nuovo assetto prevede, dal 20 maggio 2027, una scala UTC senza i tradizionali inserimenti di secondi intercalari e porta a 3.600 secondi, cioè un’ora, il limite massimo consentito fra il tempo astronomico UT1 e UTC.
Quest’ultima soglia è facilmente fraintendibile. Non è prevista l’aggiunta immediata di un’ora nel 2027. Si amplia il margine massimo di scostamento che potrà accumularsi nel lunghissimo periodo, riducendo la necessità di correzioni brusche del tempo ufficiale. La misura risponde a una prospettiva di molti secoli, non a un cambio imminente dell’ora sui nostri dispositivi.
Perché interessa server, smartphone e satelliti
Un secondo inserito o sottratto può sembrare insignificante per chi guarda l’orologio, ma è delicato per un sistema informatico che registra eventi nell’ordine corretto. Database, servizi finanziari, infrastrutture distribuite e software di sincronizzazione usano timestamp precisi: gestire in modo diverso una correzione temporale può produrre incongruenze e richiedere accorgimenti specifici.
Il vantaggio atteso di UTC continuo è fornire una sequenza più prevedibile e interoperabile per i sistemi globali. Questo non elimina automaticamente tutti i problemi di sincronizzazione: server, dispositivi e reti dovranno comunque usare implementazioni corrette e fonti temporali affidabili. Il cambiamento riguarda l’architettura del tempo condiviso, non la precisione intrinseca degli strumenti. Su quest’ultimo fronte continua invece la ricerca, come mostra il nostro approfondimento sull’orologio atomico al lutetio e la sua precisione.
L’Italia cambierà ora legale o fuso orario?
No: la decisione su UTC non abolisce l’ora legale e non modifica da sola il fuso orario italiano. UTC è il riferimento tecnico globale a partire dal quale si definiscono gli orari locali; le regole nazionali e stagionali sono una questione separata.
Per i cittadini la transizione dovrebbe risultare quasi invisibile. Il cambiamento maggiore sarà dietro le quinte, nei software e nei servizi che usano l’ora come una componente essenziale dell’infrastruttura digitale. Il dato certo da ricordare è la data del 20 maggio 2027: non un salto di un’ora, ma l’avvio di un diverso modo di mantenere continuo il tempo di riferimento.




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