Il mercato mondiale degli smartphone ha perso il 20% delle spedizioni nel terzo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. È il dato preliminare diffuso il 12 ottobre da Counterpoint Research: per il periodo luglio-settembre si tratta del livello più basso dal 2012. Dietro il crollo non c’è soltanto una minor voglia di cambiare telefono, ma soprattutto la crisi delle memorie DRAM e NAND, che ha fatto aumentare i costi e spinto i produttori a privilegiare modelli più costosi.
La classifica restituisce una fotografia apparentemente contraddittoria: Samsung è prima con il 23% delle spedizioni, Apple è vicinissima al 22%, eppure entrambe hanno consegnato meno dispositivi di un anno fa. Xiaomi, più esposta alla fascia economica, perde invece oltre il 30% delle unità spedite. Il rapporto spiega perché lo smartphone accessibile stia diventando la parte più fragile del mercato.
Chi vende di più e chi perde terreno nel terzo trimestre 2026
La ricerca originale di Counterpoint Research, pubblicata il 12 ottobre 2026, fornisce queste quote preliminari, basate sulle spedizioni ai canali di vendita e non sugli acquisti finali dei consumatori:
- Samsung: 23% del mercato mondiale, con volumi scesi del 3% su base annua.
- Apple: 22%, quota trimestrale record per l’azienda, pur con spedizioni in calo.
- Xiaomi: 10%, dopo una contrazione delle spedizioni superiore al 30%.
- OPPO: 9% e vivo: 8%, entrambe con una riduzione delle unità superiore al 20%.
Una quota più alta non equivale automaticamente a più telefoni venduti. Se il mercato complessivo diminuisce più rapidamente dei volumi di una singola azienda, la sua fetta percentuale cresce. È ciò che aiuta a leggere il risultato di Samsung e Apple senza trasformare un vantaggio relativo in un boom di domanda.

La memoria costa di più, ma perché colpisce i telefoni economici?
La crisi interessa soprattutto le memorie dei dispositivi: DRAM per il lavoro immediato del processore e NAND per archiviare applicazioni, foto e video. Counterpoint segnala che i costi di questi componenti hanno aumentato la distinta base dei produttori. Secondo la stessa società, i prezzi al dettaglio degli smartphone sono cresciuti globalmente del 20% nel corso del 2026. È una stima sul mercato mondiale: non significa che ogni modello in Italia costi esattamente il 20% in più rispetto all’anno scorso.
L’AI ha un ruolo indiretto ma importante: l’espansione delle infrastrutture per i data center mette sotto pressione la capacità produttiva delle memorie, favorendo componenti destinati ai server. Le memorie HBM per gli acceleratori e quelle LPDDR o NAND dei telefoni non sono prodotti intercambiabili, ma le aziende competono per investimenti, impianti e filiere di fornitura. Il rischio era già emerso nella nostra analisi su carenza di chip, prezzi di PC e smartphone e timori fino al 2028.
Su un top di gamma, un aumento di costo può essere assorbito meglio grazie a margini più elevati. Su un telefono di fascia bassa, pochi euro in più per componenti essenziali possono costringere il produttore a ridurre specifiche, aumentare il prezzo o rinunciare a distribuire certi modelli. Counterpoint descrive una strategia di spostamento verso il segmento premium, ma questo non prova che tutti gli smartphone economici spariranno dal mercato italiano.
Samsung guadagna quota senza aumentare le spedizioni
Samsung ha mantenuto la prima posizione mondiale grazie a una contrazione limitata rispetto a quella dei concorrenti. Counterpoint cita la buona partenza della famiglia Galaxy Z Fold8 e una fornitura relativamente stabile per la fascia media Galaxy A in alcuni mercati emergenti. Il 23% è una quota di spedizioni globali, non una misura della soddisfazione dei proprietari, della qualità dei modelli né della quota italiana.
La differenza rispetto a Xiaomi è istruttiva. Samsung ha potuto mantenere una presenza più ampia nei segmenti redditizi e gestire le disponibilità di componenti, mentre Xiaomi ha ridotto l’esposizione ad alcune fasce meno remunerative e a mercati esteri secondari. Il calo superiore al 30% delle spedizioni Xiaomi non implica che ogni suo nuovo smartphone stia vendendo male: il rapporto segnala riscontri migliori in Cina per alcuni modelli di fascia alta.
Apple al 22%: il record di quota non è un record di iPhone consegnati
Apple raggiunge per la prima volta una quota superiore al 20% in un terzo trimestre, ma Counterpoint specifica che le sue spedizioni sono diminuite. Una ragione è il calendario di lancio: l’assenza dell’iPhone 18 di base accanto agli iPhone 18 Pro nel settembre 2026 ha ridotto i volumi iniziali inviati ai negozi rispetto alla gamma iPhone 17 dell’anno precedente. I Pro hanno avuto un debutto migliore dei predecessori in alcuni mercati, ma ciò non annulla la contrazione dell’intero trimestre.

Questa apparente anomalia è utile anche per interpretare altre notizie su Apple: una crescita percentuale della quota può derivare dalla tenuta del marchio mentre il mercato perde terreno. Avevamo già esaminato la crescita relativa dell’iPhone negli Stati Uniti e il rallentamento del mercato, un contesto geografico diverso che non va confuso con la fotografia globale attuale.
Che cosa cambia per chi deve comprare uno smartphone in Italia
Questi dati non impongono di comprare subito un telefono per paura di ulteriori aumenti. La ricerca riguarda spedizioni e prezzi mondiali; non fornisce listini aggiornati dei negozi italiani, né consente di stabilire quando un determinato modello costerà meno. La risposta pratica è confrontare il prezzo effettivo dello stesso taglio di memoria, la garanzia, gli aggiornamenti promessi e il costo complessivo di acquisto, invece di dedurre la convenienza da una percentuale di mercato.
Chi ha uno smartphone ancora supportato e in buone condizioni potrebbe aver meno motivi di sostituirlo in una fase di prezzi elevati. Chi ha bisogno di un dispositivo nuovo può valutare anche generazioni precedenti e ricondizionati, verificando sempre lo stato della batteria e la durata residua degli aggiornamenti. Counterpoint osserva una crescente attenzione dei consumatori a tenere più a lungo il proprio telefono, ma non misura in questo studio quanto tale comportamento sia diffuso specificamente in Italia.
La crisi finirà presto?
Counterpoint non descrive un recupero certo entro la fine del 2026. Le aziende stanno contenendo i volumi, rivedendo le gamme e privilegiando i prodotti più redditizi. Una normalizzazione richiederà che disponibilità e prezzi delle memorie tornino a condizioni più favorevoli. È una prospettiva, non una data di svolta confermata.
Il punto centrale è che la crisi non colpisce tutti allo stesso modo: Samsung e Apple guadagnano peso relativo nel trimestre, mentre la fascia economica perde spazio e i marchi più esposti subiscono contrazioni più pesanti. Per i lettori italiani significa soprattutto avere più attenzione al rapporto tra prezzo, prestazioni e supporto software, senza confondere un dato globale sulle spedizioni con l’andamento del proprio negozio di fiducia.




Entra nella conversazione
Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.