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MOSE e clima: perché la laguna di Venezia rischia meno ricambio d’acqua

Uno studio scientifico simula come la protezione dall'acqua alta potrebbe rallentare il ricambio della laguna.

Il mose a venezia
Il Mose a Venezia
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Il MOSE protegge Venezia dalle maree eccezionali, ma con l’aumento del livello del mare potrebbe dover restare chiuso molto più spesso, rallentando il ricambio dell’acqua nella laguna. Uno studio pubblicato il 9 ottobre 2026 su Scientific Reports ha simulato questo compromesso: meno allagamenti in città, ma possibili conseguenze per temperatura, circolazione e condizioni degli ecosistemi lagunari. Non è una previsione certa di ciò che accadrà: dipende dalle emissioni future e dai criteri di gestione delle barriere.

Il risultato più forte riguarda lo scenario climatico ad alte emissioni RCP8.5 alla fine del secolo: nel modello le chiusure del MOSE arrivano a circa 248 giorni all’anno e un terzo della laguna richiede oltre 20 giorni per rinnovare l’acqua. Sono proiezioni per il periodo 2095-2099, non misure del funzionamento attuale.

Che cosa hanno simulato i ricercatori

Gli autori, appartenenti anche all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e a CORILA, hanno utilizzato un modello idrodinamico ad alta risoluzione della laguna. Hanno confrontato periodi di metà secolo (2045-2049) e fine secolo (2095-2099), due scenari di emissioni RCP4.5 e RCP8.5 e condizioni con e senza funzionamento delle barriere mobili. Il lavoro è sottoposto a revisione scientifica ed è disponibile nella versione anticipata accettata.

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La domanda non è se il MOSE funzioni contro l’acqua alta: il modello conferma la sua capacità di limitare l’innalzamento del livello all’interno della laguna. La domanda aggiuntiva è quali effetti possa produrre la riduzione degli scambi con l’Adriatico quando le chiusure non sono più occasionali.

Perché chiudere più spesso le paratoie cambia la laguna

La laguna non è una vasca isolata: le maree fanno entrare e uscire acqua attraverso le bocche di porto, trasportando calore, sali e sostanze disciolte. Se le barriere riducono questi scambi per periodi prolungati, può aumentare il tempo necessario per il ricambio idrico, indicato nello studio come water renewal time (WRT).

Un ricambio più lento non comporta automaticamente la morte degli organismi acquatici, ma modifica una condizione fondamentale per l’equilibrio del sistema. Gli effetti dipendono dalle zone, dalla profondità, dalla stagione, dagli apporti d’acqua dolce e da altre pressioni già presenti. Proprio per questo la ricerca non tratta la laguna come un ambiente uniforme.

248 giorni di chiusura: che cosa significa e che cosa non significa

La cifra di circa 248 giorni annui compare nello scenario RCP8.5 di fine secolo, con innalzamento del mare e gestione del MOSE modellati dai ricercatori. Non è il numero di giornate chiuse oggi e non è un calendario già deciso per il 2100. Descrive un possibile futuro ad alte emissioni in una specifica simulazione.

Allo stesso modo, quando gli autori segnalano che circa un terzo della laguna potrebbe avere tempi di ricambio superiori a 20 giorni, non dicono che tutta Venezia resterà senz’acqua fresca per tre settimane. Parlano di una metrica idrodinamica spazialmente variabile, utile per individuare le aree più esposte.

Caldo e ondate di calore marine: il secondo rischio

Le simulazioni evidenziano anche un riscaldamento estivo marcato: nello scenario di emissioni elevate si prospettano temperature dell’acqua superiori a 30 °C per oltre tre mesi all’anno e ondate di calore marine frequenti e durature. Più caldo e meno scambio con il mare possono sommarsi, creando una pressione aggiuntiva per gli ecosistemi.

Il passaggio importante è distinguere i fattori: il riscaldamento delle acque dipende dal clima, mentre le chiusure del MOSE modificano la circolazione. Il loro effetto combinato può essere maggiore di quello che si ricaverebbe guardando un fattore per volta. Non significa però che il MOSE sia la causa del cambiamento climatico o che le barriere vadano semplicemente disattivate.

Con meno emissioni il quadro cambia

Nello scenario intermedio RCP4.5 diversi impatti simulati risultano approssimativamente dimezzati rispetto allo scenario ad alte emissioni. È uno dei risultati più utili: il futuro della laguna non dipende solo dalle opere locali, ma anche da quanto riusciremo a limitare il riscaldamento globale.

Le strategie di adattamento devono quindi affrontare due rischi contemporaneamente: l’acqua alta che entra in città e la qualità ecologica di un bacino che scambia sempre meno con il mare. Servono misure complementari, monitoraggio e decisioni capaci di evolvere con le condizioni reali.

Che cosa cambia per Venezia e per chi vive nella laguna

Per residenti, amministratori e operatori lagunari la questione non si traduce in una previsione di allagamento immediato. È piuttosto un avvertimento di lungo periodo: una difesa efficace contro un rischio può introdurre altri problemi se viene utilizzata con frequenze molto diverse da quelle inizialmente previste.

Il risultato si collega ai nostri approfondimenti sull’innalzamento del mare in Italia e sulla fragilità biologica della laguna di Venezia, dove sono già presenti specie invasive. Sono problemi distinti, ma fanno capire perché la difesa idraulica non possa essere separata dalla conservazione degli habitat.

I limiti dello studio

  • I risultati derivano da simulazioni, non da decenni di osservazioni del MOSE in un clima futuro.
  • Gli scenari RCP sono ipotesi di emissioni e non previsioni meteorologiche certe.
  • Numero e durata delle chiusure dipendono anche da soglie operative e future scelte di gestione.
  • Il tempo di ricambio dell’acqua è un indicatore idrodinamico, non una misura diretta di mortalità delle specie.

Lo studio originale, Cumulative impact of climate change and adaptation measures on Venice and its lagoon, pubblicato su Scientific Reports il 9 ottobre 2026, offre quindi una conclusione precisa: il MOSE può continuare a difendere Venezia dagli allagamenti, ma con il livello del mare in aumento la gestione delle chiusure dovrà tenere conto anche del ricambio dell’acqua e del riscaldamento della laguna.

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