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Incendi in Australia: i roghi controllati evitavano quelli estremi?

Mille anni di pollini e carbone raccontano come la gestione del fuoco abbia cambiato le foreste australiane.

Incendio australia foto dallo spazio
incendio australia foto dallo spazio
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Un nuovo studio pubblicato su Nature il 7 ottobre 2026 suggerisce che alcuni incendi estremi dell’Australia sudorientale non dipendano soltanto dal clima più caldo. La trasformazione delle foreste seguita all’interruzione delle pratiche di gestione del fuoco delle comunità Gunaikurnai ha reso alcuni paesaggi più densi e vulnerabili. I ricercatori hanno ricostruito circa mille anni di vegetazione e incendi, ma i risultati riguardano uno specifico territorio e non dimostrano che ogni incendio australiano abbia la stessa causa.

Che cosa hanno scoperto nei sedimenti di un lago

Il gruppo guidato da Michael-Shawn Fletcher, con la Gunaikurnai Land and Waters Aboriginal Corporation, ha studiato sedimenti raccolti nell’area di Purghagoolah, nel Croajingolong National Park. Pollini conservati nei diversi strati aiutano a ricostruire la vegetazione; frammenti di carbone e le loro caratteristiche chimiche permettono di inferire variazioni nella frequenza e nella temperatura dei roghi. Si tratta di una ricostruzione paleoecologica, non di misurazioni dirette degli incendi avvenuti mille anni fa.

Per molti secoli il paesaggio ricostruito era un bosco aperto, con una gestione del fuoco basata su accensioni frequenti, circoscritte e generalmente meno intense. Dopo l’insediamento coloniale britannico e la progressiva interruzione di queste pratiche, i dati mostrano un aumento della copertura degli eucalipti, fino a circa quattro volte nei risultati modellati dallo studio, una vegetazione più chiusa e tracce compatibili con incendi a temperatura maggiore.

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Perché bruciare in modo controllato può ridurre gli incendi peggiori

Il cosiddetto cultural burning non consiste nel lasciare bruciare indiscriminatamente i boschi. Comprende pratiche tradizionali di gestione del territorio, adattate a stagione, vegetazione e obiettivi ecologici, che possono limitare l’accumulo continuo di combustibile. Il punto dello studio non è proporre una ricetta unica: un fuoco prescritto male può essere pericoloso e la gestione moderna richiede conoscenze locali, condizioni meteorologiche adeguate e personale formato.

Gli autori descrivono un possibile circolo di retroazione degli incendi catastrofici: un incendio molto intenso modifica la vegetazione, favorisce l’accumulo di biomassa infiammabile e crea le condizioni per nuovi incendi intensi, specie in presenza di siccità e caldo. È una spiegazione proposta a partire da dati storici ed ecologici, non una legge universale valida in ogni foresta.

Non è una smentita del cambiamento climatico

Lo studio distingue due componenti che possono sommarsi. Il riscaldamento globale aumenta le condizioni favorevoli a determinati incendi estremi; le trasformazioni storiche della vegetazione possono amplificarne l’impatto. Gli autori osservano che i cambiamenti nella struttura del bosco iniziarono prima dell’attuale riscaldamento antropico: questo rafforza l’importanza della gestione del territorio, senza ridimensionare il ruolo del clima.

Per comprendere gli effetti del clima sugli incendi di altri territori, su iCrewPlay Tech abbiamo analizzato anche gli incendi nell’Artico e il rapporto tra incendi e cambiamenti in Europa. Sono contesti diversi: le evidenze australiane non si trasferiscono automaticamente al Mediterraneo.

Che cosa significa per la prevenzione

La lezione pratica è che ridurre il rischio significa intervenire sia sulle cause climatiche sia sul modo in cui il territorio viene gestito. Gli autori propongono di integrare il sapere e l’autorità delle comunità indigene nella pianificazione della prevenzione; non sostengono che bastino piccoli incendi controllati a impedire qualsiasi megaincendio.

Restano limiti importanti: la ricostruzione riguarda un sito e una regione specifici, alcuni parametri derivano da indicatori indiretti e servono altri studi per capire come applicare questi principi in ecosistemi diversi. Una ricostruzione di mille anni non misura, da sola, l’efficacia futura di ogni intervento.

Lo studio originale peer-reviewed su Nature, con dati disponibili nel repository PANGAEA, permette di verificare metodo, cronologia e risultati. La differenza cruciale emersa dalla ricerca è questa: un bosco più fitto non è necessariamente un bosco più sicuro contro gli incendi estremi.

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