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Siccità e migrazioni in Somalia: uno studio del Politecnico di Milano conquista Nature Food

Uno studio del Politecnico di Milano su Nature Food analizza 40.000 casi: tra il 76% e il 91% delle migrazioni ambientali somale nasce da siccità e fame.

Siccità
Un fermo immagine tratto da un video mostra una veduta del fiume Po in seguito all'emergenza siccita', 20 giugno 2022. ANSA/ AUTORITA' DEL PO ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY++
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Su 40.000 casi analizzati, tra il 76% e il 91% delle migrazioni ambientali somale parte da aree colpite simultaneamente da siccità, insicurezza alimentare e scarsità idrica.

Tra il 76% e il 91% delle migrazioni ambientali in Somalia ha origine in aree colpite contemporaneamente da siccità, insicurezza alimentare e scarsità idrica. È il risultato principale di uno studio guidato da Maria Cristina Rulli, coordinatrice del Lab Glob3ScienCE del Politecnico di Milano, pubblicato sulla rivista Nature Food e selezionato per la copertina.

La ricerca si basa su un dataset di 40.000 casi di migrazione ambientale in Somalia, integrato da osservazioni sul campo, interviste, dati operativi dei primi soccorritori e analisi spaziali multivariate.

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Un paese che dipende dall’acqua per sopravvivere

Siccità

La Somalia ha una popolazione superiore ai 19 milioni di abitanti, di cui circa l’80% dipende dall’agropastoralismo di sussistenza. Quando la siccità colpisce, non si tratta di un disagio economico: si tratta della perdita diretta dei mezzi di sussistenza per la stragrande maggioranza della popolazione.

Le comunità agricole e pastorali somale sono le più esposte, e i dati dello studio mostrano una forte concentrazione delle partenze proprio dalle aree in cui siccità, insicurezza alimentare e scarsità idrica si presentano simultaneamente. “Dal 76% al 91% delle migrazioni ambientali ha avuto origine in questi hotspot”, ha spiegato Sinafekesh Wolde, prima autrice dell’articolo.

Il circolo vizioso tra clima, fame e migrazione

La Somalia è esposta a siccità ricorrenti e prolungate che compromettono i sistemi produttivi rurali. Quando le riserve idriche scendono a livelli critici, intere comunità abbandonano i propri sistemi di sussistenza tradizionali e diventano dipendenti dagli aiuti umanitari. Una condizione che alimenta a sua volta la migrazione economica, in un circolo difficile da interrompere.

Il quadro è complicato da tre decenni di guerra civile, instabilità politica e crisi umanitarie, che hanno indebolito le strutture sociali e istituzionali del paese. “Anche nelle regioni che hanno superato le fasi più critiche del conflitto e stanno avviando processi di ricostruzione, la frequenza e l’intensità crescente degli eventi idroclimatici continuano a rappresentare la minaccia più significativa”, ha sottolineato Rulli.

Il valore scientifico della ricerca

Studi precedenti avevano già esaminato il legame tra cambiamento climatico e migrazioni, ma mancava un’analisi sistematica delle migrazioni direttamente associate a eventi idroclimatici estremi, sia improvvisi che a sviluppo lento. Lo studio del Politecnico di Milano colma questa lacuna con un approccio multivariato che combina dati ambientali, operativi e sociali su larga scala.

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