3I/ATLAS è insolitamente ricca di metanolo e le nuove analisi della sua chioma stanno rendendo più chiaro perché questa cometa interstellare sia così interessante. Le misure di ALMA mostrano rapporti metanolo/HCN tra i più alti osservati nelle comete, mentre il telescopio IRAM da 30 metri ha rilevato un deflusso dei gas più lento del previsto. Insieme ai dati del James Webb su metano e anidride carbonica, il quadro suggerisce che 3I/ATLAS si sia formata, o sia stata trasformata, in condizioni molto diverse da quelle tipiche del Sistema solare.
Quanto metanolo c’è in 3I/ATLAS

Le osservazioni effettuate con l’Atacama Compact Array di ALMA hanno seguito due molecole particolarmente utili per ricostruire la chimica cometaria: metanolo, CH3OH, e acido cianidrico, HCN. In due date osservative il rapporto tra la produzione delle due specie è risultato vicino a 70 e 120. Sono valori estremi, che collocano 3I/ATLAS tra gli oggetti cometari più ricchi di metanolo rispetto all’HCN finora studiati.
Il dato non significa che la cometa sia composta soprattutto da metanolo. Il punto importante è il rapporto anomalo tra molecole diverse. Le abbondanze relative funzionano come una firma chimica: aiutano a capire le temperature, le radiazioni e i processi attraversati dai ghiacci prima e dopo la formazione del corpo cometario.
Il lavoro osservativo pubblicato su The Astrophysical Journal Letters è consultabile anche nel NASA Technical Reports Server. Le misure indicano che l’HCN è compatibile soprattutto con una produzione dal nucleo, mentre una parte del metanolo sembra essere rilasciata anche nella chioma.
I piccoli grani di ghiaccio si comportano come mini-comete

Una delle parti più interessanti delle osservazioni riguarda la provenienza del gas. Il metanolo non sembra uscire soltanto direttamente dal nucleo. I dati sono compatibili con la presenza di grani di ghiaccio nella chioma che sublimano dopo essere stati espulsi. In pratica, particelle molto piccole continuano a rilasciare molecole mentre si allontanano dalla cometa.
Questo comportamento non è sconosciuto nelle comete del Sistema solare, ma osservarlo in dettaglio su un oggetto arrivato dallo spazio interstellare consente un confronto molto più interessante. 3I/ATLAS non è soltanto un corpo in transito: è un campione naturale di materiale formatosi attorno a un’altra stella.
IRAM trova gas più lenti del previsto
Il 9 settembre 2026 l’IRAM Institute ha pubblicato nuovi risultati ottenuti con il radiotelescopio da 30 metri. Il team ha identificato nella chioma molecole come HCN, CH3CN, CH3OH, H2CO, CO e CS e ha trovato due caratteristiche che meritano attenzione.
- 3I/ATLAS è povera di HCN rispetto a molte comete del Sistema solare.
- Il rapporto tra zolfo e carbonio si colloca nella parte bassa, o sotto, l’intervallo osservato nelle comete locali.
- Le righe spettrali sono più strette del previsto, segnale di una velocità di espansione del gas insolitamente bassa.
Una possibile spiegazione è che una parte consistente della chioma non sia alimentata solo dal gas che lascia direttamente il nucleo, ma anche da molecole complesse e grani ghiacciati. È un’interpretazione coerente con ciò che ALMA vede per il metanolo, ma non va trasformata in una certezza sull’ambiente esatto in cui la cometa è nata.
Metanolo, metano e CO2 raccontano la stessa storia?

Il metanolo è soltanto l’ultimo tassello di una chimica già risultata particolare. Le osservazioni del James Webb hanno mostrato una chioma ricca di anidride carbonica e, dopo il perielio, hanno permesso la prima rilevazione diretta di metano in un visitatore interstellare. Anche il rapporto tra metano e acqua è risultato elevato rispetto a molti analoghi conosciuti.
Questi risultati si incastrano con le misure isotopiche che hanno portato gli astronomi a ipotizzare un’origine estremamente antica. Nel nostro approfondimento su quanto potrebbe essere antica 3I/ATLAS abbiamo spiegato perché deuterio e isotopi del carbonio indicano condizioni di formazione molto fredde.
Non tutte le anomalie devono avere la stessa causa. Una composizione particolare può dipendere dal disco protoplanetario di origine, dalla distanza dalla stella in cui i ghiacci si sono condensati, dall’irraggiamento ricevuto o dall’evoluzione subita durante miliardi di anni nello spazio. È proprio la combinazione di più traccianti chimici a restringere gradualmente le possibilità.
Cosa dimostrano i dati e cosa resta aperto
I dati sostengono con forza una conclusione: 3I/ATLAS è una cometa interstellare con una chimica molto diversa da quella della maggior parte delle comete del Sistema solare. Non dimostrano invece che l’oggetto sia artificiale o che contenga segnali di vita.
Le osservazioni raccolte finora sono coerenti con un corpo naturale. Anche il tema del rischio per il nostro pianeta va separato dalla sua stranezza chimica: abbiamo già ricostruito perché 3I/ATLAS non rappresenta un pericolo per la Terra.
La parte scientificamente più utile arriverà dal confronto con i prossimi oggetti interstellari. Con tre soli visitatori confermati, ogni nuova misura pesa molto. Se comete future mostreranno firme simili, alcune caratteristiche di 3I/ATLAS potrebbero rivelarsi comuni fuori dal Sistema solare. Se resteranno eccezionali, questa cometa diventerà un caso ancora più prezioso per capire quanto possano essere diversi i luoghi in cui nascono pianeti e piccoli corpi.




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