Uno squalo della Groenlandia di 392 anni starebbe nuotando nell’Artico dal 1600: la storia è tornata virale sui social, ma detta così è fuorviante. Nessuno ha seguito per quattro secoli lo stesso animale e non esiste un esemplare appena scoperto con una carta d’identità che riporti 392 anni.
Il numero nasce da una ricerca scientifica del 2016 che stimò l’età del più grande esemplare analizzato in 392 anni, con un’incertezza di ±120 anni. La parte sorprendente, però, resta vera: lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) è considerato il vertebrato più longevo conosciuto. E nel 2026 il suo genoma ha iniziato a rivelare nuovi indizi su come riesca a vivere per secoli.
Lo squalo di 392 anni esiste davvero?
Non possiamo dire che uno specifico squalo abbia esattamente 392 anni. Nello studio pubblicato su Science nel 2016 i ricercatori analizzarono 28 femmine e utilizzarono la datazione al radiocarbonio delle proteine del cristallino degli occhi. Per l’esemplare più grande, lungo 5,02 metri, ottennero una stima centrale di 392 anni con un margine di incertezza di 120 anni.
Questo significa che trasformare la stima nella frase “è nato nel 1627” dà una precisione che il metodo scientifico non fornisce. Il risultato importante è un altro: questi animali possono raggiungere età dell’ordine di diversi secoli.

Quanto può vivere lo squalo della Groenlandia?
La stima di 392 ± 120 anni non equivale a un record anagrafico preciso, ma è abbastanza per collocare lo squalo della Groenlandia in una categoria eccezionale. Lo stesso lavoro stimò inoltre che le femmine raggiungano la maturità sessuale soltanto intorno ai 156 ± 22 anni.
È una strategia biologica estrema: crescita molto lenta, acque fredde dell’Atlantico settentrionale e dell’Artico, metabolismo ridotto e un ciclo vitale che si misura in secoli anziché in decenni. Ma attribuire la longevità soltanto al freddo e al metabolismo sarebbe una semplificazione.
Nel 2026 abbiamo letto il suo genoma
Un nuovo studio pubblicato nel 2026 sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha prodotto un assemblaggio cromosomico del genoma dello squalo della Groenlandia. Il genoma analizzato misura circa 5,9 miliardi di coppie di basi e ha permesso ai ricercatori di cercare caratteristiche associate alla sua longevità eccezionale.
Sono emersi segnali legati a meccanismi già studiati nell’invecchiamento, tra cui riparazione del DNA, risposta immunitaria e resistenza al cancro. Gli autori hanno inoltre individuato particolari sostituzioni di amminoacidi nell’istone linker H1.0, che secondo le loro analisi potrebbero favorire una maggiore compattazione della cromatina e proteggere il materiale genetico dai danni.
Il lavoro propone anche un possibile collegamento tra il repertorio genetico della specie, la ferroptosi e la longevità. È importante non trasformare queste associazioni in una “formula dell’immortalità”: sono meccanismi candidati e ipotesi da verificare, non la dimostrazione che un singolo gene faccia vivere lo squalo per quattro secoli.
Non è cieco: un altro mito che sta cadendo
Anche l’idea che questi squali siano sostanzialmente ciechi è stata ridimensionata. Una ricerca pubblicata su Nature Communications nel 2026 ha trovato un sistema visivo integro e adattato alla scarsissima luce degli abissi artici, con bastoncelli densamente impacchettati e adattamenti del pigmento visivo alle basse lunghezze d’onda.
Il risultato è particolarmente interessante perché molti esemplari presentano parassiti corneali e per lungo tempo si è ipotizzato che la vista fosse degenerata. Genomica, analisi dei tessuti e test funzionali raccontano invece un animale molto più adattato al proprio ambiente di quanto suggerisca il suo aspetto.
Quindi il post virale è falso?
Non completamente. È corretto dire che lo squalo della Groenlandia può vivere per secoli e che uno degli esemplari studiati ha ricevuto una stima centrale di 392 anni. È scorretto presentare quel valore come un’età esatta, affermare che sappiamo che l’animale nuoti “dal 1627” o far credere che la stima derivi da un nuovo avvistamento.
La storia scientifica è persino più interessante del meme: stiamo parlando di un vertebrato capace di attraversare secoli di storia, maturare dopo oltre un secolo e conservare adattamenti cellulari e visivi che solo ora stiamo iniziando a comprendere.
Lo studio del suo genoma non promette di trasferire automaticamente questa longevità all’uomo. Offre però un modello naturale eccezionale per capire quali soluzioni evolutive possano limitare il danno molecolare durante una vita straordinariamente lunga. Ed è proprio questo, più del numero “392”, il vero mistero dello squalo della Groenlandia.




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