Il telescopio spaziale James Webb ha individuato in IC 348 le nane brune meno massicce conosciute, con una massa stimata pari ad appena due volte quella di Giove. La scoperta spinge ancora più in basso il confine degli oggetti che possono formarsi direttamente dal collasso di una nube di gas, senza nascere all’interno del disco di una stella come avviene per i pianeti.
IC 348 è una regione di formazione stellare nella costellazione di Perseo, a circa 1.000 anni luce dalla Terra. Le nuove osservazioni sono state presentate da NASA ed ESA il 15 settembre 2026 e pongono un problema interessante ai modelli teorici: quanto può essere piccolo un oggetto nato con lo stesso processo delle stelle?

Che cosa ha scoperto Webb in IC 348
Secondo la NASA, le osservazioni profonde di Webb hanno rivelato nane brune con masse fino a circa due masse gioviane, cioè appena lo 0,19% della massa del Sole. Sono gli oggetti di questo tipo meno massicci finora identificati.
Le nane brune occupano una zona di confine tra stelle e pianeti. Si formano come le stelle, dal collasso di una nube di gas e polveri, ma non raggiungono una massa sufficiente per sostenere in modo stabile la fusione dell’idrogeno nel nucleo.
Perché due masse di Giove sono un problema per i modelli
Più piccola è la nube di partenza, più difficile diventa farla collassare sotto la propria gravità. Le teorie sulla formazione stellare prevedono quindi un limite inferiore oltre il quale il processo dovrebbe diventare molto inefficiente. Trovare oggetti di appena due masse gioviane significa che il collasso può produrre corpi ancora più piccoli di quanto molti modelli prevedessero.
La distinzione è importante anche perché una massa simile ricorda quella di un pianeta gigante. Il modo in cui l’oggetto nasce, però, è diverso: un pianeta si forma normalmente in un disco attorno a una stella, mentre una nana bruna può formarsi direttamente dalla nube molecolare.

Come sono state identificate le nane brune
Il team ha usato la NIRCam di Webb nel 2024 per individuare candidati sulla base di colore e luminosità. Nel 2025 è arrivato il passaggio decisivo con NIRSpec, lo spettrografo nel vicino infrarosso, che ha permesso di verificare la natura degli oggetti e di stimarne le proprietà.
È la continuazione di una ricerca iniziata negli anni precedenti. Webb aveva già identificato in IC 348 nane brune da tre o quattro masse di Giove; la nuova campagna spinge il record fino a circa due masse gioviane.
Una nana bruna potrebbe avere pianeti propri
Tra i risultati più curiosi c’è il segnale di un disco attorno a una delle nane brune più leggere. Un disco di gas e polveri è il materiale da cui possono nascere pianeti, quindi gli astronomi stanno valutando la possibilità che un oggetto con massa paragonabile a quella di un pianeta possa a sua volta ospitare un sistema planetario in formazione.
Non significa che siano già stati scoperti pianeti attorno a questa nana bruna. Il dato osservato indica la presenza del disco, mentre l’eventuale formazione di pianeti richiede ulteriori osservazioni.
Un segnale chimico ancora da spiegare
Gli spettri hanno mostrato anche una caratteristica attribuita a un idrocarburo non ancora identificato con precisione. Il segnale sembra comparire nelle atmosfere delle nane brune di massa più bassa e potrebbe indicare che questi oggetti possiedono condizioni atmosferiche abbastanza particolari da meritare una classificazione più specifica.
Lo studio di queste atmosfere si collega a una domanda più ampia già affrontata su iCrewPlay Tech con il caso di Gaia-6 B, al confine tra pianeta e nana bruna. Anche l’articolo su perché Giove non è una stella mancata aiuta a capire quali differenze fisiche separano pianeti giganti, nane brune e vere stelle.
Cosa cambia per la formazione delle stelle
La scoperta non cambia la definizione di pianeta o di nana bruna, ma restringe il margine in cui i modelli devono funzionare. Se oggetti di due masse gioviane possono nascere direttamente dal collasso di una nube, allora i processi di frammentazione del gas nelle regioni di formazione stellare sono più efficienti a piccola scala di quanto previsto.
L’ESA sottolinea che IC 348 offre proprio il laboratorio ideale per questo tipo di domanda: è una regione giovane, vicina su scala astronomica e ricca di stelle appena nate, protostelle e nane brune. Webb può quindi osservare contemporaneamente oggetti in diverse fasi della nascita stellare e confrontarli con i modelli teorici.