La vipera iraniana Pseudocerastes urarachnoides usa la punta della coda come esca: la muove in modo da farla sembrare un ragno e attirare gli uccelli di cui si nutre. Una ricerca pubblicata nel 2026 su The Anatomical Record ha esaminato l’interno della coda con microtomografia a raggi X e ha trovato un dettaglio sorprendente: le strutture che imitano il ragno non hanno un corrispondente scheletro specializzato. Sono modificazioni esterne, soprattutto squame allungate e tessuti molli.
La scoperta aiuta a capire come una forma tanto complessa possa essere prodotta senza trasformazioni altrettanto vistose nelle ossa. Non significa però che i ricercatori abbiano osservato direttamente l’evoluzione di questa esca, né che tutti gli esemplari siano stati analizzati.
Come funziona la coda che sembra un ragno
La specie vive nell’Iran occidentale, fra ambienti rocciosi e aridi. Il corpo mimetico può confondersi con il terreno, mentre l’estremità della coda ha un rigonfiamento centrale e appendici sottili che ricordano le zampe di un ragno. Muovendola sul suolo, la vipera produce un’esca visiva. Un uccello interessato a catturare quello che sembra un artropode può avvicinarsi e diventare a sua volta preda del serpente.
Questa strategia si chiama attrazione caudale: alcune specie di serpenti muovono la coda per richiamare piccoli animali. Nel caso di Pseudocerastes urarachnoides il richiamo è particolarmente elaborato perché non si limita al movimento. Anche la forma della punta contribuisce all’illusione. È un esempio di mimetismo aggressivo, impiegato da un predatore per ingannare le proprie prede, e non di un dispositivo difensivo.
Che cosa hanno visto gli scienziati con la TAC
Gli autori hanno utilizzato scansioni micro-CT per analizzare la colonna vertebrale dell’esemplare di riferimento conservato al Field Museum di Chicago, noto come olotipo. La tecnica ricostruisce l’anatomia interna in tre dimensioni senza dover sezionare un reperto museale così importante.
Il risultato non è che ogni osso della coda sia identico a quello di qualsiasi altro serpente. Lo studio descrive caratteristiche delle vertebre e variazioni lungo la colonna, ma soprattutto segnala che nessun elemento scheletrico spiega direttamente le appendici a forma di ragno. L’aspetto spettacolare è dovuto alle strutture esterne, che non lasciano una corrispondenza evidente nelle ossa.
È una distinzione essenziale: la TAC permette di studiare struttura e morfologia del campione, ma non dimostra da sola come ogni movimento venga controllato o quale gene abbia prodotto la forma della coda.
Perché questa scoperta è importante anche per i fossili
La ricerca è interessante oltre la singola specie. I paleontologi ricostruiscono animali scomparsi soprattutto da ossa e denti, perché pelle e altre parti molli si conservano raramente. Una coda dall’aspetto esterno così insolito, ma priva di corrispondenti appendici ossee, mostra quanto possa mancare nella ricostruzione di un rettile noto soltanto dai suoi resti scheletrici.
Questo non autorizza a immaginare che ogni rettile preistorico avesse strutture simili. Ricorda piuttosto che il fossile può non conservare alcune specializzazioni comportamentali e anatomiche, soprattutto quando coinvolgono la pelle e le squame.
Quali sono i limiti dello studio
La microtomografia ha riguardato l’olotipo, cioè il singolo esemplare su cui si fonda la descrizione formale della specie. È un materiale prezioso, ma non equivale a un campione rappresentativo della popolazione. Per sapere quanto varino le vertebre, le squame e la forma dell’esca tra individui e fasi di vita serviranno altre osservazioni.
La specie è conosciuta anche grazie a riprese del comportamento predatorio in natura, ma quelle osservazioni e l’indagine anatomica rispondono a domande diverse: le prime mostrano l’uso della coda, la seconda ne descrive la struttura. Insieme rendono più convincente la ricostruzione del meccanismo, senza trasformarla in una spiegazione definitiva della sua origine evolutiva.
Dove leggere lo studio originale
Il lavoro scientifico è Vertebral morphology and intracolumnar variation of the iconic and bizarre viperid snake Pseudocerastes urarachnoides, pubblicato nel 2026 su The Anatomical Record. Per una spiegazione degli strumenti e delle osservazioni degli autori è disponibile anche il comunicato del Field Museum. L’immagine della vipera usata per questo articolo è un’autentica fotografia di Omid Mozaffari diffusa in pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.




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