Un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports il 30 settembre 2026 mostra che tessuti umani artificiali vascolarizzati, costruiti con cellule endoteliali progenitrici ricavate dal sangue, possono formare strutture vascolari che restano organizzate dopo il trapianto nei topi. Il risultato è preclinico e non equivale a un tessuto pronto per il trapianto nell’uomo, ma affronta uno dei problemi centrali dell’ingegneria tissutale: creare una rete di vasi capace di sopravvivere e maturare dentro l’organismo.
Perché i vasi sanguigni sono il limite dei tessuti artificiali
Quando un tessuto coltivato in laboratorio diventa più spesso, la semplice diffusione di ossigeno e nutrienti non basta più. Senza una rete vascolare funzionante, le cellule interne possono soffrire o morire. Per questo la vascolarizzazione è un passaggio decisivo per trasformare costrutti cellulari tridimensionali in modelli più realistici e, in prospettiva, in tessuti utilizzabili nella medicina rigenerativa.
Il nuovo lavoro si inserisce in un filone già seguito su iCrewPlay Tech: avevamo analizzato come la vascolarizzazione migliori i modelli di organoidi cerebrali e come la bioingegneria stia cercando di produrre organi e tessuti tridimensionali più complessi.

Come sono stati costruiti i tessuti vascolarizzati
I ricercatori hanno usato una tecnica chiamata CP-CAM, un approccio senza scaffold rigido basato su cellule rivestite con nanofilm di matrice extracellulare. I costrutti contenevano cellule stromali mesenchimali derivate dal tessuto adiposo umano e cellule endoteliali progenitrici capaci di formare colonie, ottenute dal sangue del cordone ombelicale oppure dal sangue periferico.
Entrambi i tipi di cellule endoteliali hanno formato reti vascolari entro quattro giorni. In laboratorio, tuttavia, le strutture non erano identiche: quelle derivate dal sangue periferico mostravano una morfologia vascolare più continua, mentre nei costrutti ottenuti da sangue cordonale erano presenti differenze nella chiusura endoteliale e nella differenziazione delle cellule attorno ai vasi.
Cosa è successo dopo il trapianto
La parte più importante dell’esperimento è arrivata dopo il trapianto sottocutaneo nei topi immunodeficienti. I costrutti derivati sia da cellule endoteliali del sangue cordonale sia da quelle del sangue periferico hanno formato strutture vascolari di origine umana nell’animale.
Nei tessuti costruiti con cellule del cordone, i ricercatori hanno osservato lumi vascolari continui e cellule con caratteristiche simili a periciti o cellule muscolari lisce attorno ai vasi. La maturazione strutturale è proseguita durante le quattro settimane di osservazione. Anche le strutture costruite con cellule del sangue periferico si sono innestate e contenevano cellule del sangue dell’ospite, segno che i vasi artificiali erano entrati in relazione con la circolazione dell’animale.

Perché usare cellule endoteliali derivate dal sangue
Una delle questioni pratiche dell’ingegneria tissutale è trovare una fonte di cellule vascolari disponibile e riproducibile. Le cellule endoteliali progenitrici studiate in questo lavoro possono essere isolate dal sangue e hanno mostrato la capacità di organizzarsi in reti vascolari nei costrutti tridimensionali.
Gli autori non sostengono che queste cellule risolvano da sole il problema della vascolarizzazione. Il lavoro indica però che entrambe le fonti analizzate possono contribuire alla costruzione di tessuti trapiantabili sperimentali, con caratteristiche diverse che potrebbero essere sfruttate in applicazioni differenti.
Cosa non dimostra ancora lo studio
Lo studio è stato condotto con trapianti sottocutanei in topi nudi e con un periodo di osservazione limitato. Non dimostra quindi sicurezza, durata o funzionalità terapeutica nell’uomo. Inoltre un tessuto vascolarizzato non è automaticamente un organo funzionante: per arrivare a un’applicazione clinica servono controllo della maturazione, integrazione con il tessuto ospite, risposta immunitaria prevedibile e produzione su scala riproducibile.
Il risultato è comunque utile perché mostra che le reti vascolari formate in laboratorio non si limitano a esistere prima del trapianto: possono sopravvivere, rimodellarsi e maturare nell’organismo animale. È un passaggio importante per i futuri tessuti ingegnerizzati più spessi e complessi.
La fonte scientifica
La ricerca, In vivo engraftment of vascular structures in 3D-engineered artificial tissues vascularized by cord blood- or peripheral blood-derived endothelial colony-forming cells, è stata pubblicata su Scientific Reports il 30 settembre 2026.
In sintesi: cellule endoteliali progenitrici ottenute dal sangue hanno permesso di costruire tessuti artificiali con reti vascolari che, dopo il trapianto nei topi, hanno formato vasi umani organizzati e hanno continuato a maturare. Il risultato resta preclinico, ma rafforza la strada verso tessuti artificiali meglio vascolarizzati.