Gli ingegneri hanno compiuto un passo decisivo verso la realizzazione dei terremoti artificiali più piccoli mai prodotti, riducendo vibrazioni di tipo sismico fino alle dimensioni di un microchip.
Il risultato ruota attorno a una nuova tecnologia chiamata laser a fononi basato su onde acustiche superficiali (surface acoustic wave phonon laser), una soluzione che potrebbe rivoluzionare la progettazione dei chip per smartphone e dispositivi wireless, rendendoli più compatti, più veloci e più efficienti dal punto di vista energetico.

Lo studio è stato guidato da Matt Eichenfield insieme a un team di ricercatori dell’Università dell’Arizona e dei Sandia National Laboratories, ed è stato pubblicato il 14 gennaio sulla prestigiosa rivista Nature.
Onde acustiche superficiali: i “terremoti artificiali” che vivono sui chip
Il cuore della tecnologia sono le onde acustiche superficiali, note come SAW (Surface Acoustic Waves). A differenza delle onde sonore tradizionali, che si propagano nell’aria o all’interno dei materiali, le SAW viaggiano esclusivamente lungo la superficie di un solido.

Nel mondo reale, le SAW sono responsabili di gran parte dei danni causati dai terremoti, poiché si propagano lungo la crosta terrestre facendo oscillare edifici e infrastrutture. Su scala microscopica, però, queste onde sono già ampiamente utilizzate nell’elettronica moderna.
I dispositivi SAW sono infatti presenti in smartphone, telecomandi per auto, apriporta dei garage, ricevitori GPS, radar e sistemi di comunicazione wireless, dove svolgono un ruolo fondamentale nel filtraggio dei segnali.
Perché le SAW sono fondamentali negli smartphone
All’interno di uno smartphone, le onde acustiche superficiali funzionano come filtri di altissima precisione. I segnali radio ricevuti dalle antenne vengono convertiti in minuscole vibrazioni meccaniche, permettendo al chip di separare i segnali utili da interferenze e rumore di fondo. Una volta “ripulite”, le vibrazioni vengono riconvertite in onde radio.

Il problema?I sistemi attuali richiedono più chip separati e spesso una fonte di alimentazione esterna, aumentando complessità, consumi e dimensioni.
Il nuovo laser a fononi cambia radicalmente questo scenario.
Un laser che non emette luce, ma vibrazioni
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno dimostrato un metodo inedito per generare SAW utilizzando un laser a fononi. A differenza di un laser tradizionale, che amplifica la luce, questo dispositivo amplifica vibrazioni meccaniche controllate.

Il principio è simile a quello dei laser a diodo utilizzati in elettronica e telecomunicazioni: un sistema compatto, alimentabile anche solo da una batteria, capace di produrre un segnale stabile e coerente.
L’obiettivo del team era chiaro: creare un equivalente dei laser a diodo, ma per le onde acustiche superficiali.
Struttura del dispositivo: tre materiali chiave
Il laser a fononi è composto da una struttura stratificata estremamente compatta (circa mezzo millimetro di lunghezza):
- Silicio, alla base, lo stesso materiale dei chip tradizionali
- Niobato di litio, uno strato piezoelettrico che converte vibrazioni in campi elettrici e viceversa
- Arseniuro di indio e gallio, un semiconduttore in grado di accelerare elettroni a velocità molto elevate anche con campi elettrici deboli
Questa combinazione consente un’interazione diretta tra elettroni ad alta velocità e onde acustiche superficiali, creando le condizioni ideali per l’amplificazione delle vibrazioni.
Come funziona il “laser sismico” su chip
Il funzionamento è sorprendentemente simile a quello di un laser ottico.

Quando la corrente attraversa lo strato di arseniuro di indio e gallio, si generano onde acustiche sulla superficie del niobato di litio. Queste onde:
- si propagano in avanti
- colpiscono un riflettore
- tornano indietro, perdendo quasi tutta la loro energia
- vengono nuovamente amplificate nel passaggio successivo
Il sistema è progettato in modo che il guadagno in avanti superi le enormi perdite nel moto inverso, permettendo alle onde di crescere progressivamente, fino a quando una parte dell’energia viene rilasciata all’esterno del dispositivo, proprio come accade con un raggio laser.
Frequenze più alte, chip più piccoli
Con questo approccio, il team è riuscito a generare SAW a circa 1 GHz, ovvero miliardi di oscillazioni al secondo. Secondo i ricercatori, la stessa architettura potrebbe spingersi fino a decine o addirittura centinaia di GHz.

Per fare un confronto, i dispositivi SAW tradizionali si fermano generalmente intorno ai 4 GHz.
Il salto tecnologico è quindi notevole e apre la strada a nuove generazioni di chip wireless, più veloci e con consumi ridotti.
Verso una radio completa su un solo chip
Negli smartphone moderni, ogni operazione – chiamate, messaggi, navigazione – richiede conversioni continue tra onde radio e onde acustiche, spesso distribuite su più componenti.
L’obiettivo finale dei ricercatori è concentrare tutta l’elaborazione del segnale su un unico chip, sfruttando esclusivamente le onde acustiche superficiali.
Secondo il team, questo laser a fononi rappresentava l’ultimo tassello mancante per arrivare a una radio completamente integrata, riducendo costi, consumi e complessità.