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Squalo goblin filmato vivo negli abissi: perché conta

Due riprese nel Pacifico mostrano per la prima volta lo squalo goblin nel suo habitat naturale profondo

Redazione 3 minuti fa Commenta! 7
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Lo squalo goblin è stato filmato vivo nel suo habitat naturale profondo, nel Pacifico, durante due osservazioni scientifiche separate. Le riprese risalgono al 2019 vicino all’isola di Jarvis e al 2024 nell’area della fossa delle Tonga, con profondità comprese tra 1.237 e 1.997 metri.

Contenuti di questo articolo
Perché il filmato dello squalo goblin è importanteCom’è fatto il Mitsukurina owstoniIl morso a fionda e la caccia negli abissiCosa cambia per lo studio degli abissi

Il dato conta perché questa specie, il cui nome scientifico è Mitsukurina owstoni, era conosciuta quasi solo attraverso esemplari catturati accidentalmente e portati in superficie. Vederla negli abissi permette di studiarla senza il filtro deformante della pesca, dello stress e della risalita.

La ricerca pubblicata sul Journal of Fish Biology descrive le prime osservazioni in situ della specie. Non è solo una curiosità marina: cambia la mappa della sua distribuzione e spinge più in basso il limite di profondità documentato per questo squalo.

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Perché il filmato dello squalo goblin è importante

Squalo goblin filmato vivo negli abissi: perché conta

Il filmato è importante perché mostra lo squalo goblin mentre nuota nel suo ambiente reale, non in superficie o in condizioni artificiali. Questo permette di leggere meglio comportamento, profondità frequentate e possibile distribuzione geografica di una specie rara, elusiva e ancora poco osservata.

Nel primo caso, il 4 luglio 2019, un ROV chiamato Hercules ha ripreso un esemplare vicino a una montagna sottomarina a sud di Kiribati. Lo squalo nuotava a 1.237 metri di profondità, in acqua a circa 3,9 gradi Celsius. La stima della lunghezza, ottenuta con laser di scala distanti 10 centimetri, è di circa 3,43 metri.

Il secondo avvistamento è avvenuto il 9 agosto 2024, sul versante settentrionale della fossa delle Tonga. Una telecamera con esca ha registrato un probabile esemplare femmina a 1.997 metri, in acqua a circa 2,4 gradi Celsius. L’animale non ha attaccato l’esca: ha attraversato l’inquadratura, poi è ricomparso poco dopo.

Questa seconda osservazione è la più rilevante dal punto di vista ecologico. Porta lo squalo goblin quasi 700 metri più in profondità rispetto ai dati precedenti e suggerisce che la specie possa usare ambienti più estesi di quanto si pensasse.

Com’è fatto il Mitsukurina owstoni

Lo squalo goblin è riconoscibile per il lungo rostro piatto, il corpo molle, la colorazione pallida e le mascelle che possono proiettarsi in avanti. È l’unico rappresentante vivente della famiglia Mitsukurinidae, un ramo antico degli squali lamniformi, lo stesso ordine che include anche squalo bianco e mako.

L’aspetto insolito non è un dettaglio estetico. Il rostro contiene numerosi organi elettrorecettori, le ampolle di Lorenzini, utili a percepire i deboli segnali elettrici prodotti dalle prede. Negli abissi, dove la luce solare non arriva, questo sistema può contare più della vista.

Le dimensioni variano molto. I maschi maturano tra circa 2,60 e 3,80 metri, mentre le femmine raggiungono la maturità tra 4 e 4,2 metri. La IUCN indica una lunghezza documentata fino a 410 centimetri e stime superiori per gli esemplari più grandi.

Nel Mediterraneo non risultano presenze confermate di squalo goblin. La sua distribuzione nota è ampia ma frammentata, con dati provenienti da aree dell’Atlantico, dell’Indiano e soprattutto del Pacifico. È un quadro ancora incompleto, come spesso accade per gli animali di profondità.

Per capire quanto gli squali possano avere strategie e biologie molto diverse, basta confrontarlo con lo squalo della Groenlandia, capace di vivere per secoli, o con lo squalo tagliatore, noto per i morsi circolari su grandi animali marini.

Il morso a fionda e la caccia negli abissi

Squalo goblin filmato vivo negli abissi: perché conta

La caratteristica più sorprendente dello squalo goblin è il morso a fionda. A riposo le mascelle restano arretrate, ma quando una preda arriva a distanza utile vengono spinte in avanti con una velocità misurata fino a 3,1 metri al secondo.

Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha descritto questa tecnica come una delle proiezioni mandibolari più estreme tra gli squali. Le mascelle avanzano per una distanza pari all’8,6 o 9,4 per cento della lunghezza corporea totale, mentre la bocca genera aspirazione e aiuta a catturare la preda.

  • Profondità osservate: 1.237 e 1.997 metri
  • Lunghezza stimata dell’esemplare del 2019: circa 3,43 metri
  • Velocità massima delle mascelle: fino a 3,1 metri al secondo

Questa strategia ha senso in un ambiente povero di cibo. Lo squalo goblin non è costruito per inseguimenti lunghi: sembra più adatto a muoversi lentamente, risparmiare energia e sfruttare una reazione rapida quando un pesce o un cefalopode entra nel raggio d’attacco.

Per l’uomo non rappresenta un pericolo concreto. Vive a profondità estreme, lontano dalle aree frequentate da sub e bagnanti, e non esistono attacchi documentati. Il vero tema non è il rischio, ma quanto poco conosciamo gli ecosistemi profondi.

Cosa cambia per lo studio degli abissi

Squalo goblin filmato vivo negli abissi: perché conta

Le nuove riprese confermano un punto spesso sottovalutato: gli abissi non sono vuoti, sono solo difficili da osservare. Bastano pochi secondi di video per correggere dati accumulati per decenni tramite catture accidentali, campioni incompleti e segnalazioni isolate.

Il caso dello squalo goblin mostra anche il valore delle tecnologie di esplorazione profonda. ROV, telecamere con esca e sensori ambientali permettono di guardare gli animali dove vivono davvero. Non sostituiscono i campioni biologici, ma aggiungono comportamento, habitat e contesto.

Ora la domanda è quanto sia raro lo squalo goblin e quanto, invece, sia semplicemente poco osservato. Se la sua presenza nel Pacifico centrale e sudoccidentale è più ampia del previsto, i prossimi filmati potrebbero cambiare ancora la mappa di uno degli squali più enigmatici del pianeta.

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