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NotiziaPsicologia

Il sonno ti cerca di pomeriggio e sparisce di notte: perché

Durante il giorno lottiamo per tenere gli occhi aperti, mentre appena ci mettiamo a letto il sonno sembra scomparire. Non è una contraddizione: dipende dall’incontro tra orologio biologico, pressione del sonno, luce, abitudini e pensieri che il cervello rimanda fino alla sera.

Massimo 1 ora fa Commenta! 10
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Succede spesso: nel primo pomeriggio il divano sembra irresistibile, gli occhi diventano pesanti e basterebbero pochi minuti di silenzio per addormentarsi. Poi arriva la notte, finalmente possiamo riposare, ma il cervello decide di collaborare con tutto tranne che con il sonno.

Contenuti di questo articolo
Il sonno dipende da due forze che non sempre vanno d’accordoPerché nel pomeriggio arriva quel crollo improvvisoDi sera il cervello può produrre una seconda ondata di energiaL’insonnia inizia spesso quando cerchiamo di obbligarci a dormireIl pisolino può aiutare, ma può anche togliere sonno alla notteAnche il nostro cronotipo può farci sentire svegli all’ora sbagliataCome interrompere il meccanismo della stanchezza diurna e dell’insonniaQuando non è più soltanto una notte difficile

Ripensiamo alle conversazioni della giornata, controlliamo il telefono, programmiamo il giorno successivo e ci chiediamo perché non stiamo ancora dormendo. Più osserviamo l’orologio, più diventiamo svegli.

La spiegazione non è semplicemente che “di pomeriggio siamo stanchi”. Il sonno viene regolato principalmente dall’interazione tra due sistemi biologici distinti: la pressione del sonno, che cresce durante le ore di veglia, e il ritmo circadiano, una sorta di orologio interno che decide quando favorire il riposo e quando sostenere l’attenzione.

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Il sonno dipende da due forze che non sempre vanno d’accordo

Letto, sonno

La prima forza è chiamata pressione omeostatica del sonno. In termini semplici, più a lungo rimaniamo svegli, più aumenta il bisogno biologico di dormire. Durante il sonno questa pressione diminuisce, permettendoci di affrontare una nuova giornata.

La seconda forza è il ritmo circadiano, un ciclo interno di circa 24 ore regolato soprattutto dall’alternanza tra luce e buio. Questo sistema influenza sonnolenza, attenzione, temperatura corporea, produzione ormonale e numerose altre funzioni dell’organismo.

Normalmente i due meccanismi collaborano. La pressione del sonno cresce nel corso della giornata e, con l’arrivo della sera, il ritmo circadiano comincia a favorire il riposo. Ma questa sincronizzazione può essere disturbata.

Possiamo quindi essere fisicamente stanchi ma biologicamente ancora vigili, oppure sentirci assonnati nel momento sbagliato e sorprendentemente attivi quando sarebbe ora di spegnere la luce.

Perché nel pomeriggio arriva quel crollo improvviso

La sonnolenza dopo pranzo non dipende soltanto da ciò che abbiamo mangiato. Un pasto abbondante può accentuarla, ma il cosiddetto calo pomeridiano fa parte dell’andamento naturale del ritmo circadiano.

Nel corso delle 24 ore esistono infatti due principali finestre nelle quali la propensione al sonno tende ad aumentare. La più importante si verifica durante la notte; una seconda, meno intensa, compare generalmente nelle prime ore del pomeriggio.

Per questo possiamo sentirci stanchi anche dopo un pranzo leggero. Il cervello attraversa una fase nella quale il segnale circadiano di vigilanza si riduce temporaneamente. Se abbiamo dormito poco, siamo in un ambiente caldo, poco illuminato o monotono, la sonnolenza diventa ancora più evidente.

Nel pomeriggio, inoltre, spesso non pretendiamo di addormentarci. Siamo seduti sul divano, guardiamo qualcosa senza particolare attenzione oppure ci concediamo una pausa. L’assenza di pressione psicologica facilita il rilassamento: non dobbiamo dormire, quindi il sonno può arrivare spontaneamente.

Di sera il cervello può produrre una seconda ondata di energia

Insonnia

Poco prima dell’orario abituale del sonno può comparire una fase di maggiore vigilanza, talvolta descritta come una sorta di secondo vento serale. Nonostante la pressione del sonno accumulata, il ritmo circadiano può continuare temporaneamente a sostenere l’attenzione.

È un meccanismo utile: impedisce di addormentarci troppo presto e aiuta a mantenere stabile l’orario del riposo. Ma se trascorriamo la serata sotto luci intense, davanti allo smartphone o lavorando fino a tardi, questo segnale di vigilanza può essere prolungato.

La luce rappresenta infatti uno dei principali regolatori dell’orologio biologico. Esporsi alla luce naturale durante il giorno aiuta il cervello a distinguere chiaramente la fase di veglia da quella notturna. Al contrario, molta luce artificiale la sera può comunicare all’organismo che la giornata non è ancora terminata.

Il risultato è quello che molti descrivono come “stanco ma elettrico”: il corpo chiede riposo, mentre la mente continua a funzionare come se fosse ancora pieno giorno.

L’insonnia inizia spesso quando cerchiamo di obbligarci a dormire

Nel pomeriggio pensiamo: “Potrei addormentarmi subito”. Di notte, invece, il pensiero diventa: “Devo addormentarmi subito”.

Quella piccola differenza cambia molto.

Quando il sonno viene trasformato in un compito, il cervello comincia a controllare continuamente se lo stiamo svolgendo bene. Osserviamo l’ora, calcoliamo quante ore restano prima della sveglia e immaginiamo quanto saremo stanchi il giorno successivo.

Questo stato di sorveglianza aumenta l’attivazione mentale. Il letto, anziché essere associato al riposo, può diventare il luogo nel quale si pensa, ci si preoccupa e si tenta disperatamente di dormire.

Anche una giornata molto stressante può produrre un effetto apparentemente strano. Durante il giorno siamo occupati da lavoro, conversazioni e attività pratiche. Quando finalmente tutto tace, emergono i pensieri rimasti in sospeso.

Non è necessariamente la notte a renderci più ansiosi: spesso è semplicemente il primo momento nel quale il cervello non ha più distrazioni.

Il pisolino può aiutare, ma può anche togliere sonno alla notte

Sonno profondo

Un riposo breve nelle prime ore del pomeriggio può migliorare attenzione e umore. Tuttavia, un sonnellino lungo o troppo tardivo riduce la pressione del sonno accumulata durante il giorno.

È un po’ come arrivare a cena dopo aver fatto merenda abbondantemente: il bisogno non è più lo stesso.

Le persone che soffrono già di insonnia possono essere particolarmente sensibili ai sonnellini. In generale, un riposo breve e anticipato interferisce meno con il sonno notturno rispetto a un sonno prolungato nel tardo pomeriggio.

Questo spiega un circolo vizioso abbastanza comune:

si dorme male di notte, si crolla nel pomeriggio, si dorme per recuperare e la sera non si possiede più una pressione del sonno sufficiente.

Il giorno dopo la sequenza ricomincia.

Anche il nostro cronotipo può farci sentire svegli all’ora sbagliata

Non tutte le persone sono biologicamente predisposte a dormire e svegliarsi agli stessi orari. Alcune diventano naturalmente assonnate presto e funzionano meglio al mattino; altre raggiungono il massimo livello di attenzione nelle ore serali.

Chi possiede un cronotipo serale può accumulare la pressione del sonno più lentamente e avvertire il bisogno di dormire più tardi.

In questi casi andare a letto alle 22 solo perché “è un orario corretto” può significare trascorrere molto tempo svegli sotto le coperte. Non sempre si tratta di vera insonnia: talvolta esiste una distanza tra l’orario imposto dagli impegni sociali e quello preferito dall’orologio biologico.

Il problema emerge quando una persona naturalmente serale deve comunque svegliarsi molto presto. Il sonno viene progressivamente ridotto, la sonnolenza pomeridiana aumenta e, nonostante la stanchezza, la sera il ritmo circadiano torna a promuovere la vigilanza.

Come interrompere il meccanismo della stanchezza diurna e dell’insonnia

Letto
Letto

La soluzione non consiste nel cercare di dormire con maggiore forza. Il sonno non funziona bene quando viene inseguito. È più efficace ricostruire le condizioni che permettono al cervello di riconoscere chiaramente il giorno e la notte.

Un orario di risveglio abbastanza stabile rappresenta uno dei segnali più importanti. Alzarsi ogni giorno a orari molto differenti può spostare continuamente l’orologio interno, soprattutto quando nel fine settimana si dorme fino a tarda mattina.

È utile anche esporsi alla luce naturale nelle prime ore della giornata, muoversi regolarmente e ridurre progressivamente luci e stimoli nella parte finale della sera.

I pisolini, quando necessari, dovrebbero rimanere brevi e non troppo tardivi. Anche caffeina, alcol, pasti pesanti e attività mentalmente impegnative possono interferire con il riposo, soprattutto nelle persone più sensibili.

Un’altra regola importante è evitare di rimanere a lungo nel letto completamente svegli. Quando il letto viene utilizzato per lavorare, guardare video o rimuginare, il cervello può perdere l’associazione automatica tra quel luogo e il sonno.

Quando non è più soltanto una notte difficile

Qualche notte agitata è normale, soprattutto nei periodi di stress. L’insonnia diventa però un problema da valutare quando la difficoltà ad addormentarsi, mantenere il sonno o sentirsi riposati si ripete frequentemente e interferisce con le attività diurne.

Russamento intenso, risvegli con sensazione di soffocamento, movimenti incontrollabili delle gambe, sonnolenza pericolosa durante la guida o stanchezza persistente meritano un confronto con il medico. Dietro il cattivo riposo possono esserci condizioni differenti, dall’apnea notturna fino ad alcuni disturbi metabolici o tiroidei.

Il paradosso della sonnolenza pomeridiana e dell’insonnia notturna, quindi, non significa che il nostro corpo abbia dimenticato come si dorme. Più spesso indica che il bisogno di sonno, l’orologio biologico e le nostre abitudini non stanno lavorando nello stesso momento.

Di pomeriggio il sonno ci sorprende perché non lo stiamo cercando. Di notte può allontanarsi proprio perché lo trasformiamo in un obbligo. E il cervello, quando si sente sotto esame, tende a fare esattamente l’opposto di ciò che vorremmo.

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