Servono nuove leggi della robotica

L'intelligenza artificiale (IA) sta prendendo sempre più piede, ma manca una regolamentazione adeguata

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Il mondo è cambiato da quando lo scrittore e biochimico russo naturalizzato statunitense Isaac Asimov nel 1942 scrisse le sue tre leggi per i Robot: Prima Legge: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”. Seconda legge: “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge”. Terza legge:Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge”. Successivamente Asimov ne aggiungerà una quarta, superiore per importanza a tutte le altre ma valida solo per gli automi più sofisticati, la Legge zero: “Un robot non può recar danno all’umanità e non può permettere che, a causa di un suo mancato intervento, l’umanità riceva danno”. L’utilizzo e la presenza dei robot è in continua espansione in quasi tutte le attività svolte dall’uomo e quanto predetto dallo scrittore russo non è forse più sufficiente per regolamentare il comportamento delle macchine nei nostri confronti. Il loro ruolo, sempre più importante nella società moderna, richiede nuove regole, redatte da Legali ed esperti di Intelligenza Artificiale. Secondo Frank Pasquale, autore di “The Black Box Society: The Secret Algorithms Behind Money and Information“, quattro nuove regole ispirate alla legge dovrebbero essere applicate a robot e intelligenza artificiale nelle nostre vite quotidiane. La prima è che i robot dovrebbero essere complementari anziché sostituire i professionisti. Piuttosto che avere un medico robot, bisognerebbe sperare di avere un medico che comprenda come funziona l’intelligenza artificiale per sfruttarla al massimo, dato che alla fine decide sempre lui cosa fare o non fare, ha detto Pasquale all’AFP (Agenzia di Stampa France Press) a margine di una conferenza sulla robotica presso la Pontificia Accademia delle Scienze del Vaticano. La seconda è che dobbiamo fermare le armi robotiche, infatti si sta investendo troppo in robot da guerra, robot militari e robot di polizia, ha aggiunto. La terza regola è non fare robot umanoidi, ha proseguito Pasquale citando l’esempio di un assistente di Google chiamato Duplex che chiamerebbe le persone per confermare le prenotazioni alberghiere senza dire loro che stanno parlando con un computer. “C’è stata una reazione immediata a questo perché la gente pensava che Google stesse cercando di far passare le sue macchine come esseri umani. Penso che non si debba contraffare l’umanità e i robot dovrebbero sembrare umanoidi solo se questo è indispensabile per il compito che devono svolgere, come robot di cura o sessuali“. La quarta e ultima legge è che qualsiasi robot o intelligenza artificiale dovrebbe essere “attribuibile” ovvero posseduto da una persona fisica o da una società, dato che la legge prevede come punire questi soggetti ma non come punire una macchina. “Se abbiamo droni che sono autonomi, auto che sono autonome, bot online che parlano su Twitter o che fanno trading finanziario, la responsabilità dei loro comportamenti deve sempre di una persona o di una società” ha concluso Pasquale, il cui libro New Laws of Robotics dovrebbe essere pubblicato entro breve dalla Harvard University Press.

Secondo te sono sufficienti questi principi per scongiurare un futuro in cui i robot si ribelleranno alla razza umana, come predetto da innumerevoli film di fantascienza?

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