Il rooftopping è tornato al centro dell’attenzione dopo la scalata dell’Empire State Building a New York. Il 1 luglio 2026 Angela Nikolau e Ivan Kuznetsov, noto anche come Ivan Beerkus, sono arrivati sulla parte più alta dell’edificio, hanno mostrato uno striscione con un messaggio di pace e sono stati arrestati dalla polizia.
Il caso ha fatto il giro dei social perché unisce tre elementi molto forti: altezza estrema, gesto pubblico e contenuto pensato per diventare virale. Ma dietro l’immagine spettacolare c’è una pratica che non ha nulla di innocuo. Nella maggior parte dei casi comporta accesso non autorizzato, rischio di caduta e intervento delle forze dell’ordine.
L’Empire State Building raggiunge i 443 metri contando guglia e antenna, come riportano i dati ufficiali dell’Empire State Building. Non parliamo quindi di una semplice salita su un tetto, ma di un’azione in un’area vietata, sopra uno degli edifici più sorvegliati di Manhattan.
Cos’è il rooftopping e perché non è una semplice acrobazia

Il rooftopping consiste nel raggiungere tetti, gru, antenne, ciminiere o grattacieli senza autorizzazione, spesso per realizzare foto e video estremi. Non coincide sempre con l’arrampicata esterna: molte volte chi lo pratica entra nell’edificio, sfrutta scale di servizio o passaggi riservati e poi affronta solo l’ultimo tratto esposto.
La differenza è importante. Il buildering riguarda la scalata di facciate urbane. Il free solo indica l’arrampicata senza corde, anche su pareti naturali. Il rooftopping invece punta soprattutto all’accesso non autorizzato alla cima di una struttura e alla sua trasformazione in contenuto digitale.
Per questo è anche un fenomeno tecnologico e mediatico. Senza Instagram, YouTube, TikTok e la logica della visibilità immediata, molte di queste imprese avrebbero un impatto molto più limitato. Il valore non sta solo nel gesto fisico, ma nella prova visiva da pubblicare, condividere e monetizzare.
Il caso Empire State Building e il peso dei social
Angela Nikolau e Ivan Kuznetsov non sono nomi casuali. Sono già noti al pubblico internazionale per attività di rooftopping e per il documentario Netflix Skywalkers: A Love Story del 2024, dedicato alla loro scalata del Merdeka 118 di Kuala Lumpur, uno degli edifici più alti al mondo.
La scalata dell’Empire State Building ha seguito una grammatica ormai riconoscibile: abiti scuri, volto coperto, luogo simbolico, altezza estrema, immagine facilmente condivisibile e gesto sentimentale. Il messaggio sullo striscione recitava che quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere, il mondo conoscerà la pace.
Il punto non è giudicare il messaggio. Il punto è il metodo. Un edificio come l’Empire State Building non è un palco aperto. È una proprietà privata, un luogo turistico, un’infrastruttura verticale con aree tecniche e protocolli di sicurezza. Ogni violazione costringe personale, polizia e soccorritori a intervenire.
A New York la normativa cittadina vieta di salire, scendere o muoversi all’esterno di una struttura senza il permesso del proprietario, salvo attività autorizzate come lavori di costruzione o manutenzione. Il testo è consultabile nel codice amministrativo di New York.
Perché il rooftopping è pericoloso anche per chi guarda

Il primo rischio è evidente: la caduta. Quando una persona si muove su antenne, bordi, gru o superfici tecniche a centinaia di metri d’altezza, un errore minimo può essere fatale. Il caso di Wu Yongning, rooftopper cinese morto nel 2017 durante una ripresa su un grattacielo, resta uno degli esempi più citati.
Il secondo rischio riguarda l’emulazione. I video estremi pubblicati online comprimono la realtà in pochi secondi. Non mostrano sempre l’accesso abusivo, i tentativi falliti, la gestione del panico, la presenza di vento, superfici scivolose o ostacoli tecnici. Chi guarda vede il risultato, non il margine di errore.
- Accesso non autorizzato a zone private o tecniche
- Assenza di corde, imbracature o protezioni certificate
- Possibile intervento di polizia, vigili del fuoco e squadre speciali
- Rischio di imitazione da parte di utenti inesperti
Il terzo problema è la piattaforma. Un contenuto ad alto rischio può ottenere milioni di visualizzazioni e spingere altri creator a cercare immagini ancora più estreme. Qui la tecnologia non è neutra: algoritmi, sponsorizzazioni e attenzione del pubblico possono trasformare un atto illegale in un modello da replicare.
La linea sottile tra performance, reato e sicurezza urbana
Il rooftopping nasce dentro l’urban exploration, ma oggi vive soprattutto nella cultura della prova visiva. Non basta più dire di essere saliti su un tetto. Serve mostrare il vuoto sotto i piedi, il panorama, il gesto riconoscibile. È una pressione narrativa che alza continuamente il livello del rischio.
Per le città il problema è pratico. Ogni scalata non autorizzata su un edificio alto può bloccare strade, mobilitare unità specializzate e aprire falle nella sicurezza. Nel caso dell’Empire State Building, il fatto che due persone siano riuscite ad arrivare così in alto pone anche una domanda sulle procedure interne e sui varchi controllati.
Il fascino di queste immagini è reale, ma non cancella il punto centrale: il rooftopping è una pratica illegale e pericolosa. Finché i social premieranno la spettacolarità sopra la sicurezza, casi come quello di New York continueranno a ripresentarsi. La domanda ora è se piattaforme e città riusciranno a ridurre l’effetto imitazione senza trasformare ogni gesto estremo in pubblicità gratuita.