OpenAI avrebbe portato a 750 miliardi di dollari il piano di spesa per le infrastrutture IA fino al 2030, aumentando di circa il 25% la precedente stima. La cifra comprende data center, chip, sistemi di raffreddamento, reti elettriche e tutto ciò che serve per addestrare e utilizzare modelli sempre più grandi.
Il primo intervento indicato è Project Camellia, un campus da circa 20 miliardi di dollari previsto nella contea di Effingham, in Georgia. L’area dovrebbe occupare circa 1.400 acri, oltre 560 ettari, e richiedere almeno 3,2 gigawatt di potenza elettrica.
La dimensione del progetto chiarisce perché la competizione nell’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto la qualità dei modelli. Disponibilità di energia, capacità della rete e tempi di costruzione stanno diventando fattori decisivi per stabilire quali aziende potranno sostenere la prossima fase dell’IA.
Perché OpenAI vuole spendere 750 miliardi nelle infrastrutture IA

OpenAI ha bisogno di una capacità di calcolo molto maggiore per sviluppare nuovi modelli, servire gli utenti di ChatGPT e offrire strumenti alle aziende. I 750 miliardi non rappresenterebbero quindi il costo di un singolo centro dati, ma un impegno pluriennale distribuito tra costruzioni, hardware specializzato, elettricità e accordi con diversi partner.
I modelli più avanzati richiedono migliaia di acceleratori collegati tra loro. A questi si aggiungono apparati di rete, sistemi di archiviazione, impianti di raffreddamento e collegamenti elettrici dedicati. La crescita dell’infrastruttura è necessaria anche dopo l’addestramento, perché ogni richiesta inviata dagli utenti deve essere elaborata da server attivi.
L’espansione accompagna quella dei prodotti dell’azienda. OpenAI sta infatti distribuendo gradualmente nuove generazioni di modelli, come spiegato nell’approfondimento dedicato alla disponibilità di GPT-5.6. Più aumentano capacità e utilizzi, più crescono le risorse necessarie per garantire prestazioni e continuità.
Il piano arriva mentre il progetto Stargate, presentato come una grande iniziativa statunitense per le infrastrutture IA, procede con tempi meno chiari del previsto. Project Camellia potrebbe quindi diventare uno dei primi test concreti della capacità di OpenAI di trasformare gli annunci in potenza di calcolo realmente disponibile.
Project Camellia richiederà energia quanto una grande città

Una domanda di 3,2 gigawatt è enorme per un singolo cliente industriale. Non significa che il campus consumerà sempre tutta quella potenza, ma indica la capacità che Georgia Power dovrà poter garantire quando i sistemi funzioneranno a pieno regime.
L’azienda elettrica prevede di rendere disponibile la nuova capacità tra il 2028 e il 2032. OpenAI avrebbe dichiarato che sosterrà l’intero costo delle infrastrutture e del servizio elettrico, evitando che gli investimenti dedicati al campus vengano trasferiti direttamente sulle bollette degli altri clienti.
La Georgia Public Service Commission ha già adottato regole rivolte ai grandi consumatori con richieste superiori a 100 megawatt. L’obiettivo è impedire che l’espansione dei data center scarichi sulle famiglie il costo di centrali, linee e sottostazioni costruite per servire un numero limitato di aziende.
Durante i periodi di maggiore richiesta sulla rete, OpenAI dovrebbe inoltre poter ridurre il proprio assorbimento fino a un gigawatt. Questo accordo offrirebbe a Georgia Power un margine aggiuntivo nelle giornate più critiche, ma richiederà sistemi capaci di sospendere o spostare parte dei carichi di calcolo senza interrompere i servizi.
Il progetto riceverà anche un abbattimento del 50% delle imposte sulla proprietà per 15 anni, con aliquote collegate ai livelli del 2026. Le condizioni economiche concesse dal territorio dovranno essere confrontate con occupazione, investimenti locali e costi pubblici prodotti dalla nuova infrastruttura.
Il consumo energetico dell’IA riapre il confronto sul gas
Non è ancora stato precisato come verrà alimentato Project Camellia. I documenti regolatori di Georgia Power indicano però un forte ampliamento della capacità di generazione, con 9.885 megawatt aggiuntivi approvati nel dicembre 2025. La richiesta di OpenAI ne rappresenterebbe circa un terzo.
Gran parte della nuova produzione prevista dovrebbe arrivare dal gas naturale. Georgia Power intende costruire o acquistare circa 5,8 gigawatt di capacità a gas, mentre il resto dovrebbe essere coperto da impianti solari e batterie di accumulo.
Una quota delle nuove installazioni potrebbe utilizzare turbine a ciclo semplice, più veloci da attivare ma generalmente meno efficienti e più inquinanti rispetto agli impianti a ciclo combinato. La crescita dell’IA rischia quindi di accelerare anche nuovi investimenti nelle fonti fossili, almeno dove le rinnovabili e l’accumulo non riescono ancora a garantire potenza continua.
OpenAI ha assunto Brett Mayo per guidare la costruzione dei data center. Il dirigente aveva lavorato in xAI seguendo lo sviluppo di Colossus a Memphis, realizzato rapidamente ma finito al centro di contestazioni per l’impiego di turbine a gas e per le possibili conseguenze sulla qualità dell’aria.
L’espansione infrastrutturale si aggiunge alle questioni legali e regolatorie che accompagnano OpenAI. Negli Stati Uniti l’azienda è già osservata su più fronti, come mostra l’analisi sull’indagine che coinvolge OpenAI e ChatGPT. Energia, ambiente e incentivi pubblici aggiungono ora un ulteriore livello di controllo.
La vera misura del piano non sarà soltanto la cifra annunciata. Sarà necessario capire quanta capacità verrà costruita davvero, quali fonti la alimenteranno e quanto del costo ricadrà sui territori. Se l’IA continuerà a richiedere data center di queste dimensioni, la disponibilità elettrica potrebbe diventare il limite più concreto alla crescita del settore.