Verapamil, Mounjaro, invecchiamento cerebrale, empagliflozin

Mounjaro approvato per il controllo della glicemia nel DT2

La Food and Drug Administration statunitense, dopo avere analizzato attentamente diversi studi, ha affermato  di avere approvato l'introduzione del  Mounjaro (tirzepatide) in combinazione alla dieta e all'esercizio fisico per migliorare il controllo della glicemia negli adulti con diagnosi di diabete di tipo 2

La Food and Drug Administration statunitense ha annunciato di avere approvato la somministrazione attraverso iniezione del di Mounjaro (tirzepatide) in combinazione alla dieta e all’esercizio fisico per migliorare il controllo della glicemia negli adulti con diagnosi di diabete di tipo 2.

Verapamil, Mounjaro

Mounjaro: ecco come funziona

Si tratta di un farmaco di prima classe che  agisce attivando il peptide-1 simile al glucagone e i recettori polipeptidici insulinotropici glucosio-dipendenti e viene somministrato per iniezione sottocutanea una volta alla settimana. La dose viene modulata in base alla tolleranza del paziente per raggiungere gli obiettivi glicemici.

Remissione dal diabete T2, Mounjaro

L’approvazione si è basata sui dati di cinque studi clinici in cui tre diverse dosi di Mounjaro (5 mg, 10 mg e 15 mg) sono state valutate come terapia autonoma o in aggiunta ad altri medicinali per il diabete.

Gli esperti hanno rivelato che i livelli di emoglobina A1c (HbA1c) dei pazienti assegnati in modo casuale a ricevere 15 mg di Mounjaro come terapia autonoma erano ridotti dell’1,6% in più rispetto ai livelli dei pazienti assegnati in modo casuale al placebo e, quando combinati con l’insulina ad azione prolungata, i livelli sono stati ridotti dell’1,5% in più rispetto al placebo. Rispetto a semaglutide, insulina degludec e insulina glargine, i livelli di HbA1c con 15 mg di Mounjaro sono stati ridotti rispettivamente dello 0,5, 0,9 e 1,0% in più con 15 mg di Mounjaro.

La perdita di peso media con 15 mg di Mounjaro è stata di circa 7 kg in più rispetto al placebo e di circa 10 kg in più quando entrambi sono stati usati con insulina. Rispetto a semaglutide, insulina degludec e insulina glargine, la perdita di peso media con 15 mg di Mounjaro è stata rispettivamente di 12, 29 e 27 libbre in più.

Gli effetti collaterali comunemente riportati di Mounjaro hanno comportato: nausea, vomito, diarrea, diminuzione dell’appetito, costipazione, disagio addominale superiore e dolore addominale. La FDA ha dichiarato che Mounjaro ha causato tumori delle cellule C della tiroide nei ratti, ma non è noto se causi tali tumori negli esseri umani. Mounjaro è controindicato nei soggetti con una storia personale o familiare di cancro midollare della tiroide e in quelli con sindrome da neoplasie endocrine multiple di tipo 2.

In Italia, secondo il Ministero Della Salute: ”
Il diabete di tipo 2 rappresenta circa il 90% di tutti i casi di diabete; si presenta in genere in età adulta (circa i 2/3 dei casi di diabete interessano persone di oltre 64 anni), anche se negli ultimi anni, un numero crescente di casi viene diagnosticato in età adolescenziale, fatto questo correlabile all’aumento dei casi di obesità infantile. Gli italiani affetti da diabete tipo 2 sono circa il 5% della popolazione, cioè oltre 3 milioni di persone. Si stima, tuttavia, che a questo numero possa aggiungersi circa 1 milione di persone che hanno la malattia ma ancora non lo sanno”.

Diabete di tipo 1, Mounjaro

Luigi Uccioli, diabetologo, responsabile dell’Unità piede diabetico del Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma, ha dichiarato rispetto alla differenza tra diabete, diabete mellito, diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2: “Diabete e diabete mellito sono in realtà sinonimi. Bisogna piuttosto distinguere tra il diabete di tipo 1, detto anche insulino-dipendente, perché deve essere necessariamente trattato con l’insulina. Colpisce in genere soggetti giovani. Rappresenta circa il 5-10 percento di tutte le forme di diabete. Il tipo di diabete molto più comune (circa il 90 per cento) è il diabete di tipo 2, detto anche diabete non insulino dipendente, definito anche in maniera erronea come “diabete alimentare”. Colpisce in genere adulti intorno ai 50 anni in genere in sovrappeso con uno stile di vita sedentario”.

Questo tipo di diabete viene considerato frequentemente dai pazienti come un “po’ di diabete”’ o “diabete leggero”, a connotare falsamente un diabete non particolarmente grave. Questo tipo di valutazione conduce spesso a una gestione della malattia spesso superficiale, che purtroppo lascia invece spazio allo sviluppo delle complicanze croniche del diabete“.

Tra queste la retinopatia, che colpisce gli occhi, la nefropatia che colpisce i reni, la neuropatia che colpisce i piedi e la vasculopatia che colpisce le arterie del cuore, le arterie che portano sangue alla testa e agli arti inferiori. La neuropatia e la arteriopatia periferica sono a loro volta responsabili del “piede diabetico”, una grave complicanza che porta ad ulcere croniche ed amputazioni” .

In caso di familiarità per il diabete di tipo 2 il rischio di sviluppare la malattia diabetica è direttamente proporzionale al peso. Quindi una dieta che permette di perdere peso permette anche di allontanare il rischio di sviluppare diabete” ha specificato l’esperto.

app mobile "t:connect", microgel, Mounjaro

Va da sé che un’alimentazione sana ed equilibrata unita ad attività fisica sia una strategia vincente nel trattamento del diabete di tipo due e con l’accesso alla somministrazione del Mounjaro, il calo ponderale e la normalizzazione della glicemia saranno obiettivi più facili da raggiungere.

Avevi già sentito parlare del Mounjaro? Se fosse già fruibile in Italia, saresti disposto a provarlo? Parlacene nei commenti.

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